Portogallo: soddisfazione dai vescovi per il rinvio della legge sull’eutanasia

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I presuli portoghesi salutano positivamente la decisione del Presidente Marcelo Rebelo de Sousa di inviare alla Corte Costituzionale la controversa legge sull’ eutanasia approvata dal Parlamento il 29 gennaio scorso. Lo ha dichiarato il portavoce della Conferenza episcopale (CEP), padre Manuel Barbosa, precisando che, quale che sia la decisione della Corte, la Chiesa continua a lottare per la vita

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

Sebbene la Costituzione portoghese affermi che la vita umana è “inviolabile”, la richiesta inviata da de Sousa il 18 febbraio non verte sulla verifica di conformità del concetto di eutanasia alla Legge fondamentale, ma sul testo della normativa approvata, che presenta diversi aspetti poco chiari. Nello specifico, il Presidente della Repubblica ritiene, tra l’altro, che il testo “utilizzi concetti eccessivamente indeterminati”, nella definizione dei requisiti per accedere senza conseguenze penali alla morte medicalmente assistita. Il testo, infatti, stabilisce che essa venga depenalizzata nel caso in cui risponda alla richiesta di una persona che si trova in “una situazione di intollerabile sofferenza con lesioni definitive di estrema gravità o di malattia incurabile e mortale”, ma non specifica in alcun modo che la sofferenza “intollerabile” del paziente debba derivare da tali lesioni o malattie.  Il capo dello Stato chiede chiarimenti anche sull’espressione “situazione di intollerabile sofferenza”, sostenendo che “questo concetto non è minimamente definito”.

L’eutanasia non è la risposta alle sofferenze

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese, riunito ieri a Lisbona ha intanto ribadito la ferma posizione espressa dalla Cep nella nota diffusa lo scorso 29 gennaio, subito dopo l’approvazione della legge. In essa i presuli avevano definito inaccettabile il fatto che l’eutanasia sia “una risposta alla malattia e alla sofferenza”, deplorando anche che l’approvazione sia arrivata in piena pandemia da Covid-19. “È una contraddizione – avevano scritto – legalizzare la morte in questo contesto, rifiutando le lezioni che questa pandemia ci ha dato sul valore prezioso della vita umana, che la comunità in generale e gli operatori sanitari in particolare stanno cercando di salvare in modo sovrumano”.  La nota deplorava “una politica legislativa che mina la dignità di ogni vita umana”, lamentando “un’involuzione culturale senza precedenti, caratterizzata dall’assolutizzazione dell’autonomia e dell’autodeterminazione della persona”.

Un accesso limitato alle cure palliative

Da ricordare che la nuova legge sull’eutanasia è il risultato di cinque disegni normativi approvati il 20 febbraio 2020 dall’Assemblea della Repubblica e poi raccolte in un unico testo legislativo. Tra i suoi punti più controversi vi sono anche le norme che riguardano le persone con gravi disabilità e quelle relative all’obiezione di coscienza, che pure è riconosciuta in altri ambiti dalla legge portoghese. La Chiesa ha inoltre denunciato il limitato accesso alle cure palliative delle quali in Portogallo possono usufruire attualmente solo il 30% dei pazienti.



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