Tenete alta la Parola di Vita!

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Domani 24 gennaio si celebrerà per la seconda volta la Domenica della Parola di Dio. Alle 10 la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, alla presenza di un centinaio di fedeli. Il biblista Crimella: se non si passa attraverso le Scritture si rischia di inventare un Gesù che è a nostra immagine e somiglianza

Antonella Palermo – Città del Vaticano

E’ tratto dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi il tema scelto quest’anno per celebrare la Domenica della Parola, istituita da Papa Francesco dopo aver consegnato alla Chiesa la Lettera Apostolica Aperuit Illis, il 30 settembre 2019. Cade nella terza Domenica del Tempo Ordinario ed è un’iniziativa pastorale di Nuova Evangelizzazione per animare l’interesse verso la conoscenza della Sacra Scrittura. Un’occasione per provocare i credenti a una sempre maggiore comprensione del testo biblico mediante una trasmissione attiva che si esprime nelle differenti forme in cui si svolge la vita della Chiesa. A presiedere il rito non sarà il Papa, a causa del ripresentarsi della sciatalgia, ma monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione.

La Messa nella Basilica di San Pietro

Sarà trasmessa in streaming su Vaticannews.va e su tutte le emittenti cattoliche del mondo collegate al Dicastero per la Comunicazione la Santa Messa in San Pietro. A proclamare le letture durante la celebrazione saranno l’attore Pierfrancesco Favino, un giornalista, una persona non vedente – che leggerà il brano biblico in braille – e due giovani studenti. Seguirà il rito di Intronizzazione della Parola: il Vangelo avrà una particolare collocazione solenne che ne sottolinea il valore e ne rende evidente all’assemblea la centralità. Sarà usato lo stesso tronetto impiegato durante tutte le sessioni del Concilio Vaticano II.

Il dono di un’edizione speciale della Bibbia

Al termine della Messa, saranno consegnate alcune copie di una edizione particolare della Bibbia, realizzata per l’occasione, a una serie di persone: il giocatore di calcio della AS Roma Lorenzo Pellegrini, una studentessa dell’Istituto Biblico che si specializza in Scienze bibliche, originaria del Pakistan; una catechista e un catechista che svolgono il servizio in due parrocchie della diocesi di Roma, rispettivamente nelle parrocchie di S. Giovanni Maria Vianney e S. Domenico di Guzman; due giovani neo-cresimati nei mesi scorsi della parrocchia di S. Luca Evangelista al Prenestino; un seminarista dal Sud Sudan che si sta preparando a ricevere il ministero del lettorato; un docente medico specialista in infettivologia dell’Università “Tor Vergata” e una persona non vedente a cui il Papa consegnerà il Vangelo di Marco in braille.

Il Logo della Domenica della Parola di Dio

Nel logo creato per l’evento particolare risalto viene dato al tema della relazione. L’immagine è quella che ritrae i discepoli di Emmaus, i quali, increduli, tornano alla loro città, pieni di dubbi, perplessi per quello che hanno appena visto a Gerusalemme. In mezzo a loro Gesù cammina e compie opera di vera evangelizzazione, rappresentata anche dalla stella, sulla destra. Un discepolo si aiuta nel suo cammino con un bastone, simbolo di fragilità. Gesù tiene in mano il rotolo, la Scrittura che spiega il mistero della salvezza. Da ricordare che, il filo rosso che accompagna la Aperuit Illis è proprio quella pagina mirabile tratta da Luca 24 dove si racconta dei discepoli a Emmaus e che ci dice anche quanto le due dimensioni della Parola e del pane spezzato non siano scisse ma, anzi, profondamente innestate l’una all’altra.

Il sussidio pastorale per prepararsi

E’ disponibile sul sito internet www.pcpne.va, in diverse lingue, il sussidio pastorale pensato per supportare parrocchie e realtà ecclesiali. Rimanere fedeli e uniti alla Parola di Dio è la strada indicata dall’Apostolo Paolo quanto mai valida nel momento drammatico che il mondo sta attraversando oggi. Nel forte disorientamento e nella sfiducia causata dall’incertezza sopraggiunta in maniera inaspettata, „i discepoli di Cristo hanno la responsabilità anche in questo frangente di pronunciare una parola di speranza“, scrive monsignor Rino Fisichella. L’invito è di rimanere saldamente ancorati alla Parola di Dio che genera vita e si presenta come carica di senso per l’esistenza personale.

