Una vita sintonizzata sulle frequenze del Papa

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In occasione del 90.mo anniversario della Radio Vaticana, inaugurata il 12 febbraio del 1931, l’ingegner Pier Vincenzo Giudici, nato nel 1934, ricorda la storia dell’emittente del Papa “navigando” attraverso decenni di lavoro, passione e servizio tra onde corte, medie e modulazione di frequenza

Amedeo Lomonaco Città del Vaticano

L’inizio della storia della Radio Vaticana, arrivata a nove decenni di vita, coincide con una data. È il 12 febbraio del 1931. Nello Stato della Città del Vaticano, nato l’11 febbraio del 1929 con i Patti Lateranensi, viene inaugurata l’emittente pontificia con il radiomessaggio di Papa Pio XI a tutte le genti e ad ogni creatura. Il primo ad avvicinarsi al microfono è Guglielmo Marconi, l’inventore della radio. “Ho l’altissimo onore di annunciare che fra pochi istanti il Sommo Pontefice Pio XI inaugurerà la stazione Radio dello Stato della Città del Vaticano”. Poi prende la parola Papa Pio XI. “Essendo, per arcano disegno di Dio, Successori del Principe degli Apostoli, di coloro cioè la cui dottrina e predicazione per divino comando è destinata a tutte le genti e ad ogni creatura (Mt., 28, 19; Mc., 16, 15), e potendo pei primi valerci da questo luogo della mirabile invenzione marconiana – afferma Papa Ratti – Ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e a tutti gli uomini, loro dicendo, qui e in seguito, con le parole stesse della Sacra Scrittura: « Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca (Deut., 32, 1)”.

12 febbraio 1931: nasce la Radio Vaticana

La Radio dalle origini ad oggi nei ricordi dell’ingegner Giudici

La storia della Radio del Papa si intreccia, sin dai primi anni, con la vita degli ascoltatori e di chi ha fatto parte della famiglia di questa emittente. Nel 1943 Pier Vincenzo Giudici ha nove anni e, per la prima volta, può ascoltare la Radio Vaticana. È il periodo drammatico della Seconda Guerra Mondiale e la Radio del Papa trasmette, in più lingue, annunci per la ricerca dei dispersi. Terminati gli studi, Pier Vincenzo Giudici mette le proprie competenze come ingegnere a servizio della Radio Vaticana. Partecipa a conferenze internazionali e vive, nel corso degli anni, snodi cruciali della storia dell’emittente pontificia. A Vatican News sottolinea che le onde corte, anche oggi, non hanno un ruolo secondario: in Africa sono ancora decisive e proprio grazie a queste onde padre Pier Luigi Maccalli, sequestrato in Niger nel 2018, ha potuto ascoltare durante la prigionia la voce di Papa Francesco. Le onde corte, spiega inoltre l’ingegner Giudici, sono state il primo, importante passo nella storia dell’emittente del Papa. Poi si sono aggiunte le onde medie, successivamente eliminate. Secondo l’ingegner Giudici “si potrebbe rimettere in funzione un piccolo trasmettitore da 50 kw e assicurare un servizio in onda media”. Per quanto riguarda la storia della modulazione di frequenza, alcune pagine cruciali sono state quelle legate alle Conferenze di Ginevra nel 1984 e poi di San Pietroburgo nel 2010. L’ingegner Giudici ricorda queste pagine di storia, a cominciare proprio da quando era bambino.

Ascolta l’intervista all’ingegner Pier Vincenzo Giudici

R.- Era la fine del 1943. Per poter ricevere la radio, mio padre mi regala il diodo, un condensatore variabile, una bobina, un pezzo di filo d’antenna lungo qualche metro e una cuffia. Allora io ricevo il segnale di Radio Vaticana perché stavamo lì vicino, a qualche centinaia di metri dalla Radio. E quindi i segnali Radio Vaticana erano forti. Tra le prime cose che sento, degli annunci fatti in italiano e poi in inglese, francese e tedesco per ricercare persone. Sono stati complessivamente circa un milione e settecentomila gli annunci fatti attraverso la Radio. La cosa interessante è che per far sapere che erano le frequenze su cui la Radio Vaticana ricercava le persone, si sentivano anche frasi come “Christus vincit” etc. Una specie di nenia, un po’ come faceva Radio Londra. Questo mi ha colpito anche da ragazzino insieme naturalmente alle voci, nelle varie lingue, che chiedevano notizie di persone, di prigionieri o dispersi.

