Zuppi: nessuno ha la bacchetta magica, occorre capire qual è la pace giusta

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Nell’incontro a chiusura della festa di Avvenire, ieri sera a Potenza, il cardinale, rientrato dal viaggio in Russia come inviato del Papa, ha auspicato una grande iniziativa europea per ritessere la trama della pace. Confidando sulla credibilità del patriarca Kirill, ha sottolineato l’impegno continuo e sofferto di Francesco nell’agire, come un ‘operaio’, per trovare opportunità e vie di soluzione al conflitto

Antonella Palermo – Città del Vaticano

“Mi auguro che prove di dialogo ci siano, anche in maniera riservata, e mi auguro ci sia anche una grande iniziativa europea”. È quanto ha dichiarato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ieri sera a Potenza, a chiusura della Festa del quotidiano Avvenire. L’incontro “La guerra in Europa e il commino verso una pace giusta”, nell’Auditorium del Pontificio Seminario Minore, è stato l’occasione per parlare diffusamente – per la prima volta dopo il rientro da Mosca come inviato del Papa – degli esiti della sua missione e degli auspici per il futuro.

Favorire iniziative per tessere la trama della pace

“Il dialogo è una tela che si può tessere in tanti modi. Bisogna favorire tante iniziative per ritessere la delicatissima trama della pace”: così il porporato nell’incontro del capoluogo lucano. Sulla guerra in Ucraina, Zuppi ha precisato nettamente: “Lì c’è un aggressore e un aggredito, non bisogna confondere le responsabilità. La pace deve essere sicura e deve essere una pace vera. E che possa portare alla ricostruzione non solo delle cose che sono state distrutte ma soprattutto della convivenza”. E poi ancora: “Pace e giustizia vanno insieme. Si tratta di capire quale può essere una pace giusta che risolva il conflitto, chiaramente per gli ucraini pace giusta significa ristabilire la realtà precedente la guerra, per i russi significherà annettere le zone che a loro parere hanno votato a favore della Russia”. “Si tratterà – ha proseguito Zuppi – di trovare la soluzione per tutti questi problemi”. 

Papa Francesco agisce da operaio 

Il cardinale ha inoltre ribadito che “non esiste un piano o una mediazione” e, sulla scia di quanto già è stato espresso dal cardinale segretario di Stato Parolin, ha scandito che c’è la preoccupazione di Papa Francesco “per creare tutte le opportunità, vedere, ascoltare e favorire tutto ciò che può portare verso la soluzione del conflitto”. “È proprio nel buio che va cercata la luce della pace, ha aggiunto, sapendo che nessuno ha la bacchetta magica e che tutto ciò che può favorirla è importante”. Papa Francesco, ha ancora dichiarato il presidente dei vescovi italiani, è un esempio di partecipazione, sofferenze e attesa, il dolore di chi soffre è il suo dolore e deve essere anche il nostro. Con una immagine emblematica che esprime l’alacrità e la costanza che caratterizzano l’agire di Francesco, Zuppi ha sottolineato che il Pontefice “ha voglia di fare l’operaio”, intendendo che cerca di fare tutto ciò che è possibile per trovare una strada di pace.

Lo spazio umanitario si può e si deve mettere in campo

Zuppi è tornato sull’aspetto umanitario, su cui soprattutto si muove la missione voluta dal Papa, a cominciare da quello riguardante i bambini. La questione, precisa il porporato, è stata una delle richieste più appassionate che le autorità di Kyiv hanno rivolto alla Chiesa. “Questo spazio umanitario si può e si deve mettere in campo; le migliaia di ragazzi che non tornano a casa devono farci interrogare”, ha detto. A margine dell’incontro a Potenza ha poi fatto riferimento al patriarca di Mosca sottolineando che se Kirill fa una dichiarazione è per forza credibile e che se c’è l’impegno per cercare la pace, poi bisogna trovarla e uscire dalla logica di guerra. “Noi speriamo che si possa”.  “Abbiamo ereditato tanti sogni di pace – ha concluso con i giornalisti – ed anche tante realtà che cercavano di evitare i conflitti, dobbiamo chiederci che cosa ne abbiamo fatto e come fare per dotarci di tanti strumenti utili a ripudiare la guerra e risolvere i conflitti senza ricorrere alle armi”.



Da vaticannews.va

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