Migranti a Lampedusa, l’emergenza delle stragi invisibili

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“Il problema non sono le persone che sbarcano sull’isola, ma quelle che non riescono ad arrivarci in vita”, dichiara l’operatore di Mediterranean Hope, Giovanni D’Ambrosio. Senza dimenticare il numero dei dispersi in mare, per cui il progetto della Federazione delle Chiese evangeliche ha avanzato proposte

Debora D’Angelo – Città del Vaticano

Come ogni anno, le condizioni meteomarine favorevoli dei mesi più caldi incidono sulla ripresa degli sbarchi. L’Osservatorio Lampedusa di Mediterranean Hope, il progetto della Federazione delle Chiese evangeliche, riporta che su un totale di 41 mila sbarchi, circa la metà è stato registrato a Lampedusa. E, di questi, 9.000 sono avvenuti solo nel mese di luglio. L’isola non è in grado di accogliere l’arrivo di tutti questi migranti – come ha dichiarato Giovanni D’Ambrosio, operatore di Mediterranean Hope – ma esistono delle soluzioni concrete”.

Tutelare i diritti

Uomini, donne e bambini si sottopongono a pesanti traversate nella speranza di una vita migliore e il principale hotspot italiano risulta essere proprio Lampedusa. “L’Italia è stata in grado di accogliere più di 100 mila persone che fuggivano dal conflitto ucraino – racconta D’Ambrosio – ci aspettiamo che il Paese riservi la stessa cura e attenzione alle persone che attraversano il Mediterraneo”. Parliamo di esseri umani che spesso portano ancora addosso i segni delle violenze subite e che “hanno bisogno di essere curati in strutture attrezzate che – sottolinea l’operatore di Mediterranean Hope – non sono presenti sull’isola. Lampedusa non può essere il punto in cui far coinvolgere le rotte migratorie”. Si tratta di un’eterna emergenza, aggravata dal fatto che la maggior parte dei migranti che vi arrivano provengono da sbarchi autonomi, cioè non intercettati in mare dalle navi della marina militare o delle ong. Di conseguenza, è necessario adottare serie misure per risolvere il problema.

Globalizzazione dell’indifferenza

“Corridoi umanitari, accesso a vie sicure e legali e sostegno a chi salva la vita in mare”, sono le soluzioni proposte da Mediterranean Hope che opera a Lampedusa dal 2014. Il rischio di cadere nella globalizzazione dell’indifferenza è legato alla “mancata conoscenza di quello che le persone subiscono, non solo durante le rotte migratorie – racconta Giovanni D’Ambrosio – ma anche prima di affrontare il viaggio in mare, nei propri Paesi di origine. Spesso i migranti non riescono ad ottenere i visti per il viaggio, lasciando un’unica possibilità di fuga dal proprio Paese: il mare.

Ascolta l’intervista a Giovanni D’Ambrosio

Questione umanitaria

Il recente rapporto del Viminale ha fatto luce sulle iniziative dei ricollocamenti da parte di Francia e Germania, un impegno che potrebbe far ben sperare sul futuro coinvolgimento dell’Europa sul tema migranti e sbarchi. “È necessario guardare alla migrazione come una questione umanitaria – specifica D’Ambrosio – e non come un problema di ordine pubblico: stiamo parlando di persone che raggiungono le coste italiane ed europee”. E di conseguenza, “la soluzione deve arrivare dagli Stati europei” – conclude l’operatore di Mediterranean Hope.



Da vaticannews.va

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