Pier Vincenzo Giudici nel 1939.

Pier Vincenzo Giudici nel 1939.

Un servizio preziosissimo durante la Seconda Guerra Mondiale con una precisa identità…

La precisa identità era che la Radio dello Stato della Città del Vaticano – non diciamo soltanto l’aggettivo vaticano – chiedeva informazioni per trovare delle persone. La radiofrequenza era distribuita in modo che potessero ascoltare la Radio in tutte le parti di quel mondo vicino perché all’epoca non c’erano trasmettitori di grande potenza. La Radio si sentiva tramite le onde corte in Nord Africa, in parte dell’Africa e in Europa. E questi servizi di ricerca dei prigionieri e dei dispersi erano fatti solo con le onde corte. In genere, questo servizio della Radio veniva ripreso anche dalla Croce Rossa che dava un supporto. C’erano delle persone della Croce Rossa che ricevevano i messaggi provenienti dal Vaticano e diffondevano le richieste di informazioni. Non  solo la Croce Rossa, anche le nunziature e le parrocchie svolgevano questo servizio. Poi abbiamo anche saputo che anche vari dispersi e prigionieri, rinchiusi nei campi di concentramento, avevano un ricevitore che consentiva loro di ricevere le onde corte. Queste onde sono le più semplici da ricevere e le più facili da trasmettere. Con una potenza di qualche migliaio di watt, si raggiungono anche posti abbastanza lontani.

Parliamo della Radio dello Stato Vaticano. Quali sono state le premesse storiche che hanno portato alla nascita di questa emittente?

R. – Il fatto che nel 1929 fosse nato lo Stato Città del Vaticano fu una cosa utilissima per arrivare all’inaugurazione della Radio. Nello Stato Città del Vaticano poteva esserci, innanzitutto, una radio trasmittente e ricevente. Allo Stato della Città del Vaticano l’ Unione internazionale radiocomunicazioni assegnava delle frequenze. Ma la cosa più importante era il supporto per lo Stato Città del Vaticano e per la Chiesa. Il Papa voleva avere il supporto anche per la Chiesa, oltre che per la Santa Sede. E questo è il motivo fondamentale per cui nacque la Radio Vaticana. E il Papa fu supportato soprattutto da una persona: padre Gianfranceschi, un gesuita e un fisico. Marconi parlò prima con lui e poi con il Papa. Padre Gianfranceschi vide subito le possibilità che erano insite in questo mezzo di comunicazione. La prima lingua utilizzata fu il latino. Papa Pio XI quando inaugurò la Radio il 12 febbraio del 1931 fece due cose: pronunciò un bellissimo discorso al microfono e con il tasto morse compose la frase “Laudetur Jesus Christus”. Questo mi ha colpito quando poi ho letto la nostra storia perché si dimostrava così che il Papa era un po’ tecnologico e soprattutto sapeva apprezzare la necessità di disporre di una tecnologia utilizzabile. In quell’epoca, le onde corte erano l’unico mezzo utilizzabile perché molto semplice da poter trasmettere.

L'ingegner Giudici nel giorno del matrimonio (1969). Accanto a lui il padre spirituale, padre Francesco Pellegrino.

L’ingegner Giudici nel giorno del matrimonio (1969). Accanto a lui il padre spirituale, padre Francesco Pellegrino.

Questi sono gli albori le prime pagine della storia della Radio Vaticana. Entriamo proprio in questa storia e parliamo delle riunioni che si sono svolte, anche a livello internazionale, per scegliere le onde medie.

