Monsignor Takami a 10 anni da Fukushima: disastro ambientale e sociale

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Lo tsunami causato da un terremoto a largo delle coste del Paese distrusse tre reattori nucleari e causò la morte di 19 mila persone e migliaia di sfollati. Da allora il Paese ha cambiato il suo approccio sulle questione ambientali, mentre continuano le operazioni di smaltimento. L’ arcivescovo di Nagasaki: bisogna ricostruire intere comunità e famiglie, non solo edifici

Michele Raviart – Città del Vaticano

Dieci anni fa, l’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9 con epicentro a largo della costa nordorientale del Giappone, il più forte mai registrato, generò uno tsunami gigantesco che travolse il Paese. Un’onda distruttiva che danneggiò tre reattori della centrale nucleare di Fukushima, causandone la fusione, in quello che è stato il più grande disastro atomico dall’incidente di Chernobyl nel 1986.

Oltre 19 mila le vittime

I morti furono oltre 19 mila, senza contare l’aumento di tumori alla tiroide nella regione, e oltre 160 mila residenti furono costretti a fuggire dalle loro case a causa delle conseguenze dell’incidente. Da allora il governo ha speso circa 250 miliardi di euro per ricostruire l’intera regione di Tohoku, con oltre il 75% del suolo contaminato che è stato trasportato in luoghi di stoccaggio appositi. Un’operazione che terminerà solo nel 2022 mentre alcune città, come Fukushima e Koriyama sono di fatto tornate alla normalità.

Un lento ritorno alla normalità

In altre zone della regione, invece, la situazione rimane difficile. “Ancora più o meno 40 mila persone sono sfollate e devono abitare in una casa che non è la loro, mentre 2500 persone sono ancora disperse”, spiega a Vatican News monsignor Joseph Takami, arcivescovo di Nagasaki. “Il governo ha fatto un grande sforzo per costruire strade e scuole, ma le comunità di molte regioni non sono ancora come prima di questo evento tragico”. “Tanta gente è scappata e non è ritornata”, sottolinea, “mentre le attività di molte città e villaggi è diminuita. Poco a poco stanno ristrutturando ma già sono passati dieci anni. Ci sono ancora da ristrutturare le comunità e le famiglie, che è ancora più importante di ricostruire i beni materiali”.

Ascolta l’intervista a monsignor Joseph Takami, arcivescovo di Nagasaki

Da Fukushima partirà la torcia olimpica

Il 25 marzo proprio da Fukushima dovrebbe partire la staffetta della torcia olimpica verso Tokyo e l’inaugurazione dell’evento, previsto lo scorso anno e rimandato a quest’estate a causa della pandemia di Covid-19. Polemiche erano sorte sull’effettiva sicurezza dell’area, ma in un rapporto pubblicato ieri dal Comitato Scientifico sulle conseguenze delle emissioni radioattive delle Nazioni Unite ha confermato che oggi l’area è sicura e le radiazioni non hanno più effetti dannosi sulla salute della popolazione locale.

Un cambiamento di coscienza sul nucleare

Il tragico incidente di Fukushima ha posto al centro del dibattito pubblico giapponese l’opportunità di continuare il programma nucleare. L’obiettivo prefissato è di raggiungere la neutralità carbonica tra emissioni e assorbimento entro il 2050, e ci si divide se per ottenere questo risultato sia necessario o meno l’utilizzo dell’energia atomica.“Credo che la coscienza del popolo giapponese sull’ambiente è cambiata molto”, spiega ancora monsignor Takami, nato a Nagasaki pochi mesi dopo il lancio della bomba atomica nel 1946. “Secondo i sondaggi chi vuole ancora mantenere le centrali nucleari sono solo il 10 per cento, mentre il 40% vuole un’abolizione graduale e il 15% vuole un’abolizione immediata”, ribadisce. “Adesso i giapponesi vogliono energie rinnovabili, come quella solare o eolica, anche chi produce macchinari sta cambiando la sua coscienza fabbricando macchine più adatta a una società più avanzata in maniera ecologica.

No alòp sversamento in mare delle acque contaminate

Riguardo lo smaltimento delle scorie ancora presenti a Fukushima, nelle scorse settimane era trapelata l’ipotesi del governo di sversare nell’oceano l’acqua contaminata usata per il raffreddamento della centrale. Una soluzione condannata dalle commissioni Giustizia e pace e Ambiente delle conferenze episcopali giapponesi e sudcoreane. “Sono d’accordo con loro”, ribadisce il vescovo di Nagasaki, ricordando ad esempio che “i pescatori e gli agricoltori di Fukushima hanno molte difficoltà perché almeno 15 Paesi si rifiutano di comprare i pesci e i legumi che sono prodotti a Fukushima. Anche scientificamente questa decisione del governo è molto problematica, quindi bisogna pensare al pericolo che suscita questa acqua contaminata deve essere considerato molto seriamente”.



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