Sidra di nuovo a casa, il Papa consegna il Libro sacro ai cristiani di Qaraqosh

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Francesco, durante l’incontro con i cristiani di Qaraqosh, ha restituito alla comunità il volume del XIII secolo appartenente alla Chiesa siriaco cristiana, messo in salvo in Italia dalla Focsiv negli anni della violenza dello Stato Islamico. L’emozione della presidente della Federazione, Ivana Borsotto

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Sidra è tornato nella città santa di Qaraqosh. Il Libro Sacro, sfuggito alla furia iconoclasta dell’Is, affidato alla Focsiv, la Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, che nel 2017 lo portò in Italia per consentirne il restauro, è stato restituito oggi dal Papa ai cristiani della Piana di Ninive, durante l’incontro di preghiera nella cattedrale dell’Immacolata Concezione della città martire cristiana. Il Libro Sacro di liturgia del XIV – XV secolo, è stato quindi dato da Francesco all’arcivescovo di Mosul, Yohanna Butros Mouché. Riportare a casa e consegnare Sidra ai suoi fedeli attraverso il Papa è stato emozionate, spiega da Qaraqosh a Vatican News Ivana Borsotto, presidente della Focsiv, presente in Iraq da sei anni, dove è impegnata nel sostegno e nell’assistenza alle popolazioni sfollate nei campi profughi:

Ascolta l’intervista a Ivana Borsotto

R. – Abbiamo vissuto un’emozione, perché come Focsiv abbiamo anche accompagnato questo libro profugo e che è stato consegnato alla fine. Papa Francesco la ha ridonato alla cattedrale di Qaraqosh, quindi per noi è stata davvero un’emozione grande. Le parole del Papa hanno una potenza evocativa profondissima, soprattutto sentirle dopo questa settimana in cui abbiamo incontrato tantissime famiglie anche qui a Qaraqosh, che ci hanno raccontato cosa significhi fuggire dall’oggi al domani, lasciare tutto, lasciare la propria casa e vivere per tre anni in campi profughi. Quindi, credo che le parole del Papa abbiano trasmesso la profonda comprensione che il Pontefice ha per questa popolazione. Il suo richiamo anche alla fratellanza e all’essere fratelli in una terra così disastrata non è facile, ma è profondamente necessario.

Papa Francesco ha incoraggiato i cristiani tutti a ricostruire, li ha rassicurati circa la vicinanza della Chiesa. Negli incontri che voi avete avuto in questi giorni, avete trovato questa voglia di ricominciare?

R. – La ricostruzione è già partita e credo che la comunità cristiana sia riuscita a trasmettere molta vicinanza e molta solidarietà. Questo ha dato molta forza, i cristiani non si sono sentiti soli in questa terra. Abbiamo anche sentito però tanta stanchezza e tanta fatica, perché, come diceva il Papa questa mattina, ci sono relazioni che si sono rotte profondamente. Ci sono anche stati molti passaggi di Francesco sul perdono e credo che questa sia la grande la grande scommessa con cui tutti gli iracheni si devono confrontare: capire come riuscire a sanare le ferite. Il messaggio di fratellanza è profondamente attuale, forse perché è l’unica medicina quella di sentirsi fratelli, di sapere che tutto è intimamente legato e che non si può non preoccuparsi di quello che accade agli altri e, soprattutto, sapere che la speranza non è un qualcosa che si vive da soli, ma che si può solo vivere come comunità. Noi questo lo abbiamo sentito: è una comunità che è capace di sperare sicuramente. La fratellanza non è un pensiero o una grammatica, è una pratica e, giustamente, Papa Francesco ci richiama a una pratica molto concreta, che si preoccupa dei bisogni delle persone che abbiamo vicino, che si fa carico dei bisogni e che quindi richiama la concretezza e la giustizia sociale, un richiamo molto forte, molto potente e molto utile in questo Paese.

Il Papa ha chiuso il discorso con un pensiero rivolto alle donne coraggiose, chiedendo che vengano rispettate e tutelate in un Paese dove, invece, sono state violate in tutti gli aspetti della loro vita. Quanto è stato importante?

R. – È stato fondamentale: noi eravamo presenti ed è scoppiato un applauso da parte delle donne. Questo vuol dire che il messaggio è arrivato forte e chiaro. Le donne che noi abbiamo incontrato sono tutte donne molto forti, sono il punto di riferimento delle loro famiglie, sono punto di riferimento delle comunità in cui vivono. Noi siamo convinti, profondamente convinti, che le donne sono e saranno il motore della ricostruzione fisica, morale, comunitaria e culturale di questo Paese, quindi la speranza è donna, ci verrebbe da dire …

Le parole di Francesco e i suoi incoraggiamenti sono stati importanti anche per voi?

R. – Assolutamente sì, perché ci confermano dell’utilità e del senso del nostro lavoro. Siamo anche noi in questa scia della fratellanza e siamo più convinti che mai dell’impegno che abbiamo. Sono sempre più forti la sensazione e la consapevolezza che la diversità culturale e religiosa, di cui questo Paese è ricco, siano una bellissima occasione di conoscersi, arricchirsi reciprocamente. Siamo particolarmente contenti, come Focsiv, di continuare il nostro lavoro, avvieremo, nei prossimi mesi, un programma che dà continuità al lavoro fatto in questi sei anni, per cui proseguiremo nell’appoggiare e sostenere le comunità degli sfollati, preoccupandoci, in particolare, di far sì che possano pensare al loro futuro. Offriremo, quindi, l’opportunità di corsi di formazione professionale, che permettano di utilizzare questo tempo un po’ sospeso nei campi profughi per imparare delle professioni e dei mestieri. Offriremo anche delle opportunità di servizi di accompagnamento psicologico con i gruppi di aiuto per le donne.



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