Onu: civili a rischio nella Repubblica Democratica del Congo

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Sempre più grave la condizione dei civili nella Repubblica Democratica del Congo a causa delle atrocità commesse da gruppi armati. L’allarme è stato lanciato dall’Unhcr, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati. Con noi la portavoce, Carlotta Sami

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Numeri drammatici quelli comunicati dall’Unhcr, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati, sulla situazione in Repubblica Democratica del Congo. L’agenzia dell’Onu rivela che nel 2020 almeno 2.000 civili sono stati uccisi nelle province nord-orientali dell’Ituri e, in particolare nel Nord e Sud Kivu. La popolazione continua a correre gravi rischi a causa dei numerosi e pressoché giornalieri attacchi contro i civili inermi da parte di gruppi armati legati a fazioni locali. La gente è terrorizzata e si calcola che negli ultimi due anni – afferma l’Unhcr – almeno 5 milioni di persone siano fuggite dalle proprie zone d’origine. L’agenzia Onu e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) hanno organizzato campi di raccolta, che si rivelano purtroppo insufficienti. I raid prendono di mira case, scuole e strutture sanitarie. I miliziani hanno anche imposto illegalmente tasse ai civili che vogliono accedere alle proprie zone d’origine, probabilmente per finanziare le loro attività armate. Secondo Carlotta Sami, portavoce di Unhcr, oltre alle vittime a subire questa situazione sono i giovani impossibilitati a frequentare la scuola e ad avere una istruzione regolare. Nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo, afferma la Sami, la situazione più drammatica si registra nel Nord Kivu.

Ascolta l’intervista a Carlotta Sami

R. – Il Nord Kivu è da molto tempo una zona di continue atrocità, che vengono commesse da gruppi armati contro i quali l’esercito nazionale fatica ad avere la meglio e a contenere. Negli ultimi mesi, ma già dal 2019, queste violenze hanno causato milioni di sfollati. Attualmente, fra dicembre 2020 e gennaio 2021, le incursioni sono aumentate e noi abbiamo registrato almeno 88 mila sfollati, che al momento sono accolti in 20 campi nostri e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, però sappiamo anche che molte altre persone vivono di fatto in insediamenti spontanei, quindi non in campi dove è anche difficile portare aiuti. Molti altri vengono comunque accolti nelle comunità locali.

Per quale motivo le violenze si rivolgono soprattutto contro i civili?

R. – Questa purtroppo è una costante di queste attività violente, che mirano a terrorizzare la popolazione in modo, come dire, ‘asimmetrico’. Ossia si tratta di una violenza estrema contro persone inermi, sostanzialmente per guadagnare il controllo del territorio. E un altro aspetto costante di questo tipo di violenze brutali ed asimmetriche è ovviamente la occupazione di terreni, l’occupazione di case private e sempre costantemente la distruzione e l’occupazione delle scuole e di strutture sanitarie. Questo ovviamente sta impedendo a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze di raggiungere le scuole e di avere un’istruzione. Ma sta anche impedendo di poter accedere ed esigere le cure mediche, di cui le persone hanno bisogno.

L’Unhcr denuncia che addirittura i miliziani impongono illegalmente delle tasse. E’ vero?

R. –  Si, questo fenomeno delle tasse illegali è iniziato dal novembre 2020. E a questo si affianca anche il fatto che le persone vengono private di tutto ciò che è di loro possesso, ma anche dei pochi mezzi di sussistenza che avevano a disposizione. Quindi, non disponendo di alcun reddito, le persone sono di fatto alla mercè di questi gruppi armati e violenti.

C’è una soluzione a questa situazione drammatica?

R. – Noi stiamo chiedendo innanzitutto di poter avere accesso a queste persone, affinché che cessino le violenze, e inoltre che sia possibile anche avviare indagini per accertare, e quindi perseguire, le responsabilità. Servono però delle indagini che siano molto rapide e che siano indipendenti.



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