Talenti moltiplicati | AgenSIR

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Come ha ricordato Bergoglio, testimoniare la fede in Gesù non significa applicare una dottrina o un ideale morale. Ci nutriamo di Lui e poi siamo chiamati a guardare, toccare e a mettere insieme ciò che abbiamo

(Foto Vatican Media/SIR)

Ci ha pensato ancora una volta papa Francesco a rimettere un po’ di ordine. «Essere cristiani – ha sottolineato domenica scorsa al Regina Coeli – non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con Lui, con il Signore Risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di Lui e, trasformati dal suo Amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle».

Quante parole in libertà abbiamo ascoltato in questo lungo periodo di pandemia. I cristiani devono fare questo e non quello. Non devono avere paura del virus. Devono affidarsi al Signore. Non si devono chiudere le chiese e la Messa non può essere sospesa, anche a rischio della propria salute.

Proprio la Messa della terza domenica di Pasqua ci viene in soccorso. «Avete qui qualcosa da mangiare?» chiede Gesù ai discepoli che lo pensano un fantasma. Il Signore sta in mezzo ai suoi amici e chiede di poter condividere con loro la mensa. Con il pasto da consumare fa intendere di voler fare suo tutto quello che accade agli uomini di ogni tempo.

Come ha ricordato Bergoglio, testimoniare la fede in Gesù non significa applicare una dottrina o un ideale morale. Ci nutriamo di Lui e poi siamo chiamati a guardare, toccare e a mettere insieme ciò che abbiamo. Siamo immersi nella realtà e in essa vogliamo portare il nostro contributo di uomini e donne credenti.

In questo lungo periodo di distanziamenti e di quarantene il cristiano è colui che più di ogni altro si pone a servizio della comunità. È quello che ha maggiore attenzione per la salute propria e di quella altrui. La vita è un dono prezioso e come tale va custodito, come il regalo più bello che ci sia mai capitato. Questo atteggiamento non deriva da un dovere, ma da una sana presa di coscienza.

Il cristiano non è colui che sta sopra la realtà, ma è colui che la guarda nella sua interezza, impastato com’è di concretezza e di amore per il prossimo e per la casa comune.

Anche in tema di vaccini e di precauzioni da adottare è il primo che si affida alle scoperte della scienza e si presta per tutelare la salute di tutti, a partire dagli ultimi, i più fragili e i più deboli.

Il credente è colui che condivide la mensa, come quella eucaristica nella quale si rinnova il sacrificio di Cristo, consapevole che vita e talenti vanno resi moltiplicati.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena)





Fonte Agensir

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