Nel cuore del Papa la dignità delle persone carcerate e degli anziani

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A Vatican News l’intervista a Mauro De Palma, uno dei Garanti dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ricevuto stamani dal Papa. “Grande condivisione con Francesco su molti temi e sul dolore degli invisibili”

Davide Dionisi e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Un dialogo franco e sincero è stato quello che i Garanti dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, Daniela de Robert, Emilia Rossi, hanno avuto stamani con Papa Francesco. Un colloquio incentrato soprattutto sulla distanza tra i diritti acquisiti e la realtà. Diritti che passano anche nel riconoscere all’altro la dignità di un nome. Il Garante Mauro Palma racconta così l’incontro con il Papa:

Ascolta l’intervista a Mauro Palma

R. – E’ stata una conversazione assolutamente a largo raggio, i settori di cui si occupa il Garante sono quantomeno quattro: quello penale, il carcere; quello dei migranti, dei centri per i migranti con i rimpatri forzati; quello delle residenze sanitarie per anziani – e quindi delle RSA – e quello anche dei disabili. Tutti i settori che sono nell’agenda del Santo Padre in maniera chiarissima. Quindi lui era un interlocutore desideroso di sapere. L’imbarazzo e l’emozione che c’è inizialmente nel trovarsi seduti alla scrivania a dialogare con il Santo Padre, viene superata dal fatto di avere di fronte non una persona con cui parlare di cose distanti da lui, ma una persona che su quei temi ci mette tutto il suo impegno. Ha poi la sua esperienza e a me ha colpito come lui ricordi, per esempio, visite fatte ad alcune carceri o ad una casa famiglia… ricordi le persone, le situazioni.

Il Garante che quadro ha tracciato al Santo Padre, qual è la situazione attualmente?

R- Nelle varie aree, il quadro tracciato è di questo genere: l’essere privati della libertà, anche se per ragioni diverse, ha un elemento comune di maggiore vulnerabilità rispetto ai diritti e cioè diventare in un certo senso “anonimi”.  Lo scorso anno, per esempio, rivolgendomi al Parlamento, avevo parlato del diritto al nome. Le faccio un esempio, i 130 migranti morti ieri sono dei numeri, non sono dei nomi. Così come quando l’anno scorso ci sono state le rivolte in carcere, i 13 morti non hanno un nome, sono numeri. L’anonimia come perdita di qualunque soggettività dell’essere persona. Questo è il punto su cui ho voluto un po’ concentrare la riflessione perché poi da qui discendono tutti i punti più tecnici. Un esempio è quello dei due baluardi che sono il diritto alla tutela della propria identità e il diritto alla tutela dell’integrità fisica e psichica. Baluardi che sono affermati da tutte le Dichiarazioni e Convenzioni. Eppure, la distanza che noi vediamo molto spesso tra i diritti enunciati e i diritti praticati è una distanza molto forte. Da qui, la necessità di costruire più solide reti sociali, più solide soglie di attenzione e quindi in qualche modo il Garante nazionale vuole essere un occhio su questi mondi che sono poco visibili. Ecco, questo è un po’ stata la traccia della mia introduzione.



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