Più smorzate le luci del Natale

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La luce è ciò che più di ogni altra cosa caratterizza il Natale e anche questo tempo d’Avvento: penso ai testi di Isaia, alle “candele d’Avvento”, alle veglie, alle cosiddette “messe Rorate” che riprendono quest’anno in centro città al giovedì, di primo mattino, con una chiesa semibuia che poi si va illuminando, e soprattutto alla Luce che illumina la Notte santa. Ma anche alle tante luci (le cosiddette “luminarie natalizie”) che addobbano e illuminano in misura diversa le nostre strade e tutti i negozi con originale inventiva e tutte le case (o molte di esse) con i presepi e gli alberi di Natale allestiti insieme tra genitori e figli.

foto SIR/Marco Calvarese

La luce è ciò che più di ogni altra cosa caratterizza il Natale e anche questo tempo d’Avvento: penso ai testi di Isaia, alle “candele d’Avvento”, alle veglie, alle cosiddette “messe Rorate” che riprendono quest’anno in centro città al giovedì, di primo mattino, con una chiesa semibuia che poi si va illuminando, e soprattutto alla Luce che illumina la Notte santa. Ma anche alle tante luci (le cosiddette “luminarie natalizie”) che addobbano e illuminano in misura diversa le nostre strade e tutti i negozi con originale inventiva e tutte le case (o molte di esse) con i presepi e gli alberi di Natale allestiti insieme tra genitori e figli. A dire il vero, quest’anno – con le restrizioni dovute al caro energia – si è un po’ limitato, e non è male, lo sfarzo a volte eccessivo che illuminava a giorno qualche angolo di città: magari anche con finalità solidali, com’è avvenuto ad esempio, esplicitamente a Loreo, dove l’amministrazione comunale ha ridotto le “luminarie” per stanziare dei fondi a favore di famiglie messe in crisi dal rincaro delle bollette; o com’è avvenuto a Chioggia (e probabilmente anche altrove), dove le luci sono state collocate e accese esattamente all’inizio dell’Avvento, non settimane prima, come si è constatato in qualche anno con inutile e fuorviante dispendio. Ma come vivremo il Natale? Noi, e gli altri nel mondo? Anche per tutti noi ci sarà qualche restrizione energetica (luce e calore ridotti, si suppone…); ma ciò non è paragonabile a come dovranno viverlo altri nel mondo. A partire dagli ucraini, a i quali papa Francesco si è rivolto nella sua commovente lettera del 26 novembre (nell’80° del genocidio perpetrato da Stalin), accennando proprio al fatto che si sta avvicinando il ricordo della nascita di Gesù: “Tra poche settimane – sottolinea con affetto e dolore Francesco – sarà Natale e lo stridore della sofferenza si avvertirà ancora di più. Ma vorrei tornare con voi a Betlemme, alla prova che la Sacra Famiglia dovette affrontare in quella notte, che sembrava solo fredda e buia. Invece, la luce arrivò: non dagli uomini, ma da Dio; non dalla terra, ma dal Cielo”. Un Natale “triste” anche per altri cristiani, quanti sono perseguitati in varie parti del mondo, quanti lo vivranno da soli o negli ospedali e negli ospizi (se non ci sarà chi porterà loro almeno qualche segno di festa); o comunque i tanti popoli e le tante persone – per i quali tutti viene il Bambino – immersi nelle violenze e nella guerra. Mentre, di fronte ad un Dio che si fa piccolo e umile, pare che i “grandi” della terra” giochino solo a verificare e a dimostrare chi è più potente. A proposito aveva suscitato qualche speranza l’apertura russa alla proposta di mediazione in Vaticano, subito però bruscamente svanita dopo l’intervista del papa ai Gesuiti americani, dove Francesco ripete ancora più chiaramente quanto aveva detto altre volte e che i nostri pacifisti di maniera sembrano scordare. Certo, lavorare per la pace, ma – come abbiamo anche noi spesso ripetuto – per una pace “giusta”, non per una sopraffazione; trattative sì, ma non con le precondizioni dell’aggressore-invasore; dialogo sì, ma tra pari non con una che ha la pistola (anzi i missili) ancora puntata alle tempia di un popolo intero. Rimane la speranza profetica isaiana che “gli uomini non impareranno più l’arte della guerra”, che purtroppo suona utopistica e ben difficilmente realizzabile su questa terra; ma è sicuramente giusto continuare a provarci e a sperare “con l’aiuto dal Cielo”.





Da agensir.it

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