Tagle: in un mondo globalizzato e caotico, trovare spazio per il dono e l’incontro

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Presentato all’università Gregoriana il libro “La capitale ibrida. Manila e la sua singolare cultura”, curato da monsignor Samuele Sangalli, sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione e direttore della Scuola Sinderesi, di formazione alla cittadinanza attiva presso il Centro Alberto Hurtado. La sfida del dialogo tra fedi e culture, guardando a un futuro sempre più inclusivo e attento alla cura ambientale

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Il sogno di coesistenza pacifica anima l’opera di Scuola Sinderesi, un laboratorio culturale che stasera, 27 novembre, presso la Pontificia Università Gregoriana, ha presentato il libro di monsignor Samuele Sangalli “The Hybrid Capital: Manila and its singular culture“, compendio del lavoro svolto nell’anno accademico 2022-2023. Dopo l’analisi che l’autore ha realizzato su altre due megalopoli – Roma (2021) e Città del Messico (2022) – lo sguardo si proietta al mondo asiatico con il medesimo obiettivo di considerare l’urbanizzazione come probabile esito di un mondo sempre più globalizzato. Tra i relatori, anche il cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, il quale ha potuto ricordare in questa circostanza alcuni aneddoti che rivelano il fascino, la peculiarità e le sfide della città che gli ha dato i natali. 

L’inclusione tra le contraddizioni della globalizzazione

“Non c’è una logica nel modo in cui si sta al volante a Manila!”. Esordisce così il cardinale Tagle, con piglio sorridente e commosso, parlando della sua città, oggetto dell’analisi antropologica, storica e politica nel testo presentato all’ateneo pontificio. Tagle ricorda quanto una suora gli disse anni fa, sconvolta dal caos di questa megalopoli. Quella stessa suora gli avrebbe, a distanza di mesi, detto che sì, in effetti, una logica esiste: è trovare il proprio spazio. Ecco, allora, una buona descrizione di Manila, afferma il porporato, il quale si sofferma sulla specificità di una grande città, dove, nonostante tutto, ricchi e poveri si ritrovano, e si ritrovano proprio nelle chiese, per lo più. “Nei miei anni a Manila ho apprezzato come proprio tra i poveri ci fosse il massimo di etica. Là io ho sperimentato, nel traffico, cosa significa il dono”, dice Tagle che fa memoria di quando, in un slum, ciascuno gettava il suo piccolo e unico bicchiere d’acqua per spegnere un incendio e salvare la comunità. Nel deserto della miseria, afferma, ho visto fiorire l’autenticità. È affollata Manila, ma questa folla entra nel tuo cuore e lo abita e trova il suo spazio.

Il cardinale Luis Tagle

Il cardinale Luis Tagle

Tra desiderio di modernità e rischi ambientali 

Myla Grace R. Macahilig, Ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede, parla di melting pot, di trionfo di colori. Anche lei individua nel trovare il modo di incontrarsi la sfida per chi vive in un contesto come quello di Manila, emblematico centro globalizzato dove il rischio di chiusure individualistiche nel vortice ordinario dei suoi circuiti o i facili sincretismi culturali non restituiscono la vera anima dei filippini. Si tratta di una realtà umana alle prese con il difficile equilibrio tra desiderio di modernità e pericolo di danni ambientali, afferma la diplomatica. Macahilig esprime l’auspicio che la formazione acquisita dai numerosi migranti all’estero sia implementata all’interno delle università e degli ambiti di lavoro filippini, anche per migliorare l’economia del Paese asiatico. E poi una nota che attiene all’atteggiamento tipicamente inclusivo del filippino che, ovunque vada, è portato a sentirsi parte di una famiglia allargata pur mantenendo uno spiccato senso di comunità. Padre Albert E. Alejo s.j., docente Incaricato Associato alla Facoltà di Scienze Sociali della PUG, che si definisce “poeta, prete, attivista e antropologo”, ha contribuito al testo aiutando a comprendere la complessità di Manila attraverso il singolare itinerario del suo incontro con la città lungo le varie fasi della vita: il suo non è l’approccio analitico di un urbanista o di un sociologo, quanto il racconto di un vissuto che fa emergere la poliedrica umanità presente nella megalopoli.