R. – Per l’utilizzazione delle onde corte, quando si cominciò l’attività della Radio Vaticana, non era necessario essere autorizzati. L’Unione internazionale radiocomunicazioni aveva chiesto alla Città del Vaticano quali fossero le frequenze che utilizzava. E le avrebbe protette. E così fu fatto. Quando nasce la storia delle comunicazioni non solo per onde corte ma anche per onde medie? Nasce durante la guerra e dopo la guerra. Una prima conferenza fu quella di Copenhagen del 1948. Gli Stati europei si riuniscono. E cominciano a soffermarsi sul fatto che le onde cosiddette medie, da 300 chilohertz (kHz), non hanno una propagazione identica a quella delle onde corte. Le onde medie potevano assicurare un servizio molto utile in Europa, in ciascuno Stato europeo. A livello europeo, sempre con l’Unione internazionale radiocomunicazioni, fu fatta questa prima conferenza in Danimarca che assegnò ad ogni Stato delle frequenze in onda media. E al Vaticano fu assegnata la 1529 con 120 Kilowatt di potenza. Allo Stato della Città del Vaticano, pur così piccolo, viene assegnata questa potenza ma da non utilizzare dentro Roma. Già comincia quindi a nascere l’idea che un trasmettitore di una certa potenza dovesse stare al di fuori della città di Roma. Quasi alla fine della guerra, il Vaticano ottenne un trasmettitore da 2 Kilowatt per l’onda media. E fu svolto un servizio su Roma con solo 2 Kilowatt. Un servizio in onda media e sulla frequenza 1529. Il Vaticano, dunque, verso la fine della guerra usava solo 2 Kilowatt perché non aveva altri trasmettitori. Per arrivare all’utilizzazione dei 120 Kilowatt, bisogna attendere la costruzione del centro di Santa Maria di Galeria. E i 120 Kilowatt si cucivano molto bene con il territorio di Santa Maria di Galeria. Un territorio abbastanza pianeggiante e non molto lontano da Roma. Siamo a 28 chilometri. E quindi un centro trasmittente poteva essere realizzato lì. Arriviamo già al 1957 quando venne inaugurato il centro di Santa Maria di Galeria.

Poi le onde medie sono state eliminate. Perché?

R. – Le onde medie sono state chiuse per due motivazioni. Innanzitutto, per il problema economico: mantenere un servizio da 600 kilowatt in onda media significava consumare un sacco di energia elettrica. Da tener presente anche il fatto che nel 1995 cominciarono ad arrivare proteste per le onde medie e per le onde corte. E alla fine fu fatto un processo alla Radio Vaticana. Fu imposta una grossa multa. E la Radio Vaticana prese la strada di chiudere le onde medie e di mantenere le onde corte.

A proposito di onde corte, sono ancora importanti?

R. – Il religioso che è stato sequestrato e tenuto prigioniero in Africa (padre Maccalli) può essere d’aiuto sull’argomento. I vescovi africani hanno inoltre chiesto, recentemente, che vengano mantenute. I presuli hanno sottolineato che Internet non ha ancora una diffusione così ampia. E questa cosa dell’importanza delle onde corte soprattutto in alcune regioni del mondo è importante. Ma la stessa cosa potrebbe essere fatta per l’onda media. Si potrebbe rimettere in funzione un piccolo trasmettitore da 50 kw e assicurare un servizio in onda media anche di notte. È da tener presente che la nostra onda media, dal momento che era abbastanza libera da interferenze, era ben ricevuta in Europa, nel bacino del Mediterraneo, nel Nord Africa e in Medio Oriente.

