Zuppi: “Non si può morire di speranza”, protezione e accoglienza per chi emigra

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Il cardinale presidente della Cei, nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, ha presieduto la veglia ecumenica di preghiera, promossa dalla Comunità di sant’Egidio e altre associazioni, nel corso della quale sono stati ricordati i 3170 profughi morti dal giugno 2022 cercando di raggiungere l’Europa. Serve un sistema legale, ha ribadito, fatto di “corridoi umanitari e corridoi di lavoro, corridoi universitari, ricongiungimenti familiari che garantiscono futuro e stabilità”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La memoria di Osama, profugo siriano di 25 anni tra i 600 annegati nove giorni fa nel naufragio di Pylos, davanti alle coste greche, del peschereccio dove erano stipati più di 700 siriani, pakistani ed egiziani, fra i quali donne e bambini, ricordato con il cugino Ahmed, presente nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, è accompagnata da una candela accesa. Così quella della piccola Sariette, camerunense, annegata il 18 aprile con altri 73 appena partiti dalla Libia, il 18 aprile, e di Fereshte, donna afghana di 30 anni, con i suoi bambini Yasna, di 9, Sana, di 5 e Mohammad di 3 anni, morti sulla costa di Steccato di Cutro, in Calabria, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio di quest’anno. Sono tra i 3170 profughi che l’ultimo anno hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra, cercando di raggiungere l’Europa, alla ricerca di un futuro migliore, ricordati nella veglia ecumenica di preghiera celebrata questa sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, con partecipanti anche nella piazza di fronte al tempio, e promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, insieme con Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Simn–Scalabrini Migration International Network, Acli, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Acse.

Servono risposte degne della storia dell’Europa e dell’Italia

A presiedere la preghiera, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e arcivescovo di Bologna, che ricordando il tema scelto per il rito, ribadisce nella sua meditazione: “Non si può morire di speranza! Chi muore di speranza ci chiede di cercare in fretta perché non accada lo stesso ad altri, per trovare risposte possibili”, degne della storia e della grandezza dell’Europa e dell’Italia. La nostra è una celebrazione di salvati, spiega, “che non possono dimenticare i sommersi”. E’ urgente, prosegue il cardinale Zuppi, “scegliere un sistema di protezione e di accoglienza sicuro per tutti, un sistema legale perché solo con la legalità si combatte l’illegalità, cioè il criminale lucro di persone”. E l’Europa, figlia di chi è sopravvissuto alla guerra e che non smette di sentire le voci di umili nomi che “ci hanno consegnato questa libertà e questa giustizia”, deve garantire “i diritti che detiene, garantendo flussi che siano corridoi umanitari e corridoi di lavoro, corridoi universitari, ricongiungimenti familiari che garantiscono futuro e stabilità, l’adozione di persone che cercano solo qualcuno che dia fiducia e opportunità. E darla ce le fa trovare!”.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi all'inizio della veglia ecumenica di preghiera

Il cardinale Matteo Maria Zuppi all’inizio della veglia ecumenica di preghiera

Il ricordo della Pacem In Terris e dell’ultimo messaggio del Papa

Salvati vogliamo salvare, sottolinea ancora il presidente della Cei, “perché nessuno sia sommerso, per restituire la grazia e perché capiamo come la sicurezza, la pace, il benessere non è perduto se accogliamo, ma si perde quando lo teniamo per noi, non facciamo agli altri quello che altri hanno fatto a noi”. E ricorda che sessanta anni fa, nell’enciclica Pacem in Terris, san Giovanni XXIII, scriveva che “Ogni essere umano ha il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse” . Appartenendo come cittadino, “alla comunità mondiale”. E che nel 109° Messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato Papa Francesco “ci affida la preoccupazione di garantire la libertà di scegliere se migrare o restare”. “È necessario – scrive il Papa – uno sforzo congiunto dei singoli Paesi e della Comunità internazionale per assicurare a tutti il diritto a non dover emigrare, ossia la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra”. Ecco, commenta Zuppi, “una visione per cui vale la pena vivere, investire energie, risorse, che ci aiutano a cercare il futuro, che è come la casa del mondo, uno solo”.

Memoria per tutte le vittime del “sogno” di arrivare in Europa

Nella memoria di chi ha perso la vita cercando di raggiungere l’Europa, dopo la meditazione del cardinale, sono ricordati anche I 18 ragazzi afghani, ritrovati in un camion abbandonato su un’autostrada in Bulgaria, il 17 febbraio 2023, e i 126 migranti afgani, siriani, pakistani e di altre nazionalità che nello scorso anno hanno perso la vita lungo la rotta balcanica. Poi i 210 profughi annegati fra il 18 e il 27 aprile, sulla costa tra Sfax e Mahdia, in Tunisia, soprattutto eritrei e somali, e gli oltre 870 profughi dell’Africa subahariana morti nel tratto di mare tra le coste della Tunisia e dell’Algeria nell’ultimo anno. Ricordati con gli oltre 65 mila morti e dispersi dal 1990 ad oggi nel tentativo di raggiungere l’Europa, e ben 24 mila solo dal 2015 ad oggi. Insieme a quanti sono morti nel tratto tra Messico e Stati Uniti, e in altri continenti, si fa memoria di “tutti coloro i cui nomi e le cui storie sono nel cuore di Dio, anche quando sono ignoti agli uomini”.

La navata centrale della Basilica di Santa Maria in Trastevere durante la processione d'ingresso

La navata centrale della Basilica di Santa Maria in Trastevere durante la processione d’ingresso

Preghiere anche per la pace in Ucraina e per i fedeli perseguitati

Infine, i partecipanti alla veglia, “memori del dolore e dello strazio scritti nella carne dei profughi fuggiti dalle guerre”, si uniscono “alla voce e alla preghiera del Papa perché nulla resti intentato nella ricerca di spiragli di speranza per l’Ucraina, straziata da conflitto e distruzione, mentre le vittime innocenti chiedono salvezza e speranza”. Quella per la pace in Ucraina è anche la prima delle 13 preghiere, letta da una donna della comunità ucraina in Italia, perché “si ricostruiscano le ragioni di un domani libero dal conflitto”. Dopo di lei, padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli del Jesuit Refugee Service, prega “perché i nomi e i volti appena ricordati, scuotano le coscienze e aprano gli occhi all’Europa; perché il nostro continente riscatti sé stesso e ritrovi le ragioni ineludibili e profonde di umanità e solidarietà”. E si invoca il Signore anche “per i cristiani che in Africa e in Asia sono esposti alla persecuzione; per i musulmani vittime dell’aggressione blasfema e fratricida; perché siano disarmate le ragioni dell’odio e si ritrovino le ragioni della pace”.

Appuntamenti di preghiera in altre città italiane ed europee

Partecipano, nella basilica e all’esterno, rifugiati e profughi, parenti delle vittime, insieme a rappresentanti delle diverse comunità religiose presenti a Roma, con i loro fedeli. Sono previsti appuntamenti anche in altre città. Ieri, momenti di preghiera per fare memoria dei migranti morti nei viaggi verso l’Europa si sono tenuti a Catania, Pavia e Barcellona, oggi, oltre a Roma Trastevere, a Napoli e Innsbruck, domani a Bologna, sabato ad Aversa e domenica 25 a Milano e a Roma, nel quartiere Laurentino.



Da vaticannews.va

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