Primo giorno del Wto a guida femminile e africana

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Prende ufficialmente il via il mandato di Ngozi Okonjo-Iweala, alla direzione del World Trade Organization (Wto). Si tratta di una donna e si tratta di un’africana. E’ infatti di nazionalità nigeriana. La scelta è significativa e promettente, perché fa sperare in una visione nuova delle dinamiche mondiali del commercio, come sottolinea l’economista Alessandra Faggian

Fausta Speranza – Città del Vaticano

La nuova direttrice del World Trade Organization (Wto), Ngozi Okonjo-Iweala, è un’economista di 66 anni, madre di quattro figli, tra i quali figura lo scrittore Uzodinma. E’ nigeriana di nascita, naturalizzata statunitense. Laurea ad Harvard e dottorato al Mit di Boston, in Massachusetts, per quattro anni consecutivi, la rivista Forbes l’ha inserita tra le cento personalità più importanti al mondo e il Times nella sua classifica dei cento volti più influenti sul pianeta.

L’impegno in Nigeria

E’ stata primo ministro delle Finanze donna in Nigeria – prima anche nel ricoprire il ruolo per due volte, dal 2003 al 2006 e dal 2011 al 2015 – e poi prima donna agli Esteri. Durante questo periodo ha lavorato per cancellare il debito di 30 miliardi del suo Paese nei confronti del Club di Parigi, un gruppo che comprende le 22 economie più forti al mondo con l’obiettivo di rinegoziare il debito pubblico dei Paesi nel Sud del mondo. Per le sue politiche neoliberiste  è stata, insieme con l’allora presidente Goodluck Jonathan, al centro della protesta Occupy Nigeria, quando nel 2012 la popolazione è insorta per la rimozione dei sussidi statali per il carburante. Il debito è stato cancellato e, oggi, la Nigeria è la prima economia del continente africano, ventiseiesima nel mondo, anche se non mancano in un Paese molto vasto vari problemi. Tutti le riconoscono l’impegno, durante gli anni da ministro, per una lotta serrata alla corruzione, vinta modernizzando i sistemi di gestione finanziaria e imponendo la pubblicazione dei conti pubblici. Nel suo libro “Fighting Corruption Is Dangerous”, pubblicato nel 2018, Okonjo-Iweala ha rivelato come sua madre sia stata rapita per un breve periodo chiedendo per il suo rilascio le sue dimissioni.

Sul piano internazionale

Fuori dai confini nazionali, ha lavorato per venticinque anni nella Banca Mondiale (tra il 2007 e il 2011 è stata amministratore delegato. E’ consulente della Asian Infrastructure Investment Bank. Fino a poco tempo fa, era membro del consiglio di GAVI, un’organizzazione internazionale che distribuisce vaccini ai Paesi poveri. E’ stata inviata dell’Unione africana per la pandemia di Covid-19.

La nomina al commercio globale

L’incarico di direttore generale le è stato conferito il 15 febbraio scorso a conclusione della sessione speciale del Consiglio generale, il massimo organo della Wto, riunitosi in modalità virtuale. L’incarico è previsto da oggi, primo marzo 2021, ad agosto 2025. L’Organizzazione mondiale per il commercio ha annunciato la nomina dal primo marzo 2021 ad agosto 2025. L’approvazione dei 164 membri è arrivata dopo le dimissioni di Roberto Azevêdo nell’estate scorsa. Delle speranze che la nomina ha sollevato abbiamo parlato con Alessandra Faggian, professoressa ordinaria di Economia Applicata, direttrice dell’Area di Scienze Sociali e prorettrice con delega alla ricerca del GSSI – Gran Sasso Science Institute:

Ascolta l’intervista con Alessandra Faggian

A proposito dell’elemento femminile Faggian ricorda che i media hanno sottolineato come Paesi del Nord Europa a guida femminile così come la Nuova Zelanda con premier donna si sono distinti per il buon contenimento della pandemia. Da studiosa sottolinea che bisognerebbe verificare meglio ma che forse davvero c’è tra le caratteristiche delle donne in generale una attenzione maggiore alla cura e una accentuata empatia, mentre magari gli uomini hanno diversi punti di forza. Faggian ricorda che la libera circolazione dei vaccini e delle forniture mediche per combattere la pandemia, oltre alla ripresa economica, sono soltanto due delle numerose questioni che Okonjo-Iweala si troverà sul tavolo. Sottolinea che il neo capo del Wto ha promesso anche di aggiornare le regole commerciali incoraggiando gli Stati a essere trasparenti nelle loro procedure e, in particolare, di trovare “soluzioni allo stallo sulla risoluzione delle controversie”.  La precedente amministrazione statunitense ha più volte puntato il dito contro le organizzazioni internazionali di non fare abbastanza nel contenimento cinese. Oltre all’Oms, anche il Wto è finito sotto le accuse di Trump, arrivando a paralizzare l’Organizzazione, impedendone le sentenze e non permettendogli di risolvere le controversie tra Stati, aprendo a tutti la strada, quella dei dazi, da lui già intrapresa liberamente contro Pechino. L’arrivo di Joe Biden ha smorzato le tensioni e ha riportato gli Stati Uniti verso un internazionalismo economico e politico, ma non ha di certo risolto i problemi del Wto che da più parti si chiede anche di riformare.

Prospettive nuove di speranza

Faggian sottolineando che i problemi non mancano, aggiunge però che la scelta di una donna e africana può essere l’elemento nuovo che può innescare dinamiche positive. Spiega che certamente il momento è difficile per la crisi socio-sanitaria ma che proprio questo può far comprendere che è necessaria maggiore cooperazione a tanti livelli e innanzitutto che bisogna lavorare anche a livello di scambi commerciali perché vengano sanate le drammatiche e inaccettabili disuguaglianze tra Paesi e all’interno di ogni Paese.  Faggian, che ha concentrato i suoi studi sul fattore umano in economia, mette in luce la speranza condivisibile che la scelta di una donna apra ad una gestione più attenta al rispetto e alla valorizzazione delle persone, sotto tutti i punti di vista. Ogni scelta, infatti, in economia, a partire da quelle che riguardano i lavoratori, dovrebbe puntare al benessere delle persone mentre si parla sempre molto di più di profitti. Faggian peraltro spiega da economista che una maggiore attenzione agli equilibri e alle persone non voglia dire necessariamente meno profitti, anzi un’economia più attenta può dare frutti più a lungo termine e può essere molto più sostenibile, e dunque risultare perfino un investimento migliore per il futuro.



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