Si alza la tensione tra Nord e Sud Corea per il lancio di un satellite spia

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Le azioni di Pyongyang hanno preoccupato le autorità della Corea del Sud, che ha risposto annunciando di aver parzialmente sospeso l’accordo volto a ridurre le tensioni lungo il confine. Per il sinologo e ricercatore alla Renmin University of China, Francesco Sisci: “Continuando ad alzare la tensione, diventa più facile che le cose scappino di mano”

Leone Spallino – Città del Vaticano

Nuovo picco di tensione nella penisola coreana dopo il lancio di un satellite militare spia da parte delle autorità di Pyongyang. L’apparecchio, secondo le agenzie di stampa internazionali, avrebbe scattato fotografie del Pentagono e della Casa Bianca, nonché di sistemi militari USA e della città di Roma. Le foto sono state poi visionate dal leader della Corea del Nord Kim Jong Un. La mossa ha causato preoccupazione in Corea del Sud, con Seoul che ha sospeso parzialmente un accordo che regolamentava la mobilitazione delle forze militari lungo il confine, programmando a sua volta il lancio di un satellite spia. “L’aumento progressivo della tensione è certamente preoccupante – dice ai nostri microfoni Francesco Sisci, ricercatore alla Renmin Universit of China – e non si può sottovalutare”.

Ascolta l’intervista a Francesco Sisci

Le mosse della Corea del Nord

“Sembra che in questo panorama, dove ci sono già due guerre, una in Ucraina e una a Gaza, la Nord Corea non voglia essere marginalizzata a livello internazionale – prosegue Sisci – probabilmente sta innalzando la tensione per questo, vuole attirare attenzione”. Pyongyang e Seoul non hanno mai firmato un trattato di pace, ma solo un armistizio – il 27 Luglio del 1953 – che pose fine alla Guerra di Corea, durata dal 1950 al 1953. Un altro conflitto congelato per più di mezzo secolo, che ciclicamente torna a preoccupare la comunità internazionale, specialmente quando la Corea del Nord esegue delle operazioni militari, come il lancio di vettori missilistici. Di solito diretti verso il mar del Giappone, i missili sono stati più di 100 negli ultimi due anni. I lanci sarebbero una dimostrazione delle capacità militari offensive nordcoreane. Anche per Sisci, infatti, l’innalzamento delle tensioni non è un fulmine a ciel sereno: “E’ un trend ormai avviato da qualche anno, Kim Jong Un alza progressivamente la tensione e non ha dato seguito a quelle che erano state le aperture in passato, sia con la Corea del Sud, sia con gli Stati Uniti. Washington ripete da tempo che sarebbe importante riprendere i colloqui a sei (le due Coree, Giappone, Usa, Cina e Russia) sulla situazione nella penisola, ma per ora queste richieste sono cadute nel nulla”. 

Il rischio escalation

Sisci spiega che la strategia di Pyongyang non è del tutto chiara: “l’ipotesi è che la Corea del Nord stia cercando di ottenere dei piccoli vantaggi sul breve termine, conscia che la pressione su Seoul danneggia l’economia del sud. Tuttavia credo che sia difficile che Pyongyang possa riuscire ad ottenere dei successi”. Per quanto riguarda il rischio che si possa innescare una vera e propria crisi, Sisci risponde che “attualmente, non ci sono elementi che ci portano a credere che la situazione non possa rientrare, come già era successo altre volte. Certo che, adesso che il mondo è distratto dagli altri conflitti, Kim potrebbe decidere che, per farsi notare, si debba alzare ulteriormente la tensione. Ed è questo quello che rende pericoloso il quadro attuale: quando le tensioni si alzano sempre di più, c’è la possibilità concreta che le cose possano sfuggire di mano”. La Corea del Nord è considerata una potenza nuclare, si è ritirata dal trattato di non proliferazione nucleare (TNP) nel 2003, e ha condotto diversi test di ordigni e vettori nucleari negli ultimi anni, utilizzando spesso una retorica incendiaria nei confronti di Seoul, Washington e Tokyo.



Da vaticannews.va

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