Siria, 10 anni di guerra. Caritas Internationalis: dare un futuro ai bambini

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Un conflitto ancora non concluso in cui a pagare, oggi più che mai con la pandemia, sono i bambini. La Caritas Internationalis stima che 11,1 milioni di persone abbiano avuto bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria nel 2020 e lancia la campagna “Il domani è nelle nostre mani”

Isabella Piro – Città del Vaticano 

Dieci anni fa, esattamente il 15 marzo 2011, si apriva il drammatico conflitto in Siria. Quel giorno, a Damasco, si levò una forte protesta a causa dell’arresto di alcuni giovani fermati dalla polizia mentre dipingevano graffiti contro il presidente Bashar al-Assad. Nei giorni successivi, le proteste crebbero, si verificano scontri con le forze dell’ordine ed alcuni manifestanti vennero uccisi. Cominciava così una guerra straziante dalla scia lunga e complessa, che ha provocato finora innumerevoli morti, feriti e sfollati in cerca di sicurezza. “Complessivamente – spiega la Caritas Internationalis in una nota – si stima che 11,1 milioni di persone abbiano avuto bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria nel 2020, tra cui 4,7 milioni di persone con necessità acute, mentre gli sfollati interni sono 6,7 milioni”. A tutto ciò va aggiunto il forte impatto della pandemia da Covid-19 che, nel Paese, ad oggi ha causato quasi 16mila casi in totale ed oltre mille decessi, insieme a notevoli perdite economiche. “In Siria – sottolinea infatti l’organismo caritativo – 8 persone su 10 vivono al di sotto della soglia di povertà e particolarmente a rischio sono i bambini, le donne incinte, le ragazze più giovani, le persone con disabilità e gli anziani”.

La campagna: “Il domani nelle nostre mani”

Ed è pensando proprio a queste categorie più vulnerabili, in particolare a quella dei minori, che la Caritas Internationalis ha lanciato la campagna “Il domani è nelle nostre mani”. “I bambini siriani – sottolinea l’organismo caritativo – non hanno conosciuto altro che la guerra, hanno imparato a nascondersi al primo rumore, hanno detto addio ai loro cari ed ai loro amici, costretti ad emigrare o uccisi nei combattimenti”. Ma soprattutto i minori “rischiano di essere privati del loro futuro: già alla fine del 2019, infatti, si stimava che 2,45 milioni tra loro, ovvero 1 su tre, non frequentasse la scuola”. Il coronavirus, poi, ha spinto “un ulteriore 50 per cento di bambini fuori dal sistema educativo, esponendolo alla trappola del lavoro minorile”.

La campagna della Caritas si concentra dunque tre obiettivi: aiuti umanitari, educazione e salute.  In primo luogo, si mira a “sostenere i bambini nei luoghi di istruzione, fornendo loro un pasto giornaliero per aiutarli ad aumentare e mantenere la frequenza in aula”; in secondo luogo, si cerca di “fornire ad essi un kit completo di materiale didattico a seconda della classe di età”; infine, si punta ad “educarli alle regole igienico-sanitarie anti-Covid, così da evitare che diventino vettori di contagio in famiglia e tra i loro coetanei”. Ogni obiettivo della campagna può essere sostenuto dai donatori con un contributo rispettivo di 25, 50 o 100 euro. Tutte le informazioni al riguardo sono reperibili sul sito web https://www.caritas.org/2021/02/syria-tomorrow-is-in-our-hands/



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