Parrocchia San Michele Arcangelo

Sospetto e buona fede. Non tutti sono eroi

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Se non possiamo più fidarci di chi deve far rispettare la giustizia, di chi dobbiamo fidarci? Di chi in questo periodo ha avviato una raccolta fondi per sostenere gli ospedali? Del governatore di una regione che ha lo scudo fiscale in Svizzera? O del personale sanitario di qualche struttura che ha sottratto ai pazienti morti di Covid tutto ciò che avevano con sé quando sono stati ricoverati? La risposta è: non tutti sono eroi.
Adesso, a bocce ferme, senza la melassa del volemose bene a ogni costo, possiamo dirlo. Gli eroi, quando cadono, fanno molto più rumore di noi comuni cittadini. Lo sappiamo: cascano giù dai piani alti. La fiducia va allenata e gli italiani, spesso, sono un po’ indolenti. Lo ha detto il nuovo comandante, Paolo Abrate, della stazione dei carabinieri di Piacenza: «Il mio obiettivo, come ho fatto in tutti i luoghi in cui sono andato, è quello di guadagnare la fiducia, giorno per giorno». La vicenda della caserma Levante ha visto sei carabinieri arrestati e accusati di reati molto gravi: spaccio, estorsione, tortura. Sono 23 in tutto gli indagati, 11 militari e 12 civili. Il Comando Generale ha azzerato i vertici dell’Arma. È naturale, persino ovvio, che si tratti di “mele marce”, ma con questa storia delle mele, prima o poi, va in malora l’intero frutteto. Rispetto e stima alle forze dell’ordine non devono mai venire meno, però, quando s’insinua il dubbio, il tarlo del sospetto, gli italiani fanno fatica ad essere “nei secoli fedeli”. I carabinieri seri e onesti, che spesso pagano con la vita il loro servizio allo Stato, non sono, quantomeno, arroganti. È l’arroganza il discrimine. Superato quel limite si può arrivare ad arricchirsi facendo leva sul potere. E mi domando: nessuno a Piacenza che faccia parte della società civile si è accorto di nulla? O si è insospettito? Attenti alla buona fede. Se diventa un alibi, fa più danni che Carlo in Francia. A Cremona, per esempio, si sono volatilizzati cento mila euro da «Uniti per la provincia di Cremona», la raccolta fondi per sostenere gli ospedali della città, di Crema e di Oglio-Po durante la pandemia. La gente lì aveva donato, in buona fede, 4 milioni di euro: adesso gli indagati sono 3 più un sacerdote che avrebbe simulato che una cooperativa da lui gestita «beneficiasse della somministrazione dei pasti caldi». Pasti che qualcuno si è mangiato al posto dei poveri. Non mi addentro, infine, sulla bufera che ha coinvolto Attilio Fontana, governatore della Lombardia. Il pasticcio è noto e riguarda i camici, il bonifico alla società del cognato (e della moglie), il conto in Svizzera e i trust alle Bahamas (della madre): si farà chiarezza. Speriamo. Però, ancora una volta, il dubbio ci attanaglia: perché quando si parla di sanità pubblica le cose non filano quasi mai via lisce? A proposito di caduta di eroi: lo sapevate che molti dei famigliari di morti di Covid in ospedale, non solo non hanno più rivisto, neanche in una bara, i loro congiunti, ma nemmeno i loro effetti personali. Sono spariti cellulari, orologi, braccialetti, catenine… Se da un lato ci sono stati migliaia di medici, infermieri, portantini, addetti alle pulizie che si sono sacrificati con il massimo impegno, mettendo a rischio la propria incolumità, dall’altro lato c’è stato chi (una minoranza, ma c’era) se ne è approfittato. La solita manina che si è allungata troppo. Nel lockdown eravamo tutti in casa, tranne gli sciacalli. Va detto anche questo, per coerenza. Ben sapendo che nessuna nefandezza può offuscare quanto di importante è stato fatto in termini di cure, abnegazione e rispetto dei malati. Togliamo le mele marce dal cesto e gli eroi dal piedistallo: noi continuiamo a credere nella straordinaria normalità degli uomini per bene. E, in assoluta buona fede, non smetteremo mai di ringraziarli.

(*) direttore “Il Popolo” (Tortona)


Origine Articolo AGENSIR