Vaccino, bene pubblico, lo chiedono le organizzazioni cristiane

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La dichiarazione evidenzia preoccupazioni per diseguaglianze nei servizi sanitari offerti e esorta le istituzioni e le società farmaceutiche ad affrontare il problema: una risposta globale basata sulla solidarietà e l’equità deve essere interesse di tutti

Tiziana Campisi – Città del Vaticano 

Le reti sanitarie cristiane chiedono equità e solidarietà in tutto il mondo per l’accesso al vaccino anti Covid-19. Oltre 30 organizzazioni, fra le quali il Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe), hanno sottoscritto una dichiarazione nella quale vengono espresse preoccupazioni circa l’ineguale servizio sanitario offerto alla popolazione mondiale e si esortano i governi, la comunità internazionale e le società farmaceutiche ad affrontare il problema.

Occorre fare di più

Ci sono comunità più vulnerabili e difficili da raggiungere per assicurare cure sanitarie essenziali, spiegano le reti sanitarie cristiane, specialmente nei paesi a basso reddito. E se il progetto COVAX si propone di diffondere la ricerca per un vaccino efficace, disponibile e a prezzi accessibili per tutti i paesi, con l’obiettivo di distribuire equamente 2 miliardi di dosi di vaccino entro la fine del 2021, occorre fare di più. “Fornire vaccini a tutti deve essere parte di un piano globale per porre fine alla pandemia – si legge nella dichiarazione -. Si stima che il costo per l’economia globale della mancata vaccinazione sarebbe di 9,2 trilioni di dollari, pari al 7% del Prodotto mondiale lordo. Queste conseguenze economiche della pandemia – prosegue il testo – sono e continueranno ad essere più devastanti nei paesi poveri che non hanno riserve economiche per attutire un’ulteriore deriva nella povertà e nell’insicurezza alimentare per anni”.

Mantenere costante il contributo di aiuto

Le reti sanitarie cristiane evidenziano poi che la pandemia “ha messo in luce le iniquità già esistenti nel mondo”, che “una risposta globale basata sulla solidarietà e l’equità deve essere interesse di tutti” e che “le decisioni guidate dal nazionalismo isolazionista non faranno che prolungare la pandemia, peggiorare la necessità di restrizioni e aumentare i già alti costi umani ed economici, invertendo anni se non decenni di sviluppo”. Sulla base di tutto ciò le reti sanitarie cristiane, che forniscono dal 15 al ​​60% dell’assistenza sanitaria in Africa e contribuiscono significativamente anche in altre parti del mondo, si impegnano a mantenere il loro contributo alla risposta globale al Covid-19, ispirandosi agli insegnamenti di Gesù nella promozione della salute, nel dare priorità ai malati e ai più deboli, nell’offrire una testimonianza evangelica. Esortano, poi, i leader dei governi a fare tutto ciò che è in loro potere per rendere i vaccini anti Covid un bene pubblico globale, accessibile, disponibile ed equamente distribuito, e per garantire che i lavoratori in prima linea, le persone più vulnerabili e gli anziani vengano vaccinati per primi, come proposto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Le reti sanitarie cristiane invitano infine i governi e la comunità internazionale a espandere le capacità di produzione globale dei vaccini, ad aumentare l’offerta e a ridurre i prezzi



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