Papa Francesco: San Giuseppe, uomo saggio al quale affidare la vita

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Al termine dell’udienza generale, il Papa ha ricordato la solennità di san Giuseppe, venerdì 19 marzo, e l’inizio dell’Anno della Famiglia Amoris laetitia. Dello sposo di Maria, per il quale ha indetto un Anno speciale, Francesco ha sottolineato la sua capacità di “comprendere e mettere in pratica il Vangelo”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Un grande Santo” al quale consegnare la propria esistenza. Papa Francesco, nei saluti in italiano, al termine dell’udienza generale ricorda la prossima solennità di San Giuseppe. “Siate saggi come Lui, pronti a comprendere – aggiunge il Pontefice – e mettere in pratica il Vangelo”.

Nella vita, nel lavoro, nella famiglia, nei momenti di gioia e di dolore San Giuseppe ha costantemente cercato e amato il Signore, meritando l’elogio della Scrittura come uomo giusto e saggio. Invocatelo sempre, specialmente nei momenti difficili che potrete incontrare. A tutti la mia benedizione!

Anche nei saluti in polacco, Francesco ricorda San Giuseppe e l’inizio dell’Anno della Famiglia Amoris Laetitia: 

Maria, Regina della Polonia ottenga per le famiglie l’evangelica visione del matrimonio, nella reciproca comprensione e nel rispetto per la vita umana. Benedico di cuore voi tutti e quanti prenderanno parte alle iniziative intraprese in occasione delle celebrazioni del menzionato Anno.

Il cuore di Padre

Non una figura silenziosa ma un uomo che ascolta, che accetta il disegno di Dio sulla sua vita e su quella della sua famiglia. San Giuseppe è un santo amato soprattutto da Papa Francesco che a lui ha dedicato un’intensa lettera apostolica “Patris Corde – con il Cuore di Padre” a ricordo del 150.mo anniversario della dichiarazione a Patrono della Chiesa universale, e allo stesso tempo gli ha dedicato l’Anno di San Giuseppe fino all’8 dicembre 2021. Francesco mette in luci tratti diversi per il padre putativo di Gesù, lo chiama padre amato, padre nella tenerezza, nell’obbedienza e nell’accoglienza, padre dal coraggio creativo, lavoratore, sempre nell’ombra.

Colui che accoglie la fragilità

Su alcuni di questi tratti si è soffermato il Comitato San Giuseppe che mette insieme molte realtà diverse ma tutte ispirate al Patrono della Chiesa universale come gli Oblati, i Giuseppini del Murialdo, le suore murialdine, quelle Francescane Missionarie di Gesù Bambino e molti altri. Da ieri sul canale youtube del Comitato San Giuseppe, alle 15, è possibile guardare dei video che offrono riflessioni di biblisti, religiosi e religiose su aspetti di San Giuseppe come “padre nell’obbedienza” o “padre nell’accoglienza”, con immagini che arrivano da Roma, Napoli e Asti, città che ospitano basiliche o santuari dedicati allo sposo di Maria. Padre Luigi Testa, Oblato di san Giuseppe, è uno dei membri del Comitato San Giuseppe:

Ascolta l’intervista a padre Luigi Testa

R. – Papa Francesco chiarisce subito fin dall’inizio della Lettera che sebbene il Vangelo dica poco su San Giuseppe, dice “a sufficienza”. E questa è già una prima affermazione importante perché di solito, nella predicazione comune o nel linguaggio comune, si dice sempre che si sa poco di Giuseppe, ma il dato biblico ci dice che si sa quanto basta. Poi è molto significativa questa Lettera Apostolica perché sonda il cuore di San Giuseppe come se entrasse nelle pieghe di questo cuore. Oltre al fatto che non lo considera solo come un cuore di tenerezza, un cuore capace di obbedienza, di accoglienza, di un coraggio creativo, laborioso, ma è significativo il fatto che nella figura di San Giuseppe il Papa vede una figura ordinaria, che può essere di riferimento per tantissime persone. Tutto questo si declina poi nella vita spirituale, nella vita ordinaria, nella vita quotidiana.

Qual è, secondo lei, oggi l’attualità di San Giuseppe? Come guardare a lui in questo tempo di pandemia che ci condiziona la vita, condiziona anche tante scelte?

