Messico: l’arte del “vivere bene” passa dalle donne

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Alla vigilia della COP28 siamo andati in Messico per conoscere un’impresa di donne indigene che fonde la cura della Terra, l’emancipazione femminile e il rispetto delle tradizioni aborigene

Sebastián Sansón Ferrari – Città del Vaticano

Nella foresta settentrionale del Chiapas, in Messico, un gruppo di imprese di economia solidale, composto da donne indigene seltales e dalle loro famiglie, da vent’anni lavora per la giustizia sociale e la difesa del proprio territorio. Si tratta di “Yomol A’Tel”, che in castigliano significa “Insieme lavoriamo, insieme camminiamo, insieme sogniamo”. La coordinatrice dell’innovazione sociale di questa azienda, Erika Lara, ha 32 anni ed è laureata in business. Il suo ruolo consiste nell’accompagnare e formare le socie produttrici nel processo tessile. L’obiettivo con cui è nata questa rete di cooperative, spiega Lara, era di creare una partecipazione democratica delle donne, dare loro voce e integrarle nei processi economici e produttivi, per garantire loro autonomia nelle proprie case. E così fanno, avendo come riferimento il lequil cuxlejalil (il vivere in modo buono), ottimizzando il beneficio sociale attraverso la sostenibilità e la redditività delle catene di valore.

"Yomol A’Tel” è un modo di concepire il lavoro partendo dalla cosmovisione comunitaria. Per loro è fondamentale mettere al centro la persona e camminare insieme per svolgere i propri compiti.

“Yomol A’Tel” è un modo di concepire il lavoro partendo dalla cosmovisione comunitaria. Per loro è fondamentale mettere al centro la persona e camminare insieme per svolgere i propri compiti.

Tra i molti membri di questa “grande famiglia produttiva” c’è il marchio Xapontic, letteralmente “il nostro sapone”, che dal 2007 fabbrica prodotti per l’igiene personale, come sciampo liquido e solido, saponette e crema per il corpo. La rete di cooperative è stata promossa dalla missione gesuita di Bachajón, che da oltre 60 anni accompagna comunità e famiglie seltales della zona. Inoltre, utilizzano la tecnica antica del punto lomillo (tessuto a quadretti con filati) per realizzare borse di pelle con motivi artigianali, beauty-case, borsellini, appendiabiti da parete e braccialetti. Essendo una regione dove tutte le donne ricamano, osserva Lara, hanno deciso di recuperare e preservare questo metodo affinché quelle più giovani non dimentichino la propria identità.

La terra è molto più di un mero oggetto economico

Nel mantenimento di queste pratiche tipiche risuonano le parole di Papa Francesco nella sueaenciclica Laudato si’,  quando invita a prestare particolare attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali. Al punto 146, chiarisce che “non sono una semplice minoranza tra le altre, ma piuttosto devono diventare i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si avviano grandi progetti che interessano i loro spazi, cioè i luoghi in cui vivono, risiedono, lavorano, secondo i propri usi e tradizioni”. Per loro, spiega il Santo Padre, “la terra non è un bene economico, qualcosa da sfruttare, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori”.  Le dipendenti di queste aziende lavorano sodo e con passione per produrre piante aromatiche e prodotti organici, senza usare pesticidi o fertilizzanti, ma facendo in modo di rispettare e preservare la biodiversità dell’ecosistema locale e senza sfruttare in modo eccessivo le risorse naturali. Lara spiega che questa produzione è fondamentale per i cosmetici artigianali che le donne seltales realizzano nei laboratori all’interno delle comunità. Le piante aromatiche vengono disidratate e distillate e diventano parte dei prodotti cosmetici. Così facendo, si ottiene un prodotto finito a base completamente naturale e sul fronte dei profitti il guadagno va direttamente alle socie e non a fornitori esterni.

Nelle creazioni di Xapontic si rappresentano la terra, le montagne e i fiori mediante l’uso dei loro colori tradizionali, come il nero, il verde, il rosso e il rosa. “La natura è il vero e unico motivo ispiratore del nostro marchio”, precisa la coordinatrice. Pur preoccupandosi di conservare la loro cultura, queste donne, che attraverso il lavoro guadagnano anche autonomia e indipendenza, si sono aperte all’applicazione di tecniche contemporanee e hanno imparato a conoscere le esigenze del cliente, realizzando pure tessuti con schemi cromatici più neutri. In tal modo, come sottolinea Lara, si stanno pian piano inserendo in mercati in cui prima risultava loro troppo difficile entrare forse perché il target era ristretto a persone che condividevano le loro tradizioni.

