Portogallo. Speranza e carità nei messaggi per la Quaresima

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Il dolore della pandemia da Covid-19, ma anche la gioia della carità e della speranza cristiana: si muovono lungo queste due linee-guida i messaggi di Quaresima di diversi vescovi del Portogallo, diffusi in questi giorni

Isabella Piro – Città del Vaticano

Ad oggi, in Portogallo, il Covid-19 ha fatto registrate 786mila contagi e oltre 15mila decessi. A fine gennaio, l’emergenza sanitaria ha fatto registrare un vero e proprio record: in 24 ore, si sono contati 303 morti e 16.342 nuovi contagi. Per far fronte alla situazione, le autorità hanno prolungato lo stato di emergenza fino al 1.mo marzo, con un lockdown generalizzato che comporta anche la sospensione delle celebrazioni religiose con concorso di popolo. Ed è in questo drammatico quadro che si inseriscono i messaggi dei vescovi del Paese per la Quaresima.

Costruire la pandemia della speranza

Il dolore della pandemia da Covid-19, ma anche la gioia della carità e della speranza cristiana sono dunque le due linee-guida dei messaggi di Quaresima diffusi dai diversi vescovi del Portogallo. “La Quaresima è un tempo favorevole per rinnovare la fede e la carità ed una sfida a costruire un’altra pandemia: quella della speranza”, scrive il vescovo di Bragança-Miranda, monsignor José Cordeiro. Esortando i fedeli “alla conversione e alla missione”, il presule li invita al contempo a praticare “elemosina, digiuno, silenzio, preghiera, penitenza”, nonché “Lectio divina, adorazione eucaristica, Rosario e Via Crucis”. Dal vescovo, infine, il suggerimento a guardare a San Giuseppe, esempio di “persona comune” che, “come tanti uomini e donne in tempo di pandemia, apparentemente nascosti o in secondo piano”, in realtà “hanno un protagonismo senza pari nella storia dell’umanità”, operando in favore della vita. Gli fa eco il vescovo di Porto, monsignor Manuel Linda, il quale nel suo messaggio auspica che, dopo questo tempo di crisi, “sorga un tempo nuovo e più solidale”, anche in famiglia, “vera e insostituibile Chiesa domestica”. Di qui, l’esortazione a sostenere l’operato della Caritas diocesana, affinché “l’amore fraterno tra i fedeli possa ridurre al minimo la sofferenza di chi vive nell’emergenza”. “Nessun cristiano – conclude il vescovo – dovrebbe mai smettere di condividere il poco o il tanto che Dio gli dona”.

Non smettere di avvicinarsi a Dio

Sulla stessa linea il vescovo di Funchal, monsignor Nuno Brás, che nel suo messaggio scrive: “Nessuno sia ‘paralizzato’ dal virus. Rendiamo comunque reale la Quaresima: non smettiamo di avvicinarci a Dio e al Sacramento della confessione; non smettiamo di aiutare il nostro prossimo; non smettiamo di crescere interiormente”. Il presule ricorda anche che il prossimo 11 giugno si celebrerà il 500.mo anniversario della scelta di San Giacomo il Minore a Patrono diocesano: per questo, ogni giorno di Quaresima i fedeli sono invitati a seguire una riflessione sulla Lettera di questo apostolo, contenuta nel Nuovo Testamento. La meditazione sarà tenuta dallo stesso vescovo e sarà divulgata sulla pagina web diocesana, sui canali social e attraverso la radio locale. Infine, monsignor Bras suggerisce che la colletta della Domenica delle Palme sia devoluta alla diocesi di Pemba, in Mozambico, che dal 2017 “sta vivendo momenti di grande sofferenza a causa di calamità naturali e violenti attacchi”.

Riconoscere i segni della speranza

Il vescovo di Coimbra, monsignor Virgílio Antunes, invece, ricorda che “ogni persona è un dono di Dio e un dono per gli altri”. In questa Quaresima “così diversa” dal solito, dunque, è importante che i fedeli non cadano “nello scoraggiamento e nella prostrazione”, bensì “riconoscano i segni della speranza”, come “l’umanità, la fraternità, la solidarietà e l’amore” sempre presenti, anche in tempo di pandemia. Questa “ondata di bontà”, infatti, “commuove e lascia intravedere squarci di speranza”. Anche questo vescovo si sofferma, poi, sulla figura di San Giuseppe, ricordando lo speciale Anno in corso fino al prossimo 8 dicembre, indetto da Papa Francesco per i 150 anni dalla proclamazione dello sposo della Vergine Maria a Patrono della Chiesa cattolica. “San Giuseppe non si è mai scoraggiato; era sempre fiducioso di essere nelle mani di Dio – conclude Monsignor Antunes –. Ora sta a noi, come individui, come famiglie, come Chiesa e come comunità, prenderci cura delle persone, come Giuseppe si prese cura di Gesù e Maria”.

Dare spazio alla condivisione

Dal suo canto, nelle Azzorre, il vescovo di Angra, monsignor João Lavrador, rende noto che le collette Quaresimali diocesane saranno destinare a sostenere le vittime della pandemia. “Non possiamo ignorare l’emergenza sanitaria che ci invade e che sta causando tanta sofferenza, povertà e solitudine. Questa situazione richiede la condivisione con tutti coloro che soffrono”, afferma il presule. Lanciando, quindi, un appello a tutti i fedeli, affinché compiano “un itinerario di preghiera e conversione, facendo della carità un impulso del cuore”, monsignor Lavrador ricorda che “con il digiuno e l’elemosina, con l’ascesi e l’austerità di vita, con l’ascolto più assiduo della Parola, con la frequentazione dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione e con una preghiera più intensa e fervida, rafforziamo la comunione con Dio e con i nostri fratelli”.



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