Osservasalute su “Cattivi stili di vita e crisi del Ssn”. Ricciardi: “Rischio tempesta perfetta in un Paese sempre più spaccato”

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Presentato oggi a Roma il XX Rapporto Osservasalute. Aumentano le cronicità e non migliora la prevenzione: si rischia la collisione con un Ssn sotto-finanziato e una popolazione sempre più vecchia. Occorre potenziare l’offerta e l’adesione ai programmi di screening per diminuire la mortalità evitabile. L’appello di Walter Ricciardi: “Salute e sanità diventino una priorità per i decisori”

foto SIR/Marco Calvarese

A rischio la salute degli italiani, colpita da cattivi stili di vita e poca prevenzione, nonché da un irrefrenabile invecchiamento della popolazione che vede, in assenza di una quota sufficiente di nuovi nati (nel 2021 sono stati poco più di 400mila, 4.500 in meno rispetto al 2020), l’età media superare i 46 anni per arrivare nel 2050 ad oltre 50 anni. Tutto ciò rischia di entrare in rotta di collisione con un Ssn sempre più fragile e sotto-finanziato, specie se lo si confronta con i sistemi sanitari dell’Ue. È quanto emerge, in estrema sintesi, dal Rapporto Osservasalute 2022 – curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane operativo nell’ambito di Vihtali, spin off dell’Università Cattolica presso il campus di Roma – presentato oggi presso l’Ateneo.

Nel 2022 la spesa sanitaria pubblica si è attestata a 131 miliardi (6,8% del Pil); la spesa a carico dei cittadini a circa 39 miliardi (2% del Pil). Una spesa pubblica significativamente più bassa della media Ue (Italia al tredicesimo posto), sia in termini di valore pro capite (2.609 euro vs 3.269 euro), sia in rapporto al Pil (9,6% vs 10,9%). La spesa pro capite in Germania tocca i 4.831 euro, ma anche Olanda, Austria e Svezia superano i 4mila euro. Rispetto al Pil, Francia e Germania sono i Paesi con l’incidenza più alta, superiore al 12%.

Ancora elevata la mortalità evitabile e riconducibile ai servizi sanitari (amenable mortality) – nel periodo 2018-2019 pari a 63,98 per 100mila mentre era 65,53 nel biennio 2016-2017. Nonostante la diminuzione complessiva, è ancora molto alta la quota di decessi attribuibili a tumori e malattie cardiocircolatorie che si sarebbero potuti evitare se le condizioni che li hanno causati fossero state intercettate per tempo con campagne di screening.I valori di decessi più bassi tra le regioni si registrano nella PA di Trento (46,42 per 100mila); i più alti in Campania (81,41 per 100mila). L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 si è tradotta, da una parte, in ritardo e conseguente sostanziale riduzione dell’offerta dei programmi di screening da parte delle Asl; dall’altra, in riduzione di adesione da parte della popolazione. Per quanto riguarda la copertura dello screening per il tumore del colon-retto i valori più alti si registrano fra i residenti al Nord (67%), ma è più bassa fra i residenti del Centro (56%) e soprattutto di Sud e Isole (25%). Ampia la variabilità fra regioni: copertura più elevata in Friuli-Venezia Giulia con il 73%, più bassa in Calabria con solo il 10%.

Le mamme più anziane d’Europa. L’Italia ha anche un altro triste primato, figlio di un welfare scarno che non aiuta le famiglie: è il Paese in Europa con la percentuale più alta di madri di 35-40 anni, il 35,4%, ovvero oltre una neomamma su tre. Inoltre, il 12% della popolazione, quasi 6 milioni di adulti, è obesa; tra questi oltre il 15% soffre di diabete. Più di un terzo non pratica attività fisica. Tra il 2020 e il 2021 si riscontra anche un crollo dello sport tra bambini e adolescenti.

Italiani sempre più depressi: dal 2016 il volume prescrittivo dei farmaci antidepressivi ha registrato un progressivo aumento che tra il 2017 ed il 2021 è arrivato a +10,4% con un ulteriore +2,4% nel 2021, anno nel quale il consumo di antidepressivi è stato di 44,6 dosi giornaliere ogni mille abitanti. Infine i pesticidi: nel 2022, nelle acque superficiali sono stati rinvenuti nel 55,1% dei punti di monitoraggio; la maggiore presenza di pesticidi in Umbria (94,1%), Puglia (86,4%), Sicilia (81,6%).

Il settore della sanità sta uscendo faticosamente dalla crisi generata dalla pandemia. Non siamo ancora in grado di stabilire quali ‘danni collaterali’ alla salute degli italiani abbia causato l’emergenza sanitaria – fa notare il direttore scientifico di Osservasalute Alessandro Solipaca -. Quel che è certo è che

non ci sarà un aumento consistente del finanziamento ordinario del Ssn da parte dello Stato, come testimonia lo stanziamento previsto nel Def 2023 che prevede, per il 2025, 135 miliardi di euro e, per il 2026, 138 miliardi di euro.

Si tratta di stanziamenti che lasciano sostanzialmente invariata la quota di ricchezza nazionale allocata sulla sanità pubblica, il 6,2% del Pil”.

foto Università Cattolica

Per Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, campus di Roma, nonché presidente del Mission Board for Cancer della Commissione Ue,

“In Italia si corre il rischio di avere una tempesta perfetta.

Da un lato l’aumento dei fattori di rischio per diverse malattie legati sia alla demografia della popolazione, sia all’epidemiologia con un importante aumento delle malattie croniche; dall’altro il deterioramento forte di un Ssn che riesce sempre meno a garantire anche i servizi essenziali. Si allungano le liste d’attesa, mentre i pronto soccorso sono sempre più affollati e sempre più in ritardo, loro malgrado, nel dare risposte tempestive ai cittadini”.

“Bisogna che salute e sanità diventino una priorità per i decisori

– aggiunge Ricciardi – cosa che in questo momento non è, bisogna anche che la popolazione diventi più consapevole di questa emergenza sanitaria, perché molto spesso i cittadini si rendono conto di questo deficit assistenziale solo quando hanno un problema di salute. Bisognerebbe cercare di garantire alla più grande opera pubblica del Paese, che è il Servizio sanitario nazionale, adeguati finanziamenti e supporto in tutte le regioni italiane”. Ed è proprio in occasione dei 20 anni di Osservasalute che emerge con evidenza dirompente come “le disuguaglianze regionali in termini di assistenza sanitaria siano aumentate nel tempo, il che determina una sempre più forte spaccatura del Paese in cittadini di serie A e cittadini di serie B”.





Da agensir.it

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