Polonia, 26 gennaio la Giornata Islam nella Chiesa cattolica

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Una riflessione comune sulla tutela dei luoghi di culto e il ricordo dei defunti di entrambe le religioni, segnano la giornata di oggi che tradizionalmente in Polonia segue la conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani
Le iniziative on line sono del Consiglio congiunto di cattolici e musulmani in Polonia e del Comitato della Conferenza episcopale polacca (Kep) per il dialogo con le religioni non cristiane

Isabella Piro – Città del Vaticano 

“Cristiani e musulmani: insieme per proteggere i luoghi di culto”: è questo il tema della 21.ma Giornata dell’Islam nella Chiesa cattolica in Polonia che ricorre oggi, martedì 26 gennaio. Tradizionalmente celebrata subito dopo la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, conclusasi ieri, l’iniziativa ha il medesimo tema del messaggio che il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso ha indirizzato, ad aprile 2020, ai musulmani per il mese di Ramadan e Id Al-Fitr. Organizzato sin dal 2001 dal Consiglio congiunto di cattolici e musulmani in Polonia e dal Comitato della Conferenza episcopale polacca (Kep) per il dialogo con le religioni non cristiane, quest’anno l’evento si tiene esclusivamente in modalità virtuale a causa della pandemia da Covid-19. Alle ore 18.00, quindi, si terrà una conferenza su YouTube durante la quale si rifletterà sulla tutela dei luoghi di culto sia da parte cristiana che musulmana, si ricorderanno i defunti di entrambe le religioni e si darà lettura di alcuni passi sia della Bibbia che del Corano. L’incontro on line si concluderà con due preghiere, una musulmana ed una cattolica, ovvero il “Padre Nostro”, e con lo scambio del segno di pace.

I luoghi dell’incontro con Dio

“Come per molte religioni – si legge in una nota del Consiglio congiunto – i luoghi di culto nel cristianesimo e nell’Islam svolgono un ruolo importante: sono luoghi di incontro speciale con Dio e di condivisione di tale incontro con altre persone”. Di qui, l’invito a promuovere “un sentimento di unità, fratellanza, rispetto reciproco, nonché un senso di sicurezza”, in quanto questi luoghi “dovrebbero essere protetti in modo speciale”. “La tutela collettiva” di essi significa, infatti, “mostrare rispetto per persone di fede diversa, fede in Dio che nobilita ogni persona, indipendentemente dalla forma di culto che ciascuno professa”.

Una voce per dire stop alle violazioni

Dal Consiglio congiunto arriva anche un monito: “Il mondo moderno si sta allontanando dal mostrare rispetto reciproco”, tanto che si verificano “attacchi a chiese, moschee, sinagoghe e altri luoghi santificati dalle preghiere dei fedeli”. Simili atti di violenza, continua la nota, “non solo dovrebbero essere condannati, ma anche ispirare la solidarietà di tutti coloro che sono vicini a valori come l’amore per il prossimo e rispetto per gli altri”. “Cristiani e musulmani dovrebbero opporsi a questo fenomeno con una sola voce”, ribadisce l’organismo congiunto, ricordando il Documento sulla fratellanza umana firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar nel febbraio 2019. “La protezione dei luoghi di culto, templi, chiese e moschee, è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni internazionali – si legge nel Documento – Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto internazionale”.

Bisogna fare del tutto, conclude la nota del Consiglio congiunto, per “garantire che i luoghi di culto siano sempre sicuri, aperti non solo a coloro che in essi pregano, ma anche a tutte le persone che vi cercano rifugio e quiete, indipendentemente dalla fede che professano e da quale visione del mondo che rappresentano”. Dal suo canto, Monsignor Henryk Ciereszko, presidente del Comitato della Kep per il dialogo con le religioni non cristiane, ribadisce: “Nella religione non c’è posto per la violenza, né per la distruzione dei luoghi di culto. Essi infatti sono espressione di riverenza verso Dio e di incontro con Lui, nella preghiera e nelle celebrazioni”.



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