Spagna. La colletta 2021 per Manos Unidas: contagi di solidarietà contro la fame

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Nella penisola iberica la Conferenza episcopale promuove questa domenica la raccolta di offerte a favore della 62.ma Campagna dell’organizzazione umanitaria cattolica, con lo slogan “Diffondere la solidarietà per porre fine alla fame”. La presidente Pardo: “la pandemia più dolorosa è la disuguaglianza, che porta ad emergenze che uccidono più del virus: la fame e la povertà”. I progetti in Israele e Perù

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Aumentiamo i contagi della solidarietà e non quelli che portano alla malattia e alla morte, per porre fine alla fame nel mondo”. E’ l’appello di Manos Unidas, la ong della Chiesa cattolica in Spagna che dal 1959 lotta contro la povertà e la fame, per la sua campagna 2021, la numero 62. Che nella seconda domenica di febbraio vive il suo momento più importante con la colletta promossa dalla Conferenza episcopale iberica.

Il Covid-19 non deve far dimenticare fame e povertà

Il 10 febbraio, presentando la sua nuova campagna annuale, con lo slogan “Diffondere la solidarietà per porre fine alla fame”, Manos Unidas, per bocca della sua presidente Clara Pardo, ha denunciato che la crisi sanitaria che stiamo affrontando, senza precedenti nel secolo scorso, sta “relegando nel dimenticatoio altre crisi ed emergenze che uccidono e fanno più danni del virus”, e per le quali non esiste vaccino, come la fame e la povertà. Emergenze che derivano “dalla pandemia più dolorosa e vergognosa che gli esseri umani affrontano: quella della disuguaglianza”. Una disuguaglianza che ha portato, nel mondo, dove i malati di Covid-19 sono circa 95 milioni, il numero di persone affamate a superare gli 800 milioni e quelle povere gli 1,3 miliardi.

Distribuzione di aiuti alimentari in Sierra Leone

Distribuzione di aiuti alimentari in Sierra Leone

Un mondo sempre più diviso tra Nord ricco e Sud impoverito

“I nostri muri e i nostri confini sono stati poco utili contro il coronavirus – ha sottolineato la presidente di Manos Unidas  – implacabili di fronte a quelle che sono considerate minacce al nostro benessere, ma assolutamente permeabili a una minaccia microscopica che, in qualche modo, forse, ci ha resi consapevoli della nostra vulnerabilità”. Ma anche se la pandemia indica il contrario, ha aggiunto Pardo, “il nostro villaggio globale sembra oggi più diviso che mai tra il Nord ricco e il Sud impoverito”.

Solidarietà per “prendersi cura gli uni degli altri”

Per questo, secondo Manos Unidas, la solidarietà tra gli esseri umani è l’unico modo per combattere la pandemia di disuguaglianza, aggravata dalla crisi sanitaria. “La solidarietà è un requisito della nostra comune dignità umana – si legge nel comunicato dell’organizzazione umanitaria spagnola – ogni essere umano, secondo le sue possiblità, dev’essere responsabile per gli altri”. Da qui l’invito ad assumersi la responsabilità di “prendersi cura gli uni degli altri”.

Il video della campagna 2021 di Manos Unidas

Israele: il progetto Kuchinate a difesa delle migranti eritree

Tra i progetti che verranno finanziati con i fondi raccolti nella campagna 2021, sostenuta da video sui social, spot radiofonici e televisivi, c’è “Kuchinate”, un’iniziativa nata in Israele per aiutare le donne eritree che fuggono dal loro Paese in cerca di una vita migliore, e si scontrano con le rigide politiche di immigrazione di Tel Aviv. Alicia Vacas, responsabile delle Missionarie Comboniane per il Medio Oriente e l’Asia, che lavora nella difesa dei diritti umani dei gruppi più svantaggiati, come migranti africani, donne richiedenti asilo, palestinesi e beduini, ha raccontato il dramma di queste donne che, dopo un terribile viaggio attraverso il deserto del Sinai “arrivate in Israele si sono trovate a subire politiche di rifiuto e discriminazione che negano loro il riconoscimento come rifugiate e le condannano all’emarginazione”.

La religiosa comboniana con una piccola eritrea, sostenuta dal progetto Kuchinate

La religiosa comboniana con una piccola eritrea, sostenuta dal progetto Kuchinate

Perù: per le donne indigene senz’acqua, cibo e lavoro

Delle donne peruviane ha parlato Raquel Reynoso, presidente dell’associazione Ser (Rural Educational Services), che, insieme a Manos Unidas, lavora per promuovere i diritti umani tra la popolazione indigena – principalmente donne contadine – di Ayacucho (Perù).  Ha descritto il dramma che le ha colpite quando la pandemia ha raggiunto il Perù: “Immaginate come l’hanno vissuta in luoghi che non hanno nemmeno accesso all’acqua. È vero che siamo tutti vulnerabili – ha spiegato – ma ci sono comunità che lo sono ancora di più, perché vivono giorno per giorno con problemi molto gravi di violazione dei diritti al cibo e al lavoro”. Altre informazioni sul sito www.manosunidas.org



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