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Qumran, 70 anni dopo la scoperta i Rotoli del Mar Morto sono ancora ricchi di mistero

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Una delle grotte di Qumran
Foto: Terrasanta.net

Un ritrovamento senza precedenti nella storia, una testimonianza preziosa che apre nuovi scenari nello studio delle scienze bibliche, un’occasione per lasciarsi interrogare: tutto questo sono i ‘rotoli del Mar Morto’, manoscritti recuperati ormai 70 anni fa, nelle grotte di Qumran in Palestina, in circostanze ancora avvolte dal mito.

Ci sono molti libri dedicati all’argomento, uno in particolare recentemente pubblicato, “ Qumram segreto” di Massimo Centini dei Edizioni Terra Santa ha la qualità di essere divulgativo e corretto e di sfatare alcuni falsi miti.

Ma per capire meglio la questione parliamo con Laura Paladino, storica e biblista, docente di Storia dell’Ebraismo Antico e di Storiografia Biblica e Giudaico-Ellenistica in diversi atenei italiani e pontifici.

Qumran è al centro dell’attenzione scientifica, eppure su questa tematica si constata disinformazione: potrebbe tracciare le coordinate fondamentali di questo ritrovamento e della sua rilevanza?


“La scoperta dei ‘rotoli del Mar Morto’, rinvenuti in grotte nei pressi di un insediamento databile tra il la metà del II secolo a. C. e il I secolo d. C., è tra le più importanti dell’età moderna. Oggetto del ritrovamento sono manoscritti e giare: nonostante la comune opinione per cui i manoscritti furono trovati nelle giare, fondata sui racconti dei beduini del luogo, non c’è alcuna attestazione da parte degli archeologi in tal senso.

La stessa narrazione della scoperta, che sarebbe avvenuta mentre un beduino tentava di recuperare la propria capretta nascostasi in una grotta, è più un topos letterario che non una dichiarazione attendibile. La parte più importante dei rotoli riguarda testi biblici ed è interessante notare una continuità con le risultanze dei codici, e specificamente con il Codice di Leningrado, del 1008, dal momento che la redazione dei manoscritti di Qumran si colloca in un periodo compreso tra il III secolo a. C. al I secolo d. C., risulta che il testo da questi tramandato è pressoché identico a quello cristallizzato, a conferma di un’attenzione filologica per le Sacre Scritture ineguagliabile.

Non solo, a Qumran sono state individuate versioni ebraiche di libri biblici tramandatici solo in greco, ad esempio il Siracide, attestando la presenza di tradizioni giudaiche minoritarie nella formazione del canone biblico ebraico, ma essenziali per quello cristiano.

L’importanza dei ‘rotoli del Mar Morto’ sta nel fatto che tramandano il testo biblico nella sua interezza – con le diverse versioni, e confermano che la tradizione greca su cui si sono formate le prime comunità dei fedeli ha un fondamento storico e filologico”.

Come mai, allora, queste tradizioni minoritarie sono attestate proprio a Qumran? Sarebbe la conferma della presenza di una ‘setta’ in tali luoghi, ad esempio gli Esseni?

“L’ipotetico insediamento di una ‘setta’ in tali luoghi è molto discusso, così come la classificazione del gruppo nel panorama religioso ebraico: è vero che sono stati trovati commentari biblici (i cosiddetti pesharim) nonché testi relativi alla vita comunitaria, comunemente attribuiti agli Esseni. Eppure, il nome del gruppo è attestato solo da fonti greche, come Giuseppe Flavio; nei manoscritti di Qumran si definiscono jaad, ‘unione’. Esseni potrebbe essere, piuttosto, la storpiatura di una parola ebraica che vuol dire ‘osservante, puro’.

Il costume ad essi attribuito di non sposarsi è in contraddizione con l’ideale ebraico per cui il matrimonio e la genitorialità sono una benedizione di Dio, mentre l’assenza di figli una maledizione. Un ulteriore dato: Qumran è in una depressione desertica, caratterizzata da un clima mite in inverno e torrido d’estate, perciò non è ipotizzabile un insediamento stabile in tale luogo.

Semmai, e ciò sarebbe testimoniato anche dai numerosissimi bagni rituali e dalle tombe circostanti, avremmo davanti un santuario, presso cui si andava per celebrare la Pasqua. Infine, il periodo di insediamento di un gruppo, se ne ammettessimo l’esistenza, non coprirebbe l’arco temporale dei manoscritti. I manoscritti proverrebbero da posti diversi e solo tardivamente sarebbero stati raccolti e nascosti, per preservarli dalla dispersione. L’identità giudaica in questo luogo si sarebbe affermata, superando le diversità ‘settarie’ esistenti al tempo di Gesù”.

Vista l’influenza che la tradizione attestata a Qumran ha avuto sul cristianesimo nascente, si possono ricostruire eventuali rapporti con Cristo o le prime comunità?

“Non possiamo dire con certezza se Gesù abbia conosciuto o meno chi si recava lì, ma vi sono alcuni dati che lasciano aperte possibilità. Anzitutto, Qumran aveva con il Tempio un rapporto ambivalente: pur riconoscendo che in quel luogo vi era la presenza di Dio, si contestava la mondanizzazione; si potrebbe individuare un’analogia con l’episodio della cacciata dei mercanti da parte di Gesù.

Poi, vi è un dettaglio risultante dalla parabola del buon samaritano: l’uomo aggredito si recava verso Gerico, località molto vicina a Qumran: in quel racconto, prima del samaritano, passano accanto all’uomo tramortito un sacerdote e un levita, che non gli prestano soccorso in quanto attenti alla purità: tali categorie di persone sembrano essere molto vicine, per estrazione sociale e abitudini religiose, a quanti, verosimilmente, frequentarono l’insediamento di Qumran.

Giovanni Battista, figlio di sacerdote, sceglie l’area del deserto per comportarsi in modo simile a quanto attestato dai testi settari rinvenuti nelle grotte del Mar Morto. Un’ulteriore conferma verrebbe dalla localizzazione del sito del battesimo di Cristo a poca distanza da questi luoghi. Infine, la spiritualità di attesa del Messia e di salvezza universale, che si respirava a Qumran, è in piena consonanza con il messaggio cristiano”.

Radici, intercultura, identità, comunità: tutto ciò è Qumran. Qual è il messaggio per l’uomo di oggi, credente o non credente?


“Qumran è un luogo dove convergono più tradizioni: non si è avuta, come dicevo, una ‘damnatio memoriae’ degli orientamenti più distanti dall’ortodossia. Anzi, il precipitare dei fatti con l’assedio di Gerusalemme e la distruzione del Tempio ha favorito l’atteggiamento diretto a salvare l’identità.

Non si fa più riferimento a una singola corrente di pensiero, ma al bene comune. Come non si parla mai nei ‘rotoli del Mar Morto’ di salvezza personale, bensì di salvezza collettiva, così si opta per una conservazione totale delle differenti tradizioni ebraiche. L’idea che tutti siamo salvati insieme, come popolo, diventa, per il credente e il non credente, la spinta per operare in sinergia. Scoprire Qumran vuol dire scoprire la radice giudaica che ha formato, insieme con la cultura greco-romana, la nostra coscienza e la nostra società”.





Fonte: http://www.acistampa.com/