Mozambico: il ciclone Eloise si abbatte su case e campi, migliaia gli sfollati

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Si tratta della terza tempesta tropicale che colpisce l’Africa sudorientale in poco più di un anno. In 250 mila cercano rifugio dalle intemperie mentre aumentano i contagi da coronavirus per la vicina “variante sudafricana”

Michele Raviart – Città del Vaticano

Sono ormai oltre 260mila gli sfollati in Mozambico, colpito dalle inondazioni e dal ciclone Eloise, che sta imperversando su tutta l’Africa sud-orientale dal 23 gennaio scorso. Almeno 21 le persone uccise finora dalla combinazione di forti piogge e di venti che hanno raggiunto anche i 150 chilometri orari. La situazione più grave è nella regione della città portuale di Beira, al centro del Paese e nell’area di Buzi, delimitata da due fiumi.

Scuole e ospedali distrutti

Migliaia le case distrutte e i campi che si trovano ancora sommersi dall’acqua. Perso il raccolto stagionale, abbattute oltre 70 strutture sanitarie e 400 scuole. La zona interessata si stava appena riprendendo dal ciclone Idai, che aveva colpito la stessa area nel 2019, e dal ciclone Chalane lo scorso dicembre.  “La situazione è difficile, perché stiamo parlando delle conseguenze di tre cicloni consecutivi”, testimonia a Vatican News il sacerdote mozambicano don Martino Figueirado, originario di Beira e che si trova ora nella capitale Maputo.

Ascolta l’intervista a don Martino Figueirado

II rischio carestia

“Tanta gente ora non ha più la casa e neanche il cibo per mangiare”, spiega, e anche se c’è abbondanza d’acqua, questa non è potabile”. “Le persone sopravvivono con quello che trovano al momento”, sottolinea, “la prima cosa che serve adesso è trovare qualcosa da mangiare, poi un riparo e semi per riprendere il lavoro nei campi, altrimenti arriverà la fame e la situazione sarà ancora più catastrofica. Anche a livello sanitario c’è bisogno di medicinali”.

Area allagata nel distretto di Beira

Area allagata nel distretto di Beira

L’aiuto della Caritas

“Parte delle persone si trova nei centri di accoglienza o in qualche scuola. Altri si ritrovano nelle case in cui è rimasto in piedi anche un piccolo tetto e sono dispersi”, racconta don Martino. La Caritas di Beira, “sta aiutando fin dal tempo del ciclone Idai però le risorse non sono sufficienti. Cercano di fare quello che possono con quello che ricevono.  C’era già un lavoro di ricostruzione delle case per i poveri, che erano state distrutte da Idai”.

Aumentano i casi di Covid-19

Alle conseguenze del disastro naturale – l’Unicef parla anche di 90mila bambini bisognosi di assistenza sanitaria – si aggiunge anche la crisi economica portata dal coronavirus, che sta rapidamente aumentando in Mozambico, probabilmente anche grazie alla diffusione della vicina “variante sudafricana”. “La situazione sta peggiorando un po’”, spiega don Martino, “all’inizio la situazione era più controllata, ma adesso i contagi stanno crescendo in particolare nella capitale Maputo. Il Sudafrica era stato più colpito e da quando sono state riaperte le frontiere gli indici del contagio sono saliti. Adesso muoiono una decina di persone al giorno e i contagi sono circa un migliaio, mentre prima erano una ventina al giorno”. “Ancora non abbiamo i vaccini”, conclude, “ma il ministro Salute ha detto di stare affrontando la questione a partire dal personale sanitario”.



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