Dopo aver parlato delle onde medie e delle onde corte, passiamo alla modulazione di frequenza (FM)…

R. – Va fatta una premessa fondamentale: la frequenza FM funziona bene se l’antenna trasmittente vede quella ricevente. Questo vuol dire che se uno dovesse fare una copertura italiana con le FM non riuscirebbe a farla. La Rai lo può fare, ma ha disposizione tutto il territorio italiano. Il Vaticano, se vuole garantire una copertura in FM dell’Italia, non ha un territorio utilizzabile. Può utilizzare solo quello dello Stato della Città del Vaticano. Anche le frequenze FM sono assegnate allo Stato. E questa assegnazione allo Stato ha comportato una Conferenza di pianificazione per queste frequenze. Allo Stato della Città del Vaticano è stata assegnata la frequenza 105 in seguito alla Conferenza di Ginevra del 1984. Come installazione per la frequenza 105, avevamo pensato al territorio del Vaticano anche per un motivo: stando all’interno della Città del Vaticano non poteva essere disturbata da altri. Se inoltre avessimo messo il trasmettitore della 105 in un altro punto al di fuori del Vaticano, non sarebbe stato legale. Avremmo contravvenuto alle direttive date dalla Conferenza. Purtroppo in Italia è accaduto un fatto: nella Conferenza di Ginevra del 1984 i privati non sono stati considerati nella pianificazione. Il risultato di questo errore – posso dire – è stato che i privati si sono messi a trasmettere senza una pianificazione e quindi hanno disturbato alcune frequenze.

L’ingegner Pier Vincenzo Giudici e padre Eugenio Matis (1998).

L’ingegner Pier Vincenzo Giudici e padre Eugenio Matis (1998).

Alcuni problemi legati alla modulazione di frequenza sono legati proprio alle interferenze…

R.- Se uno si allontana dal Vaticano riceve male la 105 perché è disturbata da altri trasmettitori. Il segnale si attenua man mano che ci si allontana dal centro trasmittente e, quindi, il ricevitore si aggancia sulla frequenza di qualcun altro. Nel 2010, a San Pietroburgo, si sono riuniti i Paesi della Conferenza europea poste e telecomunicazioni (Cept). Gli Stati europei hanno deciso che si doveva mantenere la pianificazione fatta a Ginevra nel 1984. Si deve aggiungere cjhe non sono previste, per il momento, conferenze per digitalizzare questa banda delle FM perché ancora non si vede il vero sbocco di questo servizio di radiodiffusione. La Conferenza di San Pietroburgo del 2010 ha deciso che non deve essere fatta alcuna variazione a quella pianificazione di Ginevra del 1984. Quindi la frequenza 105, assegnata al Vaticano, deve rimanere tale e quale. Ma con le caratteristiche date in Conferenza. E questo significava un’antenna messa all’altezza di Monte Mario – parlo di altezza – e quindi ben più alta di dove si trova adesso. E con le potenze assegnate nella pianificazione che sono ben più alte di quelle di adesso.

Abbiamo completato il percorso che riguarda le onde corte, le onde medie e la modulazione di frequenza. Ingegner Giudici, può sintetizzare con una frase la sua lunga esperienza alla Radio Vaticana…

R. – Se c’è un Papa che chiede di fare qualche cosa, va fatta. O la fa lui, o la fa il suo successore. Questa è una mia battuta personale. Ma non è soltanto un pensiero a mo’ di battuta.  La continuità dei Papi esiste sempre. È quello che ho visto nell’arco dei miei quasi nove decenni di vita. Ogni Papa ci ha fatto partecipare a delle Conferenze. E quando noi andiamo in una Conferenza, rappresentiamo lo Stato della Città del Vaticano. E rappresentiamo anche la Segreteria dello Stato della Città del Vaticano, che è  il piede di appoggio del Papa.

Parliamo infine di Papa Francesco. Più volte ha ricordato che gli anziani sono la memoria di un popolo, una memoria da custodire e anche da trasmettere ai giovani. Cosa direbbe oggi ad un giovane anche in virtù della sua lunga esperienza come ingegnere alla Radio Vaticana?

R. – Innanzitutto, la buona volontà. Altre indicazioni, oltre la pazienza che bisogna avere, quella della fratellanza che è da scoprire. Molta fratellanza si riesce a capirla guardandosi attorno.



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