Padre Tentorio, martire al fianco delle popolazioni di Mindanao

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Missionario del Pime nelle Filippine, il sacerdote ucciso nel 2011 si batteva per difendere i diritti dei manobo. Si è impegnato, in particolare, nella costruzione di rapporti umani. Giorgio Bernardelli: ha incarnato il Vangelo. Il nipote Andrea: spingeva la gente ad avere fiducia e speranza e a credere che è possibile costruire un mondo migliore

Emanuela Prisco – Città del Vaticano

È la mattina del 17 ottobre del 2011, nell’isola di Mindanao, nelle Filippine, padre Fausto Tentorio, missionario del Pime, viene assassinato all’uscita della parrocchia di Arakan, dove risiede. È il terzo sacerdote del Pime ad essere ucciso in questo territorio, dopo aver speso la sua vita per i popoli indigeni. Lavora con loro e ne difende le terre, soprattutto da quelli che cercano di disboscare le foreste, come racconta a Vatican News Giorgio Bernardelli, autore del libro “Fausto Tentorio, martire per la giustizia”. 

Ascolta l’intervista a Giorgio Bernardelli

Padre Fausto è un martire per la giustizia, racconta Bernardelli, che si è impegnato per il regno di Dio, costruendo rapporti tra gli uomini prima di tutto il resto. Era una persona che voleva creare relazione. Svolgeva la sua missione tra non cristiani, che si sentivano da lui accolti e compresi. Incarnava alla perfezione l’idea di martirio che Francesco ha proposto nella recente lettera con la quale ha istituito la Commissione incaricata di elaborare, in vista del Giubileo del 2025, un catalogo di quanti hanno versato il loro sangue per confessare Cristo e testimoniare il Vangelo. 

Una vita donata

Per i “manobo”, la gente di Arakan tra la quale vive, padre Tentorio si spende instancabilmente, anticipando quello che Papa Francesco scrive nell’enciclica Laudato si’ quando spiega che la creazione è un segno del Creatore, un luogo di rivelazione di Dio: “Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi… nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio”. Il sacerdote del Pime vive profondamente tutto questo, dimostrando che la difesa del creato è inseparabile da quella dei poveri, che lui stesso cerca di tutelare e aiutare. Sa di essere una minaccia per le bande criminali del luogo, ed è cosciente di mettere a rischio la propria vita, ma dal suo testamento si evince la fedeltà al Vangelo e ai poveri e soprattutto la voglia di andare avanti aiutando le popolazioni locali.

La motivazione ed il coraggio

Motivazione e coraggio sono le caratteristiche principali del sacerdote e missionario, come racconta il nipote Andrea Tentorio, ricordando le parole dello zio in una lettera scritta alla famiglia negli anni ’90: “Credo che nella vita ci voglia soprattutto coraggio, coraggio che deriva dalla fede, dall’amore e dalla speranza”.

Ascolta l’intervista ad Andrea Tentorio

Padre Fausto è stato dunque un motivatore, che ha spinto i popoli ad avere fiducia e speranza, a credere che è possibile costruire un mondo migliore. Ciò che ha cominciato nelle Filippine, oggi viene proseguito dai missionari del Pime e dall’Associazione “Non dimentichiamo Padre Fausto” che si occupa di fornire assistenza ed aiuto alle popolazioni indigene.



Da vaticannews.va

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