Xapontic non è una realtà isolata, ma lavora in rete con altre istituzioni, come la Compagnia di Gesù, università, finanziatori e investitori sociali.

Xapontic non è una realtà isolata, ma lavora in rete con altre istituzioni, come la Compagnia di Gesù, università, finanziatori e investitori sociali.

Altri modi di generare valore aggiunto

In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’impresa cerca di stabilire un prezzo giusto affinché le produttrici e le loro famiglie possano condurre una vita dignitosa ed avere entrate sufficienti a soddisfare tutti i bisogni fondamentali. Lara inoltre  evidenzia l’ostinata lotta per ridurre il divario salariale e ottenere l’uguaglianza di genere. Ma l’impegno di questa istituzione non si ferma qui. Un’altra delle sue iniziative è la creazione di opportunità lavorative per le donne indigene attraverso un proprio sistema educativo (non necessariamente scolarizzato). Questo permette loro di stabilirsi sul territorio e di preservare la vita delle future generazioni, tenendo conto dei loro valori, culture e pratiche, in base al loro modo di essere e di agire. Affermare che le lavoratrici sono al centro dell’attività non è uno slogan, ma la realtà: in Xapontic e in questo tipo di imprese vigono i principi dell’inclusione, della giustizia dell’equità, poiché possono contare su schemi organizzativi e decisionali orizzontali che coinvolgono tutte le partecipanti.  Ognuna di loro ha diritto di parola nelle assemblee che, in generale, si tengono ogni sei mesi.

A Xapontic s’ispirano ai principi e ai valori indigeni e contadini, come pure alla spiritualità maya e ignaziana

A Xapontic s’ispirano ai principi e ai valori indigeni e contadini, come pure alla spiritualità maya e ignaziana

La difesa della dignità della donna

Come sostiene Lara, in Messico, la povertà è di un 20% maggiore nelle zone rurali rispetto a quelle urbane e un 30% maggiore tra la popolazione indigena rispetto a quella non indigena. Dietro il movimento migratorio dalle campagne alle città ci sono almeno quattro motivi: ragioni economiche, scolarizzazione, deterioramento ambientale e violenza organizzata. Nella cooperativa lavorano donne dai 16 agli 80 anni. Nella maggior parte dei casi, quelle che hanno meno di 30 anni hanno un livello d’istruzione nulla o primaria e quelle che hanno più di 30 anni hanno un livello d’istruzione secondaria ma non si spingono oltre. “Queste differenze hanno relegato la donna alle attività domestiche, alla coltivazione degli ortaggi”, dice Lara. Invece gli uomini hanno assunto il ruolo di ottenere guadagni attraverso le vendite dei loro prodotti o lavori a giornata. Una situazione che presuppone un maggior potere per loro, essendo la principale fonte di sostentamento economico della famiglia, ma che al tempo stesso inibisce la partecipazione delle donne alle attività produttive. Per questo motivo, da Xapontic lottano per l’uguaglianza in un sistema patriarcale. “Le donne sono proprietarie e responsabili della casa e di quanto la circonda”, sostiene Lara. Gli uomini invece si occupano dei terreni e del lavoro agricolo. Ciononostante, alcune donne si distinguono per il loro alto livello di leadership. Per questo Lara rivendica il ruolo chiave che esse svolgono nell’organizzazione della famiglia e dell’intera società. Per Lara, che è la colonna vertebrale di questo progetto, l’essenza del conglomerato femminile consiste nel lavorare in processi di economia solidale e nel favorire il “vivere bene”. Un concetto che non è il dolce far niente o la dolce vita della borghesia distillata, come ha ammonito Papa Francesco in varie occasioni, bensì il vivere in armonia con la natura, il saper ricercare l’armonia, che è superiore all’equilibrio.

Sapersi muovere nell’armonia: è questo che dà la saggezza che noi chiamiamo il buon vivere. L’armonia tra una persona e la sua comunità, l’armonia tra una persona e l’ambiente, l’armonia tra una persona e tutto il Creato”.



Da vaticannews.va

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