Mi manchi come… un concerto

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“Mi manchi come un concerto” scritto a mano su un cartellone pubblicitario. Una fotografia che è diventata virale in rete, condivisa da artisti, ma non solo, e che dice la voglia di musica, di arte, cultura e socialità che tutti proviamo ad un anno dall’inizio dell’incubo Coronavirus. Sulle stesse corde altre iniziative, come “L’ultimo concerto” di cui parliamo su queste pagine, o i messaggi lanciati dal mondo del teatro, dell’intrattenimento, della cultura in generale. Un mondo che si è fermato o quasi, con risvolti economici disastrosi per chi in quel mondo ci lavora (e sono tanti), e con ripercussioni su tutti noi che di bellezza ci nutriamo.

“Mi manchi come un concerto” scritto a mano su un cartellone pubblicitario. Una fotografia che è diventata virale in rete, condivisa da artisti, ma non solo, e che dice la voglia di musica, di arte, cultura e socialità che tutti proviamo ad un anno dall’inizio dell’incubo Coronavirus. Sulle stesse corde altre iniziative, come “L’ultimo concerto” di cui parliamo su queste pagine, o i messaggi lanciati dal mondo del teatro, dell’intrattenimento, della cultura in generale. Un mondo che si è fermato o quasi, con risvolti economici disastrosi per chi in quel mondo ci lavora (e sono tanti), e con ripercussioni su tutti noi che di bellezza ci nutriamo. Anche per chi pensa o pensava che musica, arte e spettacolo, fossero cose di poco conto, roba per ingannare il tempo. E si sta rendendo conto che non è così. Ovvio che la salute è la cosa più importante. Non è soltanto un modo di dire. Come è ovvio pure – o dovrebbe esserlo – che prima di tutto c’è il rispetto delle regole imposte dalle autorità sanitarie, necessarie per contenere il contagio e le morti. Ma dopo così tanti mesi il vuoto che sentiamo è grande. Perché il nostro stare bene, il nostro stesso vivere, non è soltanto questione di salute nel senso di assenza di malattia. La salute è indispensabile, la sua tutela prioritaria. Non è sufficiente. C’è altro. Qualcosa di altrettanto vitale. La nostra vita si nutre di bellezza. Dobbiamo molto agli artisti. Che ci aiutano a capire la bellezza della vita, l’importanza dell’armonia che c’è in una manciata di note come nel nostro stare insieme, che ci insegnano a riconoscere le brutture, che ci aprono finestre su mondi che facciamo fatica a comprendere e definire con le sole parole, che ci aiutano a sognare, o a ricominciare a farlo. Dobbiamo molto agli artisti, di ieri e di oggi. E speriamo di ricordarlo domani quando, ci auguriamo, potremo nuovamente andare ad un concerto, entrare in un teatro, partecipare ad un festival, e farlo insieme, vicini, abbracciati. Senza paura. Abbiamo bisogno di arte. Nella bellezza c’è un vaccino di cui abbiamo un bisogno enorme, vitale. E senza quello, la vita – anche se in salute – si inaridisce.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)





Fonte Agensir

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