San Giuseppe e il sogno di Dio sulla famiglia

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Nel giorno dell’inizio dell’Anno Famiglia Amoris laetitia, la riflessione di monsignor Francesco Marino, vescovo di Nola, che ha incentrato il messaggio della Quaresima alla sua diocesi sullo sposo di Maria, i suoi sogni e il progetto di Dio sulla famiglia. Un cammino di conversione e penitenza insieme a San Giuseppe, per riscoprire il volto paterno del Signore

Marina Tomarro e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Un Padre che accoglie, custodisce e sogna. Così Papa Francesco racconta la figura del padre putativo di Gesù ai rappresentanti del Pontificio Collegio Belga, ricevuti ieri in Vaticano, alla vigilia della solennità di San Giuseppe. Un uomo che ha saputo credere in Dio, diventando un sognatore perché capace di guardare oltre. E proprio ai sogni di Giuseppe, il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, ha voluto dedicare una lettera pastorale rivolta alla sua diocesi, con una particolare attenzione alle famiglie, per le quali oggi  si apre un anno speciale, che avrà come filo conduttore il tema “Famiglia Amoris Letitia”, alla luce dei contenuti della Esortazione apostolica Amoris laetitia, nel suo quinto anniversario.

I quattro sogni di San Giuseppe

“Lo spunto viene come al solito sempre da Papa Francesco – spiega monsignor Francesco Marino –  il quale con la lettera apostolica dedicata a San Giuseppe, Patris Corde ha posto al centro di quest’anno la figura di questo grande santo, ma  ha voluto legare l’Anno della famiglia, con l’approfondimento dell’Esortazione apostolica Amoris letitia, proprio a San Giuseppe. Ho trovato tutto questo molto stimolante per cui ho voluto offrire degli spunti di riflessione a partire dalla Quaresima prendendo spunto dai sogni di Giuseppe che ci vengono raccontati nel Vangelo di Matteo. Sono quattro i sogni attraverso i quali Giuseppe aderendo pienamente al piano di Dio, compie il suo servizio di custodia della Famiglia di Nazareth. Aiutati da lui noi tutti possiamo imparare l’arte del discernimento. Infatti la famiglia è un continuo cammino di conversione, quasi ad essere come un volano nella conversione pastorale della Chiesa diocesana. Una famiglia capace di abitare la pace, di sviluppare cioè una rete di solidarietà e di giustizia all’interno della società, quindi così come è stato per Giuseppe Maria e Gesù, una famiglia che sia creativa nello Spirito. Devo dire che questi orientamenti sono stati accolti bene, ma abbiamo tutto un anno davanti a noi per approfondire. Qui nella diocesi di Nola, abbiamo uno dei pochi santuari dedicati a San Giuseppe presenti in Italia, curato dei Padri Giuseppini del Murialdo e a quel luogo faremo riferimento un pò tutti.

Ascolta l’intervista al vescovo Francesco Marino

Lei ha parlato dei sogni di San Giuseppe che sono espressione del progetto di Dio sulla famiglia.  Secondo lei, nell’attualità di questa emergenza della pandemia, qual è l’indicazione più forte che ci arriva da Amoris laetitia, qual è il cuore di questa Esortazione apostolica?

R – Io ho trovato particolarmente significativo, perché è emerso dal vissuto causato anche dalla pandemia, la riscoperta della preghiera in famiglia. Ma non solo della preghiera intesa come orazione, ma anche di come la famiglia può aiutare a fare un discernimento sulla realtà, cercando di capire quali possano essere vie concrete di aiuto reciproco non solo all’interno del nucleo, ma anche di sostegno e di solidarietà verso altre famiglie. Riguardo ad Amoris laetitia li c’è un lungo discorso sulla realtà dell’amore e della gioia di amare nella famiglia. Ma c’è un capitolo che mi sta particolarmente a cuore, e su cui ho lavorato molto in questi anni, che riguarda la cura delle famiglie ferite, l’attenzione concreta di accogliere, integrare, e accompagnare tutte le famiglie ma in particolare  questi nuclei, con un servizio sempre più presente di ascolto animato dal centro diocesano, ma che ci proponiamo di farlo attivare anche nelle realtà più piccole, nei decanati e nelle parrocchie, per portare conforto a quelle situazioni di difficoltà, in cui sempre più molte famiglie si ritrovano. E poi stiamo lavorando con il tribunale ecclesiastico diocesano per facilitare la verifica per casi di eventuale nullità matrimoniale, ma il discorso è molto ampio, si va articolando anche per esempio intorno alla funzione educativa delle famiglie e dei giovani.

In Amoris laetitia, c’è l’indicazione pastorale di rendere sempre più partecipe le coppie di laici impegnati a testimoniare la bellezza del matrimonio. Ne fa cenno anche lei in questa lettera pastorale. Questo invito è stato accolto?  

R – Quest’anno a causa della pandemia abbiamo una situazione particolarmente difficile, però questo appello è stato molto sentito e ci sono state anche belle risposte. L’obiettivo è quello di incrementare il senso di responsabilità delle coppie animatrici all’interno delle comunità parrocchiali, non solo sulla preparazione al sacramento del matrimonio,  ma anche nell’accompagnamento e nell’aiuto reciproco per le famiglie che si sono già costituite e che nella vita matrimoniale incontrano i vari aspetti necessari alla formazione e alla cura, partendo dai giovani ma anche tenendo conto per esempio degli anziani, dei nonni, che nella famiglia hanno un compito sempre più imprescindibile: quello di trasmettere non solo amore, ma anche la cultura di un popolo,  quei valori essenziali al mantenimento di un’identità e di un servizio di prossimità.

Eccellenza cosa ci può insegnare quest’anno dedicato ad Amoris laetitia nell’anno di San Giuseppe?

R – San Giuseppe ci insegna soprattutto l’operatività, questa disponibilità a fare secondo la volontà di Dio. Giuseppe, non dice una parola nel Vangelo, ma è l’uomo dell’ascolto, e che compie il disegno di Dio secondo la sua volontà. È l’uomo anche dei grandi sacrifici accanto a Maria. Molte volte noi siamo portati a programmare le cose, mentre siamo meno disposti ad operare e agire. Giuseppe ci insegna questa spiritualità, la spiritualità dell’opera all’interno del disegno di Dio. E questo credo sia importante all’interno delle nostre famiglie, per quella qualità di grande tenerezza e di grande amore di san Giuseppe, che anche Papa Francesco nella Patris Corde ci ricorda.



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