Parolin: sottrarre i bambini da ogni violenza, lavoriamo per il ritorno dei minori ucraini deportati

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Il segretario di Stato in visita a Nettuno al Santuario di Maria Goretti. La vicenda della piccola martire offre lo spunto per rilanciare, attraverso Canale 81 Lazio, l’appello a salvare i minori dai drammi della guerra e delle migrazioni. Proprio sul fenomeno migratorio, il cardinale invoca l’impegno della comunità internazionale: “Se affrontato come un problema condiviso, avremo più possibilità di trovare delle soluzioni efficaci”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Il pensiero è per i bambini. Tutti i bambini, quelli ucraini deportati in Russia per il cui ritorno a casa la Santa Sede si sta impegnando attivamente; quelli che perdono la vita nei drammatici viaggi su barconi nel Mediterraneo, per cui la Santa Sede chiede un impegno “condiviso” della comunità internazionale. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, è a Nettuno in visita al Santuario di Maria Goretti, la santa bambina di cui oggi, 10 luglio, celebra la memoria liturgica. E proprio la vicenda della piccola martire, vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro, canonizzata da Pio XII nel 1950, dà lo spunto a Parolin per rilanciare l’appello a risparmiare i minori da ogni forma di violenza, afferma il porporato intervistato a margine dell’evento da Canale 81 Lazio.

“Certamente la storia di santa Maria Goretti è un richiamo forte a sottrarre i bambini ad ogni tipo di abuso, ogni tipo di violenza, per assicurare loro una vita e uno sviluppo normali”, dice il cardinale.  “Questa festa è davvero un invito a darsi da fare di più in questo senso. Anche perché i bambini di oggi sono il futuro di domani, è importante che crescano in un ambiente sano, che favorisce la loro personalità in tutti i sensi”.   

I bambini ucraini in una situazione tragica

Il cardinale non può dimenticare i bambini dell’Ucraina vittima da oltre sedici mesi dell’aggressione russa: “Stanno vivendo una situazione davvero tragica”, dice. Soffermandosi sulla questione della deportazione di circa 19 mila minori ucraini in Russia, il Segretario di Stato ribadisce come già in altre occasioni che “la Santa Sede si sta impegnando molto attivamente su questo punto per assicurare un ritorno dei bambini alle loro famiglie, ai loro genitori e alla terra da cui provengono”. Era stata questa una esplicita richiesta di aiuto del presidente ucraino Volodymir Zelensky al Papa, durante l’udienza del maggio scorso.

La missione di Zuppi

Il tema è poi stato centrale anche nella recente missione a Mosca di fine giugno del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e inviato del Papa in Ucraina e Russia per “allentare le tensioni del conflitto”. Nella sua seconda giornata nella capitale russa, il cardinale aveva incontrato pure Marija L’vova-Belova, commissaria per i Diritti dei bambini. E di recente, presentando il libro “Il grido della pace” a Roma, aveva riferito che la priorità di questo tempo è “quella di lavorare per i più svantaggiati, come i bambini, e vedere se si riesce ad avviare il meccanismo per loro e aiutare la parte umanitaria. Speriamo che si cominci dai più piccoli, da quelli che sono più fragili. I bambini devono poter tornare in Ucraina. Il prossimo passo, quindi, sarà prima la verifica dei bambini e poi vedere come farli tornare, a partire dai più fragili”.

“La missione di Zuppi – rimarca Parolin – si è concentrata molto su questo punto con qualche spiraglio positivo. Da parte russa si è dimostrata una certa apertura, una certa attenzione – annota il cardinale – speriamo che si possano mettere in atto dei meccanismi che permettano di realizzare, applicare, portare avanti questo cammino”.

Migrazioni, serve impegno della comunità internazionale

Uguale apprensione il cardinale la esprime anche per tutti i bambini coinvolti nel fenomeno migratorio: “Sono le prime vittime che più vengono colpite da questo enorme dramma”, rileva il porporato. In particolare, invita a rivolgere un pensiero “a tutti i bambini che sono morti durante le traversate nel Mediterraneo per cercare pace dove ci sono conflitti e guerre, per trovare sviluppo e possibilità di una vita degna dove invece ci sono condizioni di sottosviluppo e grande miseria”. Anche qui, il segretario di Stato richiama “l’impegno della comunità internazionale” perché possa “assumersi insieme il problema”. “Insieme”, sottolinea: “Questo è quello che noi chiediamo in riferimento agli ultimi sviluppi che abbiamo visto in Unione Europea, cioè che sia un problema condiviso. Perché se sarà affrontato come un problema condiviso, avremo più possibilità di trovare delle soluzioni valide ed efficaci”.

 



Da vaticannews.va

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