Safer Internet Day: perché internet sia migliore e più sicuro per tutti

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Una Giornata mondiale che ricorre ogni anno a febbraio e che invita a riflettere su una realtà che ci riguarda da vicino, ma che conosciamo poco. Obiettivo dei numerosi appuntamenti promossi online in 170 Paesi in questa data è incentivare soprattutto i giovani a un uso consapevole di internet e sollecitare in generale maggiori tutele di fronte ai rischi della Rete. Tutti siamo coinvolti in questo sforzo, afferma don Paolo Padrini, esperto di nuovi media

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Dopo la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyber bullismo, celebrata il 7 febbraio, che in particolare coinvolgono il mondo dei bambini e dei ragazzi, ricorre il 9 febbraio la 18.ma edizione del Safer Internet Day, traducibile con Giornata per un Internet più sicuro, con eventi che quest’anno si svolgeranno in modalità online in tutto il mondo. Il tema scelto “Insieme per un Internet migliore”, sottolinea che tutti dobbiamo e possiamo fare qualcosa per rendere Internet un luogo migliore e più sicuro per tutti. Pedopornografia e pedofilia, sexting, cioè i messaggi a sfondo sessuale scambiati tra adolescenti, revenge porn, che indica la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite allo scopo di umiliare o danneggiare una persona, protezione dei dati personali, cyberbullismo, dipendenza da videogiochi e in genere da internet, solitudine e sedentarietà eccessiva che influisce sulla salute delle persone: tanti sono gli aspetti che hanno a che fare con la navigazione su web e che richiedono iniziative di sensibilizzazione e azioni decise per proteggere le potenziali vittime della Rete.

Chi organizza il Safer Internet Day in Italia

Istituito per iniziativa dell’Unione europea nel 2004, l’Internet Safer Day è organizzato in Italia all’interno del progetto Generazioni Connesse, gestito da un consorzio di enti pubblici, tra cui ministeri, università, Polizia Postale, e organizzazioni non governative come Save the Children Italia e Telefono Azzurro. Ogni anno si contano diverse centinaia di appuntamenti. Il programma completo di Internet Safer Day è disponibile sul portale di Generazioni Connesse. 

Gli sforzi a livello europeo       

Secondo Mariya Gabriel, commissaria europea per l’innovazione, la ricerca e la cultura “i giovani devono sentirsi al sicuro e responsabilizzati mentre navigano online per poter trarre il massimo vantaggio dal mondo digitale”. E in occasione della Giornata dichiara che attraverso il Piano d’azione europeo per l’educazione digitale, si sta “ponendo l’educazione digitale al centro del panorama educativo europeo”. Il commissario per il mercato interno Thierry Breton afferma che “la crisi del coronavirus ci ha costretti a spostare la maggior parte delle nostre attività quotidiane online e quando permettiamo ai nostri figli di navigare in internet, vogliamo che siano protetti. Ciò che è illegale offline dovrebbe essere illegale online. Ci aspettiamo che l’industria tecnologica faccia la sua parte nella promozione di un internet più sicuro in conformità con le norme dell’Ue”.

Don Padrini: insegnamo ai ragazzi il rispetto per gli altri 

Don Paolo Padrini è un sacerdote della diocesi di Tortona, in Piemonte, ed è esperto di nuovi media nella comunicazione ecclesiale e in ambito educativo. Si è specializzato in Teologia Pastorale delle Comunicazioni sociali alla Pontificia Università Lateranense e collabora con Huffpost, uno dei siti più seguiti del mondo. Ai microfoni di Vatican News propone un’ampia riflessione sugli obiettivi di Safer Internet Day e sull’influenza non sempre positiva del web, e in particolare dei social, nella nostra vita quotidiana, a cominciare dal tempo che spendiamo al computer o al cellulare tutti i giorni:

Ascolta l’intervista a don Paolo Padrini

R. – Sì, anche questo merita una riflessione, perché la sicurezza dell’uso di Internet, a volte viene considerata, sbagliando, solo una questione di tipo tecnico. In realtà il tempo che noi passiamo su internet, è un tempo di relazione, un tempo nel quale noi viviamo con le altre persone, quindi è un tempo che ha un peso. Dobbiamo capire se dare a questo tempo un peso valoriale positivo, oppure se vogliamo subire questo tempo, che allora assume necessariamente una valenza negativa che potrebbe pesare sulla nostra coscienza, potrebbe pesare sulla nostra psiche e anche sulla nostra fede che interagisce poi con il tempo che noi dedichiamo nella nostra vita. Un uso consapevole del tempo significa rendere positivo il tempo che noi passiamo su internet. Quindi è una questione di qualità, poi chiaramente c’è anche una questione di durata, perché sappiamo che il rischio di overdose da internet determina delle problematiche relative alla chiusura di rapporti, alla chiusura in se stessi, nel proprio mondo, all’interno della propria casa, ci sono anche problematiche cliniche ormai più che approfondite da questo punto di vista, però io mi soffermerei di più sul senso del valore del tempo che noi passiamo su internet.

Una cosa che preoccupa molti di noi è la diffusione dei dati personali, ci sentiamo controllati, letti nel pensiero, addirittura. E’ un fenomeno inevitabile, un prezzo con cui pagare i servizi forniti da internet, oppure ce ne dobbiamo sottrarre?

