Prendere sul serio la speranza

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“Vorrei soprattutto aiutare a prendere sul serio la speranza cristiana. Si tratta senza dubbio di un dono, ma ciò non dispensa dal prendere in esame la solidità del suo fondamento”. In questa frase si può raccogliere il messaggio del card. Ruini al compiere dei 90 anni: la speranza cammina ogni giorno con l’uomo e lo sostiene, apre il suo pensiero verso Dio, gli è accanto nel dialogo tra la verità e la libertà. La speranza cristiana va presa sul serio, sempre

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Vorrei soprattutto aiutare a prendere sul serio la speranza cristiana. Si tratta senza dubbio di un dono, ma ciò non dispensa dal prendere in esame la solidità del suo fondamento”. In questa frase colta dalle pagine del suo libro “C’è un dopo?” si riassume uno dei segni che il cardinale Camillo Ruini ha impresso nel servizio alla Chiesa italiana.
La speranza, messa continuamente a prova dalla fatica della storia, è stata il filo che ha tenuto uniti il suo pensiero e la sua azione, è stata la virtù che nelle diverse stagioni ha voluto e saputo coniugare con i progetti, gli impegni, le scelte.
Basterebbe ripercorrere la lunga strada del Segretario generale e del Presidente della Cei, del Vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma per prenderne consapevolezza.

Non mancherebbe certo un po’ di stupore perché spesso la narrazione mediatica su Ruini ne ha messo in luce la capacità e la finezza dell’azione e del pensiero ma raramente ne ha colto quella dimensione “altra” che ha guidato la passione per la verità, per il dialogo dell’umano con il divino, della cultura con la fede, della vita con il Vangelo.

Non si tratta di fare un elenco di pensieri, di progetti, di mete raggiunte, di ostacoli superati, di strade rimaste aperte. A questo compito sono chiamati gli storici.
Sotto il segno della speranza si vorrebbe porre l’intrecciarsi che nel Vangelo avviene tra la verità e la libertà.
Come testimone di un tempo lontano mi basterà accennare a un tema particolarmente caro al cardinale Ruini fin dalla nomina a Segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Nomina che all’indomani del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985 segnò l’avvio della grande e ricambiata amicizia con Giovanni Paolo II. Un legame fondato sulla stima reciproca e su una comune visione di Chiesa in un tempo di storici cambiamenti quali il crollo del muro di Berlino e di tragiche tensioni internazionali.
Cultura e comunicazione, questo il tema. Nell’agenda del Convegno ecclesiale di Palermo del 1995, diventò un binomio inscindibile perché era chiarissimo quanto la Parola di Dio avesse bisogno di entrare nel cuore e nella mente dell’uomo con modalità, linguaggi e strumenti più rispondenti al tempo e all’indirizzo del Concilio.

Il progetto culturale, l’assunzione di responsabilità per Avvenire, il deciso consenso alla nascita dell’agenzia giornalistica Sir sono alcuni segni concreti. A fondamento di progetti diventati percorsi c’era il desiderio condiviso con altri di far giungere più nitida la voce di Dio alle coscienze, di dare la parola alla verità.

Un esercizio impegnativo trasformato in un ascolto di competenze e di sensibilità diverse. Più volte raccontò del suo incontro con don Giuseppe Cacciami, una figura storica della stampa cattolica, che gli raccomandò di modificare la sua comunicazione perché tutti, non solo alcuni, potessero comprendere il messaggio della Chiesa.

La grande preoccupazione e la grande passione erano quelle di portare il Vangelo alla porta della coscienza perché si aprisse e accogliesse il dialogo tra la verità e la libertà.

C’è infine il tema dei laici (Convegno ecclesiale nazionale di Verona 2006). Amava confrontarsi spesso con loro, li cercava e li sollecitava quando in gioco erano grandi questioni etiche, sociali, politiche. La valorizzazione della diversità, il rispetto dell’autonomia non dovevano diventare separatezze incapaci di dialogo o presenze insignificanti. L’impegno e l’intelligenza che mise in questa fatica furono per contribuire alla crescita del laicato cattolico non, come vorrebbe far intendere una lettura frettolosa, per una sostituzione di ruoli nei rapporti tra istituzioni.
Si può tornare alla frase posta all’inizio per raccogliere il messaggio del card. Ruini al compiere dei 90 anni: la speranza cammina ogni giorno con l’uomo e lo sostiene, apre il suo pensiero verso Dio, gli è accanto nel dialogo tra la verità e la libertà. La speranza cristiana va presa sul serio, sempre.





Fonte Agensir

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