Parrocchia San Michele Arcangelo

Pregare insieme per la pace

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“E’ un dono pregare insieme” per la pace, ha detto Francesco il 20 ottobre in occasione dell’incontro internazionale di preghiera svoltosi a Roma che, nello spirito di Assisi, ha visto uniti esponenti di varie religioni nella invocazione comune per una armonia davvero planetaria. L’attenzione e la solidarietà con le religioni non cristiane ha caratterizzato il magistero di tutti i papi della modernità, in un crescendo di consapevolezza, dal dopoguerra in poi

Laura De Luca – Città del Vaticano

Lo spirito di Assisi, come si definisce ormai la disponibilità di tutte le religioni ad incontrarsi a pregare insieme per la pace universale, è stato stigmatizzato da Giovanni Paolo II, che nell’ultimo scorcio della guerra fredda, quando Reagan e Gorbaciov si incontravano sorridenti davanti al caminetto di Ginevra, faceva la sua parte, invitando sulla tomba di Francesco gli esponenti di tutte le religioni del mondo, dalle chiese cristiane non cattoliche alle grandi fedi monoteistiche, dai millenari credo orientali ai riti di piccolissime comunità con pochi fedeli… Ottobre 1986:

Il trovarsi insieme di tanti capi religiosi per pregare è di per sé un invito oggi al mondo a diventare consapevole che esiste un’altra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici. Ma il risultato della preghiera, che, pur nella diversità di religioni, esprime una relazione con un potere supremo che sorpassa le nostre capacità umane da sole. Noi veniamo da lontano non solo, per molti di noi, a motivo di distanze geografiche, ma soprattutto a causa delle nostre origini storiche e spirituali

Un’altra dimensione della pace, che non si accontenta dei trattati o dei negoziati, ma che fa appello all’intimo di ogni uomo, dunque. Eppure, in quei movimentati anni ottanta, anche le firme e gli accordi per il disarmo furono importantissimi.  Ma nel magistero della Chiesa l’urgenza della pace è stata declinata da sempre su altre basi. Fu particolarmente la dura esperienza del secondo conflitto mondiale a rendere ancora più chiara l’urgenza di trovare un solido fondamento spirituale a questo impegno…

Noi siamo persuasi che anche oggi, di fronte ad un nemico risoluto ad imporre, in un modo o nell’altro, a tutti i popoli una particolare e intollerabile forma di vita, soltanto l’unanime e forte contegno di tutti gli amanti della verità e del bene può salvare la pace, e la salverà. (…)Vi sono dunque casi e momenti nella vita delle nazioni, in cui soltanto il ricorso a principi superiori può stabilire chiaramente i confini tra il diritto e il torto, tra il lecito e l’immorale, ed acquietare le coscienze di fronte a gravi risoluzioni. E’ pertanto consolante che in parecchi Paesi, negli odierni dibattiti, gli uomini parlino della coscienza e delle sue esigenze. Essi mostrano di non aver dimenticato che la vita sociale in tanto si salva dal caos, in quanto si lascia sorreggere da norme assolute e da un fine assoluto.

Ascolta la voce di Pio XII

La guerra è finita da poco più di dieci anni e Pio XII, nel suo Radiomessaggio natalizio del 1956 indirizzato al mondo intero, non può dimenticare l’importanza che gli stessi responsabili delle nazioni parlino alle coscienze degli uomini. Altrettanto importante è prestare orecchio a tutte le invocazioni di pace, di qualsiasi provenienza esse siano. Giovanni XXIII, che alla pace dedicò la sua ultima enciclica, fu particolarmente sensibile all’universale bisogno di pace di tutta l’umanità, senza distinzioni di credo.

Nel mondo odierno quante vie della pace vengono proposte e imposte: e quante vengono suggerite anche a noi, che pur godiamo, come Maria e Giuseppe, la sicurezza di conoscere la nostra strada, e non temiamo di potere errare. Dal secondo dopo guerra, infatti, a questa parte, quanta varietà di espressione: e quanto abuso di questa santa parola: Pax, pax … Noi rendiamo omaggio e rispetto alla buona volontà di tanti esploratori ed annunziatori di pace nel mondo: uomini di Stato, diplomatici esperimentati, scrittori valenti. Gli è che la vera pace non può venire che da Dio…

Ascolta la voce di Giovanni XXIII

Radiomessaggio natalizio del 1959. La pace non è solo faccenda umana, avverte Giovanni XXIII, fatta salva la buona volontà di tutti, nessuno escluso. Ma quanto è nel potere degli uomini, deve potersi radicare nel profondo dei loro cuori. Là dove gli uomini, tutti gli uomini, si rivolgono a Dio, ciascuno al proprio…

Sempre per il motivo che la pace vera e indivisibile nei suoi vari aspetti, essa non riuscirà a insediarsi sul piano sociale e internazionale, se non sarà anch’essa, e innanzitutto, un fatto interiore. Ci vogliono cioè prima di tutto — e necessario ripeterlo — gli « uomini di buona volontà»: giusto quelli a cui gli angeli di Betlemme annunciarono la pace: Pax hominibus bonae voluntatis. Pace di Cristo agli uomini di buona volontà. Solo essi, infatti, possono realizzare le condizioni contenute nella definizione della pace data da S. Tommaso: l’ordinata concordia dei cittadini (…). Ma come potrà germinare questo duplice fiore dell’ordine e della concordia, se le persone che hanno responsabilità pubbliche, prima di vagliare i vantaggi e i rischi delle loro determinazioni, non si riconosceranno personalmente soggetti alle eterne leggi morali?