R. – Intanto è un fatto che i nostri dati siano la merce più preziosa di tutte le aziende che forniscono questi servizi e che naturalmente fanno business, quindi hanno anche delle attività speculative, ora però mi viene da dire anche una cosa: che ultimamente molte di queste aziende stanno prestando più attenzione nel gestire i dati, quindi se alcune lo fanno e se ne vantano, significa che è possibile in qualche modo limitare i dati che vengono distribuiti. E io credo che si debba tendere sempre di più verso una razionalizzazione e una diminuzione dei dati utilizzati nel rispetto della privacy che poi è il concetto fondamentale giuridico che chiede di essere gestito. Poi c’è anche un altro elemento e cioè come anche noi concediamo noi stessi su internet, in che modo ci esponiamo. Quando noi andiamo su un social network, o quando i nostri ragazzi vanno su Internet, cosa espongono di se stessi? Esiste ancora il senso del pudore al tempo di Internet? Secondo me il pudore non è solo possibile ma è doveroso. Noi su internet ci stiamo esponendo, ma non è detto che in ogni luogo ci si debba esporre totalmente nello stesso modo e con chiunque e questo è un tema di tipo educativo molto molto forte e importante.

Bisogna riconoscere che la maggioranza delle attività illecite svolte su internet sono legate in qualche modo al sesso e qui sono proprio i ragazzi ad essere più esposti a rischi. Sappiamo che il controllo dei genitori non basta. Che cosa chiedere alle istituzioni pubbliche, alla politica per una maggiore protezione dei più giovani?

R. – Bisogna chiedere tutto ciò che è possibile e ciò che è anche Impossibile, come prospettiva, per tutelare i nostri ragazzi. Assolutamente noi dobbiamo chiedere ai giovani responsabilità, ai ragazzi attenzione, ai genitori la disponibilità a lasciarsi coinvolgere, perché la parola controllo è una parola che semplifica e che deresponsabilizza. E’ più facile controllare che non stare con i nostri figli e partecipare con loro della loro vita anche online che è la cosa più importante. Noi possiamo fare tutto questo, ma non possiamo non stimolare di continuo il pubblico e chi ha responsabilità a tutelare i nostri ragazzi, in qualsiasi modo, perché purtroppo ci sono delle aree di delinquenza su internet, di violenza, e sono aree che sono penali e che devono essere perseguite e tenute costantemente sotto controllo. Il sesso, la pornografia, è anche una questione di tipo morale nel senso che è importante rendersi conto che si fa violenza a quella determinata persona nel momento in cui si fruisce di contenuti pornografici su internet, si abusa in qualche modo di una persona che viene sempre privata della sua intimità, ed essere partecipe di questo abuso di privazione dell’intimità altrui è qualcosa di negativo. Bisogna anche educare i nostri ragazzi al fatto che bisogna stare attenti a rispettare il prossimo, bisogna rispettare i fratelli. Penso ad esempio al revenge porn cioè questo diffondere da parte di ragazzini immagini di altri ragazzini. Alla fine è necessario affrontare il tema dell’amore tra i nostri ragazzi, quello vero, di un rispetto che sia sostanzioso e quindi di un uso anche dei loro strumenti che sia coerente con la dimensione umana, di fratellanza, e per i giovani che credono è anche una dimensione religiosa che li deve impegnare, li deve far sentire partecipi e responsabili.

Tik Tok, la piattaforma leader sui video brevi: “la nostra missione è ispirare creatività e portare buonumore” si legge nel sito ufficiale in lingua italiana. Purtroppo invece Tik Tok ha già fatto alcune vittime anche in Italia, perché secondo lei?

R. – Ma perché credo che stimoli delle dinamiche molto forti: il fatto ad esempio di volersi esporre in tutti i modi, di voler acquisire audience in qualsiasi modo cercando di attirare l’attenzione anche con gesti esagerati, l’esigenza anche di cercare di avere sempre il consenso degli altri, di crearsi anche un’immagine di se stessi finta. Pensiamo in alternativa, al nuovo social network che in questo momento sta spopolando che è Clubhouse che invece è un social network che spinge sulla parola, ci obbliga a stare all’interno di stanze nelle quali si parla e basta, nelle quali bisogna parlare, parlare di vari argomenti, dedicarci del tempo, prendersi delle responsabilità. Quindi anche nel mondo dei social network, ci sono quelli che hanno dinamiche, io ritengo insite nel loro funzionamento, di tipo negativo, e ce ne sono altri che possono avere delle dinamiche positive e possono essere utilizzati e promossi anche in un ambito di tipo educativo.

Quindi sta sempre a noi scegliere come esprimerci, non dobbiamo per forza utilizzare tutto quello che esiste…

R. – E infatti, la regola poi è sempre quella: non lo dice l’11.esimo comandamento che bisogna utilizzare i social network. Sono gli strumenti che la tecnologia e il nostro mondo ci mettono a disposizione, ci sono, ma il fatto che ci siano non significa che devono essere mangiati direttamente così, senza sentirne il gusto, per cui noi dobbiamo essere consapevoli, conoscerne i meccanismi, perché non sono strumenti neutri. Dobbiamo sceglierli non dimenticandoci mai che siamo fatti per avere una dieta mediale che deve essere varia, cioè è giusto utilizzare i social se uno vuole usarli, come è importante però che uno prenda un libro in mano, o andare al cinema, quando si potrà tornarci a guardare un bel film, o emozionarsi davanti a un quadro o sentendo della buona musica.

E’ importante allora fissare un’occasione in cui tutti possiamo riflettere su questi aspetti come in questa giornata?

R. – Sì, assolutamente è importante perché ci aiuta a concentrarci su questo argomento, perché il rischio è quello che nell’abitudine dell’utilizzo di questi strumenti, si perda la profondità dell’approccio ad essi. Quindi è giusto soffermarsi a riflettere, inchiodando, diciamo, anche le istituzioni, al ruolo che devono avere dal punto di vista educativo, del controllo, dal punto di vista anche tecnologico e perché no, anche stimolando le aziende perché si possa rendere internet sempre di più un luogo sano e sicuro.



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