Unhcr: i Paesi tornino ad accogliere rifugiati e a salvare vite

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L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati lancia un richiamo agli Stati, affinché il 2021 li veda di nuovo aprirsi al reinsediamento delle persone in fuga dalle loro terre

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Gli Stati offrano più posti per il reinsediamento dei rifugiati. L’Unhcr si appella al principio di solidarietà, chiedendo che, nel 2021, le cifre non rispecchino quelle del 2020, che ha visto toccare il punto più basso degli ultimi due decenni a questa parte, con 22.770 persone reinsediate, a fronte di una stima di 1,44 milioni con urgente bisogno a livello globale. Il calo, spiega l’agenzia dell’Onu, dipende dalla pandemia di Covid-19, ma a pesare sono anche “le scarse quote proposte dagli Stati”.

La drastica scelta degli Usa

“Sappiamo tutti – spiega a Vatican News Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino – gli Stati Uniti, che erano il primo Paese di reinsediamento, hanno dimezzato, se non ancora di più limitato, l’accesso al reinsediamento, e ci sono stati anche tanti altri Paesi che hanno abbassato le loro quote”. A tutto questo si aggiunge “l’impossibilità di portare avanti partenze e movimenti durante il periodo Covid, il che ha ulteriormente reso la situazione difficile e drammatica per quanto riguarda il reinsediamento di più di un milione di rifugiati che, attualmente, si trovano con urgente bisogno di essere reinsediati per ragioni di sicurezza, mediche, per ragioni talmente importanti da rendere il reinsediamento l’unica vera possibilità per queste persone di sopravvivere”.

Ascolta l’intervista a Chiara Cardoletti

Reinsediare è solidarietà verso i Pvs

Ad incoraggiare l’Unhcr c’è il fatto che circa una ventina di Paesi hanno ripreso i programmi, mettendo in atto modalità innovative e flessibili per gestire i casi durante la pandemia. L’auspicio, naturalmente, è che nel 2021 la situazione cambi e che ci siano più possibilità per i rifugiati. “Occorre considerare – continua la Cardoletti – che più del 85% degli oltre 20 milioni rifugiati al mondo (sotto il mandato Unchr ndr) oggi vivono in Paesi in via di sviluppo, quindi significa che il reinsediamento è un atto solidale anche verso i Paesi che da anni, decenni, ospitano così tanti rifugiati e quindi è importante anche che altri Paesi si facciano avanti per contribuire a questa situazione mondiale”. Papa Francesco, nel suo messaggio per la 106.ma  Giornata mondaile del Migranti e del Rifugiati, celebrata lo scorso 27 settembre, aveva chiesto che la pandemia non facesse dimenticare il dramma degli sfollati.

L’appello ai Paesi perché si aiutino i più vulnerabili

Il 2020 ha visto il reinsediamento soprattutto di persone provenienti da Siria, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar. Finché le guerre e i conflitti continueranno, naturalmente ci saranno sempre persone vulnerabili e bisognose di aiuto. “Gli esodi forzati – avvertono le Nazioni Unite – si protrarranno e i Paesi con meno risorse si troveranno con l’onere sproporzionato di ospitare la maggior parte dei rifugiati del mondo, avremo bisogno che altri Paesi si facciano avanti”. In Italia, dal 2015, anno di creazione del programma nazionale ad hoc, sono stati reinsediati 2.510 rifugiati, prevalentemente da Libano, Giordania e Turchia ma anche da Sudan e Libia. Nel 2020, solamente in 21 hanno raggiunto la penisola con questo programma, nel 2019 erano stati 471. A tutti i Paesi è stato quindi lanciato un appello, è la conclusione della Cardoletti, “con l’auspicio che, nel 2021, nonostante la pandemia, riprendano i loro programmi in gran numero e possano portare soluzioni effettive alle persone che, in questo momento, le stanno aspettando”.



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