Scontri in Sudan: 40 le vittime in tre giorni nella regione del Darfur Ovest

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Decine le vittime e i feriti a seguito di scontri tra gruppi armati rivali che si sono prolungati per tutto il fine settimana scorsa nel Darfur dell’Ovest, in Sudan. L’Onu ha sospeso gli aiuti umanitari rivolti alle centinaia di migliaia di profughi nella capitale regionale El-Geneina

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Sono le Nazioni Unite a riferire il bilancio degli scontri avvenuti negli ultimi tre giorni nel Darfur, una delle 9 regioni sudanesi a ovest del Paese: 40 i morti, circa 60 i feriti. I combattimenti hanno visto contrapposti gruppi armati arabi e gruppi rivali non arabi della comunità etnica dei Massali, nella capitale El-Geneina. Il Consiglio di difesa del Sudan, la massima istituzione sudanese per la sicurezza, ha proclamato ieri sera lo stato d’emergenza e ha schierato truppe nella regione dove la situazione rimane tesa. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, gli scontri sarebbero scoppiati dopo che uomini armati hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco due persone dei Massali, ferendone altre due. Nell’offensiva che ne è seguita, una granata avrebbe colpito anche un campo profughi causando un incendio che ha distrutto diverse case. Colpita dagli spari anche un’ambulanza.

L’Onu sospende gli aiuti umanitari

A causa delle violenze tutte le attività umanitarie sono state momentaneamente sospese, le strade bloccate. A farne le spese oltre 700.000 persone. La città di El-Geneina è infatti il centro per la consegna degli aiuti in tutta la regione. Inoltre, aggiunge l’agenzia delle Nazioni Unite, un numero imprecisato di persone è fuggito dalle proprie case e si è rifugiato nelle moschee e negli edifici pubblici vicini. Gli scontri rappresentano una sfida ancora aperta per il governo di transizione del Sudan nello sforso di porre fine a decenni di ribellioni in aree come il Darfur. All’inizio di quest’anno, la violenza tribale nelle province del Darfur occidentale e meridionale ha ucciso circa 470 persone e ha costretto alla fuga più di 120.000 persone, soprattutto donne e bambini, tra cui, secondo le Nazioni Unite, almeno 4.300 si sono rifugiate nel vicino Ciad.



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