Annunciare la Parola richiede studio, allenamento, fedeltà

Nel Motu Proprio Aperuit Illis vengono riprese ampiamente parti della Costituzione conciliare Dei Verbum, in particolare quelle in cui si insiste sulla necessità che il tesoro della Parola di Dio venga aperto ai fedeli nella liturgia. Il biblista don Matteo Crimella, tornando a commentare quel documento, ne sottolinea le “indicazioni innovative laddove si incoraggiano forme per la consegna della Bibbia e per l’istituzione del lettorato anche coinvolgendo coloro che non diventeranno diaconi. Significa allargare, di fatto, l’annuncio della Parola di Dio durante l’Eucarestia”. Istituire una Domenica della Parola di Dio ha in sé lo scopo di curare una preparazione adeguata, sia a livello di annuncio che di comprensione. “Le omelie non si possono improvvisare – ci ricorda inoltre il sacerdote – e bisogna usare un linguaggio semplice in modo che la Parola arrivi al cuore delle persone, tanto più se i testi sono complessi o apparentemente distanti dalla nostra sensibilità attuale”. E aggiunge che l’omelia dovrebbe evitare di essere incentrata esclusivamente su alcuni doveri: “Bisogna stare sulla Scrittura e commentarla, con un intento mistagogico. Partendo dal testo della Scrittura, che è ispirato dallo Spirito Santo, si viene introdotti all’Eucaristia, a quell’atto che celebra il mistero pasquale della morte e resurrezione del Signore e che è il compimento di quella stessa Parola”.

Ascolta l’intervista a don Matteo Crimella

San Girolamo: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”

La Domenica della Parla di Dio trova un suo importante riferimento anche nella Lettera Apostolica Scripturae Sacrae Affectus, che ha celebrato i 1600 anni della morte di San Girolamo, grande Dottore della Chiesa, uno dei quattro occidentali, insieme a Gregorio, Agostino e Ambrogio, il cui contributo è stato sicuramente fondamentale per la fioritura di tutta la Bibbia. A lui si deve l’enorme lavoro della traduzione della Bibbia in latino; “fu un vero e proprio processo di inculturazione, questa operazione”, precisa don Crimella. Esperta guida spirituale, una sua frase rimasta celebre fu: l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. La questione è che “se non si passa attraverso le Scritture si inventa un Gesù che è a nostra immagine e somiglianza”, sottolinea ancora Crimella. Una formazione biblica, uno studio, anche faticoso, è fondamentale per il cristiano “altrimenti noi rischiamo di far dire al testo ciò che il testo non dice.

La Bibbia, se non frequentata, rimane lettera morta

Rimane uno scandalo il fatto che molti cristiani non abbiano mai letto per intero, non dico tutta la Bibbia, ma almeno un Vangelo”, lamenta. Per questo Papa Francesco raccomanda di tenere il Vangelo tascabile sempre a portata di mano. “In Italia, dobbiamo riconoscerlo, noi siamo fortunati perché abbiamo ancora chi si occupa delle Scritture in senso scientifico e chi fa un grosso lavoro di mediazione nelle comunità e nelle parrocchie, nelle scuole. Quindi, da questo punto di vista, non mancano gli strumenti e abbiamo anche una pubblicistica a diversi livelli, dai più semplici a quelli un po’ più complessi. Però non si può demordere. Lo scoglio è quello della fedeltà perché la Bibbia è lunga, è come una biblioteca. Ci vuole la pazienza, il tempo, l’allenamento. E’ un testo bellissimo – conclude – che spesso viene incensato, venerato ma che può rimanere lettera morta se non viene aperto”. Apriamolo, dunque, e invochiamo lo Spirito Santo che ci aiuti a renderlo sempre vivo e inesauribile.

AGGIORNAMENTO ORE 19.30



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