IYAB, una giovane indonesiana racconta la sua esperienza a servizio della Santa Sede

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I primi venti membri dell’organo consultivo che fa capo al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e offre pareri e idee sul mondo giovanile ai diversi dicasteri e organismi della Curia Romana hanno terminato il loro mandato. Agatha Natania a Vatican News: in questi anni abbiamo portato la voce dei nostri coetanei in Vaticano, è importante lavorare insieme nella Chiesa per le nuove generazioni. Ai giovani vorrei dire di non avere paura di sognare

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Hanno concluso il loro mandato i venti giovani dell’International Youth Advisory Body (IYAB), l’organismo consultivo nato dopo il Sinodo sui giovani del 2018, in risposta a una specifica richiesta contenuta nel Documento finale, allo scopo rafforzare il lavoro svolto dal Settore Giovani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e di offrire pareri, indicazioni e idee su tutto ciò che riguarda l’universo giovanile ai diversi dicasteri e organismi della Curia Romana. Riunitisi a Roma dal 24 al 27 novembre per il loro ultimo incontro, lasceranno adesso il posto ad altrettanti coetanei che continueranno a collaborare con la Santa Sede.

Fra questi giovani anche Agatha Natania, 28 anni, indonesiana di Bogor, che studia Scienze Politiche a Londra. Impegnata nella sua diocesi e nella Commissione Giovani della Conferenza Episcopale dell’Indonesia, ha collaborato alla traduzione nella sua lingua dell’Esortazione apostolica post-sinodale Christus Vivit e attualmente fa parte della Gioventù Cattolica Indonesiana nel Regno Unito. Ai microfoni di Vatican News-Radio Vaticana racconta di questi anni a servizio dello IYAB.

Ascolta l’intervista ad Agatha Natania

Qual è la tua esperienza nello IYAB, l’International Youth Advisory Body?

Abbiamo fatto tantissime cose in questi anni. La parte più importante del nostro servizio è offrire consulenze in Vaticano, non solo per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ma anche per altri dicasteri che hanno bisogno di conoscere le realtà dei giovani di tutto il mondo. Abbiamo fatto riunioni in presenza e on-line, abbiamo parlato del mondo giovanile, di iniziative che il Vaticano o il Papa vogliono organizzare per i giovani, abbiamo anche preso parte alle riunioni del gruppo di preparazione della Gmg. Siamo stati anche a Lisbona, e per la Via Crucis dedicata alle problematiche dei giovani, abbiamo offerto la nostra consulenza descrivendo cosa vivono oggi ragazzi e adolescenti nei nostri Paesi. Nello IYAB abbiamo anche avuto modo di sperimentare la fraternità, di vivere la sinodalità e l’unità come giovani.

Alcuni giovani dello IYAB negli studi della Radio Vaticana

Alcuni giovani dello IYAB negli studi della Radio Vaticana

Questo organo consultivo è nato nel 2018, dopo il Sinodo sui giovani, e tu ne sei entrata a far parte dopo diverse esperienze e dopo aver partecipato a diverse Giornate mondiali della gioventù. Come è cominciata questa tua avventura?

Nel 2014 ho partecipato per la prima volta alla Gmg asiatica che si è svolta nella Corea del Sud. Ho vissuto questo evento insieme a tantissimi ragazzi da tutta l’Asia e per me è stato bellissimo. Io studio relazioni internazionali, quindi per me è una cosa meravigliosa cercare di essere un ponte di unità o creare ponti, non solo nel mio lavoro, ma anche nella Chiesa. Dopo questa prima esperienza ho cominciato a collaborare con la mia diocesi, poi sono stata inserita nella Commissione giovanile nazionale. Nel 2019 ho preso parte a Roma allo Youth forum come rappresentante dell’Indonesia e poi sono stata invitata a fare parte dello IYAB e ne sono stata contentissima. Sono indonesiana e conosco bene la realtà giovanile del mio Paese, ma avendo vissuto anche in altre Nazioni ho potuto conoscere altre realtà e quindi nel gruppo dello IYAB ho potuto condividere queste mie esperienze, offrire diverse idee riguardo ad iniziative del Vaticano per i giovani.

Come puoi descrivere la realtà giovanile del mondo odierno?

Mi rattrista molto, perché ho visto tantissimi giovani allontanarsi dalla Chiesa, non credono. Molti non vanno in Chiesa perché non hanno avuto belle esperienze nella Chiesa e non è facile coinvolgerli. Personalmente mi piacerebbe accogliere questi giovani e dire loro che, nonostante i loro problemi, come dice Papa Francesco, la Chiesa è per tutti, per tutti. I giovani vivono tantissimi problemi oggi: come me, tanti lasciano il loro Paese alla ricerca di un futuro migliore altrove o per studiare, o ancora perché nelle loro nazioni ci sono dei conflitti. Alcune esperienze, a volte, portano ad allontanarsi da Dio, inoltre siamo presi dalla tv, dai social media e non troviamo il tempo per andare in Chiesa. Per me, questo è triste. Però il messaggio della Gmg di quest’anno ci invita alla speranza. Fare parte dello IYAB insieme ad altri giovani mi ha consentito di fare conoscere di più i messaggi del Papa, i documenti sui giovani, e di dire agli altri che nonostante ciò che di brutto c’è nel mondo occorre coltivare la speranza. Noi come giovani possiamo aiutare gli altri e possiamo camminare insieme, anche insieme alla Chiesa.

Dal tuo punto di vista, in che modo la Chiesa dovrebbe raggiungere i giovani?

Prima di tutto, secondo me, senza pregiudizi. Ognuno è diverso, ha la propria storia, vive in una determinata realtà, e quindi, a mio parere, la Chiesa deve ascoltare i giovani. E poi parlare, camminare insieme. È una cosa semplice. In questo modo è possibile collaborare, vivere meglio. I giovani vogliono fare cose belle, per il mondo, per la Chiesa, ma vorrebbero realizzare tutto velocemente. Invece c’è bisogno di camminare pian piano, di fare le cose insieme, pregare insieme, trovare soluzioni insieme.

L'intervista realizzata dalla redazione francese

L’intervista realizzata dalla redazione francese

Facendo parte dello IYAB, hai avuto modo di relazionarti con diversi organismi della Santa Sede, quindi, hai avuto l’opportunità di accostarti ai vertici della Chiesa. Forse alcuni giovani hanno dei pregiudizi nei confronti della Chiesa. Tu, dopo questa esperienza, cosa puoi dire e cosa diresti ai tuoi coetanei?

Anche noi giovani dello IYAB inizialmente pensavamo di relazionarci con persone molto formali, alle quali non avremmo potuto descrivere totalmente le nostre realtà. Invece ci siamo potuti esprimere liberamente come giovani, abbiamo raccontato le nostre realtà, la verità. Perché è giusto far conoscere i giovani così come sono. Magari alcuni esponenti della Chiesa non frequentano il mondo giovanile, non lo conoscono del tutto e non è facile capirlo. Occorre trovare il modo giusto, nelle diverse sedi, per descriverlo. In ogni Paese, poi, ci si trova dinanzi a situazioni differenti, allora è importante lavorare insieme, con la Chiesa. Papa Francesco dice sempre di ascoltare i giovani, ma noi dobbiamo avere pazienza e cercare di fare il possibile per lavorare insieme.

Attraverso questo microfono, quale messaggio vorresti dare ai giovani?

Non abbiate avete paura di sognare. Secondo me, i desideri che giovani nutrono si possono realizzare. Quindi, non abbiate paura e abbiate speranza, perché Dio ci aiuterà.



Da vaticannews.va

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