R. – San Giuseppe ci insegna innanzitutto ad accogliere le nostre debolezze con profonda tenerezza, ad accogliere le situazioni di fragilità, di precarietà che vediamo in noi e attorno a noi con questo atteggiamento di fiducia, di delicatezza, di attenzione, evitando lo scoraggiamento. Ci aiuta a saper leggere nelle pieghe della storia la possibilità di ascoltare la voce del Signore che viene a rassicurarci e non ci lascia in balia di noi stessi. Di fronte alle difficoltà, dice Papa Francesco, ci può essere l’atteggiamento di chi abbandona il campo oppure l’atteggiamento di chi in qualche modo si ingegna, Giuseppe deve ingegnarsi, deve darsi da fare. Pensiamo soltanto, in questa pandemia, come nelle nostre attività pastorali, abbiamo dovuto ingegnarci in altri modi, in altre modalità per raggiungere le persone e per stare vicino a loro.

Venerdì è San Giuseppe e inizia anche l’Anno di Amoris laetitia, un anno speciale dedicato alla famiglia. In che modo San Giuseppe può essere un faro per la famiglia di oggi?

R. – San Giuseppe non è solo un personaggio a sé, ma una persona in relazione. Tutta la sua vita è stata determinata da Maria e da Gesù. Ha dovuto accogliere Maria come sposa, accogliere Gesù come figlio, ha risposto ad una missione particolare ed è proprio la famiglia che costituisce il fondamento essenziale anche per la vita di Gesù. Gesù è nato all’interno del matrimonio, anche se per opera dello Spirito Santo, e quindi, in questo anno dedicato San Giuseppe e poi nell’Anno della famiglia per ricordare i 5 anni di Amoris laetitia, la figura del padre putativo si sposa perfettamente perché nella famiglia di Nazareth abbiamo il riflesso della Trinità celeste. San Giuseppe è quello che diventa signore nella sua casa, ma come segno della custodia. Da qui l’attenzione e la delicatezza nei confronti della donna, nei confronti di Maria, perché Giuseppe ci insegna molto da questo punto di vista anche oggi, non mancano infatti donne che vivono drammi nelle proprie situazioni familiari. C’è attenzione e delicatezza nei confronti di Gesù perché lo fa crescere, imparando anche a morire come padre e quindi c’è questa cura e attenzione verso la famiglia e ogni famiglia e poi una cura più grande verso la Chiesa, la famiglia dei figli di Dio.

Francesco qualche giorno fa parlando ai confessori ha suggerito di pregare San Giuseppe perché ricevano il dono della paternità. La paternità della Chiesa legata a San Giuseppe lei come la riflette nella sua vita di religioso?

R. – Questa paternità richiede attenzione, delicatezza, distacco, senso di maturità, oblazione, noi siamo Oblati di San Giuseppe, quindi offerti a Dio come San Giuseppe nella cura degli interessi di Gesù. Non dobbiamo coltivare i nostri interessi personali o l’affermazione di noi stessi ma il fare spazio all’altro, attraverso l’ascolto e il silenzio, San Giuseppe in questo è maestro perché è l’uomo dell’ascolto, ma anche l’uomo del silenzio, non perché sta zitto e non ha nulla da dire o non ha parole, ma perché il suo è un atteggiamento profondamente contemplativo, di accoglienza di questa Parola, quindi di aspettare il cenno di Dio. Nell’esperienza del confessionale ci vuole questa attenzione, delicatezza perché l’altro si senta accolto per quello che è non tanto per il peccato che ha fatto o lo sbaglio che ha commesso ma perché è una persona che deve essere accompagnata, aiutata e soprattutto sostenuta nella sua fragilità.

Quali frutti vorrebbe si cogliessero durante questo anno dedicato a San Giuseppe? Qual è il suo auspicio?

R. – Il mio auspicio è che si approfondisca San Giuseppe dal punto di vista della riflessione teologica, a il dato biblico e quindi la sua figura come parte essenziale dei misteri della vita di Cristo Signore. Poi l’auspicio che cresca l’amore verso questo grande santo, non solo la devozione, ma anche la conoscenza teologica, la conoscenza dei misteri di Cristo, perché questo ha molto da dire anche alla vita quotidiana sul senso e il ruolo della paternità, che non è qualche cosa da mettere da parte.



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