L'ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede

L’ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede

La sfida del dialogo tra le fedi

In questo libro, la capitale delle Filippine – 13 milioni di abitanti, quarta area metropolitana più vasta al mondo, dopo Tokyo, Jakarta e Delhi, in cui sono parlate circa 183 diverse lingue – viene descritta nelle sue molteplici contraddizioni. Frutto di una popolazione in costante aumento, di un contesto geopolitico in continuo mutamento e di una situazione geografica che si confronta con importanti problematiche ambientali, è una di quelle realtà che rischia di perdere l’identità dei luoghi, le condizioni per favorire la collettività. Il cattolicesimo locale (l’arcipelago filippino la località con il maggior numero di cattolici al mondo, dopo il Brasile e il Messico), le altre fedi presenti e i loro percorsi di dialogo e convivenza nelle varie zone dell’arcipelago vengono illustrati risalendo ai missionari che qui scelsero di trasmettere il Vangelo proprio nelle lingue native, soprattutto Tagalo e Bicolano, non in latino né in spagnolo. Nel libro viene per esempio evidenziato il ruolo del Silsilah Dialogue Movement, che contribuisce alla diffusione di uno spirito di solidarietà e pace. Negli anni, benché messo alla prova da attentati e dall’uccisione di più d’uno dei suoi responsabili, ha formato migliaia di leader cristiani e musulmani. Nel vissuto del popolo cattolico di Manila e di tanti fedeli buddhisti, si assiste – secondo l’autore – ad un comune senso di coappartenenza a quei fondamentali umani che attraversano tutte le grandi tradizioni religiose e che fanno riconoscere, nella pratica altrui, diversi tratti comuni alla propria.

La tensione verso piena democrazia, giustizia sociale, cura ambientale

Resta l’interrogativo, spiega l’autore, sul “perché, a fronte di una così densa vita devozionale, non sia seguito un altrettanto robusto corollario di etica pubblica e passione verso la giustizia sociale, capace di contrastare la corruzione, le gravi disuguaglianze presenti nel Paese e il livello di violenza oggi particolarmente evidenziato nella serie delle uccisioni extragiudiziali, soprattutto sotto la presidenza Duterte. Indubbiamente influì negativamente la riluttanza secolare degli spagnoli a cooptare i filippini a livelli maggiori di responsabilità, anche tra il clero, declinando alla formazione di “oligarchie” feudali (continuate sino ai tempi di Marcos e, dopo gli anni della People Power Revolution, ora rifiorite) quella partecipazione democratica e corresponsabile del potere, che avrebbe invece favorito la maturità di un popolo”.

Una immagine della presentazione alla PUG

Una immagine della presentazione alla PUG

Sangalli, non presente alla serata in Gregoriana, sottolinea tra gli altri aspetti la mancanza, a Manila, di un sistema legale che garantisca un’informazione veramente libera, l’insorgere del peso mediatico di varie sette religiose, una non ben precisata influenza/tutela dei corpi militari sul potere politico. In particolare, approfondisce una delle maggiori sfide per il rinnovamento della città, quella del cambiamento climatico. I frequenti monsoni e tifoni sono stati intensificati, nei loro effetti distruttivi, proprio a causa dell’azione umana attraverso una scriteriata deforestazione (il 90% del territorio delle isole era, nel periodo pre-coloniale, coperto da foreste; oggi ne resta solo il 3%), un’incontrollata urbanizzazione e un alto utilizzo dei combustibili fossili. Viene citato a questo proposito un recente World Risk Report, secondo cui le Filippine sono il terzo tra i Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico.

Scuola Sinderesi: dal 2024 corsi di studio sul Mediterraneo

In questa ottica, Antonella Piccinin, coordinatrice di Scuola Sinderesi (che collabora con il Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado e con la Fondazione Konrad-Adenauer-Stiftung), sottolinea il pregio dell’opera di questo istituto: “Abbiamo notato che più si analizzano, più le megalopoli sono fonti di insicurezze e inaccettabili disuguaglianze. Eppure, Sinderesi, come laboratorio di inclusività, mette in risalto il valore delle peculiarità di ognuno nel meticciato contemporaneo”. Accanto a tante contraddizioni, emerge una forza naturale di solidarietà che sa andare oltre le meschinità e le miserie umane, afferma. E conclude annunciando che Scuola Sindères intende continuare nei prossimi anni a interrogarsi in questa direttrice: a gennaio 2024 partirà un nuovo triennio di studi sul Mediterraneo. Sarà il Libano, crocevia del conflitto in Terra santa, l’area di interesse per un itinerario multidisciplinare. 

Giuseppe Bonfrate, direttore del Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado

Giuseppe Bonfrate, direttore del Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado



Da vaticannews.va

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