Proibizioni armi nucleari, Tomasi: il Trattato è un passo fondamentale

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In una intervista rilasciata al Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), l’ex Osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite a Ginevra si dice ottimista sugli effetti nel lungo termine del trattato entrato in vigore, il 22 gennaio, nonostante manchi ancora la firma di diversi Stati

Lisa Zengarini – Città del Vaticano 

L’inizio di una “nuova era” nel diritto internazionale e “sempre più anche nell’opinione pubblica” circa il fatto che “non è giusto che gli Stati usino e detengano armi nucleari”. Così il cardinale Silvano Maria Tomasi si esprime sulla recente entrata in vigore, il 22 gennaio, del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) che considera una primo fondamentale passo.

Intervistato dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), l’ex Osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite a Ginevra e presso l’Organizzazione mondiale del commercio, si dice ottimista sugli effetti nel lungo termine del trattato, nonostante manchi ancora la firma di diversi Stati, nucleari e non. “Nessuno si illude che le dichiarazioni morali da sole portino al disarmo, ma le nuove norme emanate possono sostenere e persino guidare negoziati complessi, si spera verso il raggiungimento dell’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari”, afferma.

Secondo l’ex nunzio apostolico, il Tpnw dovrebbe incoraggiare gli Stati non dotati di armi atomiche ad unirsi per dimostrare che è possibile avanzare anche sul fronte del disarmo: “La prossima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare – afferma – offre agli Stati una grande opportunità per far sentire la propria voce e impegnarsi per una maggiore cooperazione”.

Anche il peso degli attori della società civile, che si stanno mobilitando con campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, è importante. Le loro azioni, sostiene, “possono avere un impatto reale nelle società democratiche. Di fatto, tutti gli Stati e le organizzazioni politiche possono svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento del disarmo nucleare”.

Il cardinale Tomasi richiama in particolare il ruolo della Santa Sede e delle altre Chiese cristiane che hanno attivamente sostenuto questo trattato e continuano a battersi per un mondo senza armi atomiche: “In questo campo – dice – le religioni e tutte le denominazioni cristiane possono convergere e amplificare insieme lo stesso messaggio morale per credenti e non credenti”, soprattutto attraverso iniziative di sensibilizzazione e informazione a livello locale e campagne di pressione sui decisori politici.

Nell’intervista il porporato ribadisce ancora una volta come “la sola esistenza di armi nucleari”, insieme alle minacce portate dai progressi delle tecnologie, rappresenti un “rischio costante” per la sicurezza mondiale, ma anche un ostacolo allo sviluppo, che di questa sicurezza è la vera condizione, come ha più volte evidenziato Papa Francesco: “I maggiori investimenti in armi derivano da un sentimento di insicurezza, ma – afferma – una società non potrà mai essere sicura se i bisogni essenziali dei suoi cittadini non vengono soddisfatti”. 

Per questo motivo, insiste il cardinale Tomasi, la proposta rilanciata da Papa Francesco di istituire un Fondo mondiale per lo sviluppo umano con i soldi precedentemente investiti in armi è cruciale per affrontare le sfide che il mondo ha davanti oggi: “L’istituzione del Fondo ridurrebbe il rischio di conflitto, poiché si muove nella direzione dell’eliminazione degli arsenali nucleari, della riallocazione dei fondi per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e della realizzazione degli impegni degli Stati per la sicurezza integrale”.

L’attuale pandemia del Covid-19 potrebbe servire da catalizzatore in questo senso: “In tempi economicamente difficili per tutti gli Stati, comprese le grandi potenze, essere in grado di liberare fondi per rilanciare l’economia è essenziale – osserva -. Ridurre gli stanziamenti destinati alla corsa agli armamenti e dedicarli alla ripresa economica è in realtà una scelta strategica per quegli Stati che desiderano mantenere il loro ruolo preminente nel sistema internazionale”, sottolinea in conclusione il cardinale Tomasi.

 



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