Ascolta la voce di Giovanni XXIII

Le leggi morali e il senso di Dio: il riconoscimento di un ordine superiore che accomuna tutta l’umanità è l’ingrediente fondamentale per la concordia sul pianeta. Giovanni XXIII lo tiene sempre più presente alla firma della sua ultima enciclica Pacem in terris, che come tutte le encicliche non è destinata solo ai cristiani. Ma in questo caso il papa vuole espressamente ribadirlo. E’ il 9 aprile 1963…

Sulla fronte dell’Enciclica batte la luce della divina rivelazione, che dà la sostanza viva del pensiero. Ma le linee dottrinali scaturiscono altresì da esigenze intime della natura umana, e rientrano per lo più nella sfera del diritto naturale. Ciò spiega una innovazione propria di questo documento, indirizzato non solo all’Episcopato della Chiesa universale, al Clero e ai fedeli di tutto il mondo, ma anche « a tutti gli uomini di buona volontà ». La pace universale è un bene che interessa tutti indistintamente; a tutti quindi abbiamo aperto l’animo Nostro.

Ascolta la voce di papa Giovanni XXIII

Tutti indistintamente siano interessati e coinvolti al tema della pace. E proprio negli anni di Giovanni XXIII, proprio negli anni del Concilio, la chiesa comincia formalmente a rivolgere il suo sguardo alle religioni “altre”. Ecco nel 1964 l’istituzione del segretariato per i non cristiani, di cui parla, dieci anni dopo, papa Paolo VI. 6 luglio 1974.

Esso corrispondeva ad un nostro fervido desiderio, che esponemmo qualche mese dopo nella prima Enciclica Ecclesiam suam: l’incontro, il dialogo con l’immensa area dei credenti in Dio, al di fuori dell’unica religione cristiana: «Non vogliamo rifiutare – scrivevamo in quell’occasione – il nostro rispettoso riconoscimento dei valori spirituali e morali delle varie confessioni religiose non cristiane…» (…)In esse, infatti, i Padri hanno visto un’espressione molto significativa, anche se incompleta, del genio religioso dell’umanità, testimonianza del lavorio segreto che la grazia dello Spirito Santo – che riempie tutta la terra (…) – ha svolto nei secoli (…) sicché quelle manifestazioni religiose, nonostante le differenze, «haud raro referunt tamen radium illius Veritatis, quae illuminat omnes homines» .

Nonostante le differenze, le varie manifestazioni religiose “tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”. E qui Paolo VI sta espressamente citando il documento conciliare Nostra Aetate, dedicato proprio al rapporto della chiesa con le religioni non cristiane, pubblicato sul finire del Concilio, nell’ottobre del 1965.
Nell’Epifania del 1967 Paolo VI si era espresso esplicitamente nei confronti di tali “manifestazioni religiose”, riprendendo il medesimo passaggio del documento Nostra Aetate, ma stavolta in italiano!

La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.

La verità è una e illumina tutti. Ma attenzione al sincretismo, ai facili consensi. Possiamo pregare insieme rimanendo però noi stessi.
Torniamo ad Assisi in quell’ottobre del 1986, gli anni della perestroika… Lo precisa con chiarezza Giovanni Paolo II.

Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. Né esso è una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di cercare e di obbedire alla verità. Il nostro incontro attesta soltanto – questo è il vero significato per le persone del nostro tempo – che nel grande impegno per la pace, l’umanità, nella sua stessa diversità, deve attingere dalle sue più profonde e vivificanti risorse, in cui si forma la propria coscienza e su cui si fonda l’azione di ogni popolo.

Anche papa Benedetto XVI, pur confermando la sua intenzione di continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, invita alla prudenza… Eccolo il 7 giugno 2008: si sta rivolgendo ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso

Ascolta la voce di papa Benedetto XVI

La grande proliferazione di incontri interreligiosi nel mondo di oggi richiede discernimento. A questo proposito, sono lieto di osservare che in queste giornate avete riflettuto sugli orientamenti pastorali per il dialogo interreligioso. A partire dal Concilio Vaticano ii si è prestata attenzione agli elementi spirituali che le diverse tradizioni religiose hanno in comune. In numerosi modi, ciò ha contribuito a edificare ponti di comprensione al di là dei confini religiosi.

Certo, il secolo della globalizzazione non può fermare la crescita del dialogo tra fedi diverse. Al contrario deve incrementarla. Proprio alla vigilia dell’anno duemila, ecco un pensiero in tal senso di Giovanni Paolo II al termine dell’assemblea interreligiosa del 28 ottobre 1999….

Ascolta la voce di papa Giovanni Paolo II

Ho sempre ritenuto che le guide religiose avessero un ruolo importante nell’alimentare quella speranza di giustizia e pace senza la quale non vi sarà nessun futuro degno dell’umanità.

Una certezza che è anche del successore di Karol Wojtyla… Così papa Benedetto, sempre nel giugno del 2008:

Ascolta la voce di papa Benedetto XVI

Vi chiedo di portare il messaggio di buona volontà del Successore di Pietro al vostro gregge cristiano e a tutti i vostri amici di altre religioni.

 

Ascolta la puntata integrale de Le voci dei papi dedicata alla preghiera interreligiosa per la pace, in onda il 25 ottobre 2020

Ascolta la puntata integrale

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Origine articolo Vatican News