Meter onlus lancia un’ “Azione educativa a tutela dei minori”

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Partirà tra pochi giorni un webinar di formazione organizzato dall’associazione di don Fortunato Di Noto e diretto a chiunque voglia impegnarsi nella tutela dei minori

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Un corso gratuito on-line aperto a tutti coloro che non si tirano indietro nella difesa dell’infanzia contro ogni tipo di abuso. Annualmente, l’appuntamento viene organizzato dall’associazione Meter, dal 1989 impegnata contro la pedofila e la pedopornografia, lo sfruttamento e l’indifferenza. Anche quest’anno, nonostante il coronavirus, l’evento viene riproposto, sebbene via webinar. Saranno tre le date di “Azione educativa a tutela dei minori”, che partirà il 5 febbraio, per poi proseguire il 10 ed il 15 dello stesso mese, in collaborazione con l’Ufficio fragilità – Servizio tutela minori e persone vulnerabili della diocesi di Noto.

Tutti sono coinvolti nella difesa dei minori

È ormai accertato come la pandemia di Covid-19 abbia aumentato il rischio di adescamento dei minori. L’operazione ‘Luna Park’, recentemente condotta dalla polizia postale italiana, ha messo in luce oltre 140 gruppi che, in tutto il mondo, si scambiavano materiale pedopornografico, e più di 400 utenti che, via WhatsApp e Telegram, prendevano parte attiva nella  condivisione di foto e video pedopornografici, con vere e proprie violenze sessuali su minori. “Siamo tutti coinvolti nella difesa dei più piccoli – spiega don Fortunato Di Noto, presidente di Meter onlus – Papa Francesco, nella Lettera al popolo di Dio, chiama tutti i battezzati ad impegnarsi senza sosta nel difendere l’infanzia”. Di qui l’invito a tutti, nessuno escluso, a prendere parte al corso.

Ascolta l’intervista a don Fortunato Di Noto

R. – L’intento, oltre che nobile, è soprattutto, come dico io, ‘popolare’, nel senso che famiglie genitori, quindi papà mamme, operatori, giovani, ma anche professionisti, vogliono capire di più su questo fenomeno drammatico, trasversale, estremamente presente onnipresente in un mondo globalizzato, qual è, evidentemente, l’abuso sui minori, la pedofilia e la pedopornografia. La gente ha tanto bisogno di informazione e, soprattutto, di una informazione corretta, onesta, intelligente, senza creare allarmismi su di un problema che è già un’emergenza mondiale, dato che i numeri rappresentano una realtà drammaticissima, ne cito soltanto due: un dato dell’ONU, non certamente di Meter, è che se nel mondo ci sono più di 2 miliardi e 600 milioni di minori e un miliardo e 300 mila sono oggetto di abusi di vario tipo, ma particolarmente sessuali, se in Europa, lo ha detto anche il Santo Padre nel febbraio del 2019 mai smentito, ci sono più di 18 milioni di minori abusati sessualmente, è evidente che il problema è di fronte a noi. E allora come fare di fronte a questo grave problema? Basta soltanto la denuncia, necessaria e importante per fermare il problema, o occorre un’azione educativa, un’azione culturale, che vada al cuore delle persone per essere vigilanti, per essere capaci di risposte, non per essere investigatori improvvisati, ma per creare una rete di sostegno, di aiuto e, perché no, anche di cura, nei punti di riferimento che per fortuna in Italia, e non solo in Italia, esistono? Questa è la dimostrazione che i corsi di formazione di Meter, che sono veramente pionieristici, in questo contesto non devono fermarsi e non si sono mai fermati e proprio perché c’è la pandemia lo facciamo on-line.

La domanda che nasce subito è: che risultati sono stati raggiunti in questi anni, grazie proprio a questo tipo di informazione e formazione aperta a tutti?

R. – Innanzitutto, in tutti questi anni, abbiamo raggiunto migliaia di persone. Si tenga conto che noi siamo stati in decine e decine di diocesi, parrocchie, associazioni, in conferenze pubbliche di formazione, così abbiamo raggiunto decine di migliaia di persone. Questa è la dimostrazione che creare una coscienza collettiva di fronte al problema diventa un deterrente, anche per coloro che vorrebbero fare del male, cioè a dire: coloro che fanno del male devono sapere che c’è qualcuno che puoi vigilare, che può avere un’attenzione maggiore. I corsi di formazione aprono gli occhi, aiutano a capire un po’ il problema, non c’è solo un problema di indignazione, c’è un problema di operatività. Papa Francesco dice una cosa importante, e cioè che è un impegno di tutti, non è un impegno solo per gli addetti ai lavori, perché ogni battezzato è impegnato a dare una risposta, un’attenzione, ma per fare questo è necessario incontrare i battezzati, quindi non bisogna limitarsi solo alla notizia del giornale, sicuramente ci si può indignare ma finisce tutto là, no! Bisogna essere protagonisti, bisogna creare i cosiddetti diaconi per l’infanzia, i servitori dell’infanzia, perché noi dobbiamo servire i bambini. Questo è un corso propedeutico, va precisato, quindi si parte da basi elementari, però poi ci sono successivamente i corsi specialistici, per coloro che eventualmente vogliono maggiormente approfondire la cosa.

Sono tre date, quali saranno gli aspetti che voi cercherete di toccare in questi tre appuntamenti?

R. – Prima di tutto si affronteranno gli abusi sull’infanzia nella Chiesa e nella società, ovviamente, quando si parla di Chiesa, noi apriamo anche il ventaglio a tutte le situazioni, ma anche all’impegno che anche le altre religioni hanno attuato nel campo, quindi daremo anche degli elementi interessanti di come ci sta ponendo e quindi non solo la Chiesa italiana, ma anche la Chiesa a livello internazionale. Poi faremo un’analisi psicologica sull’ infanzia violata e dall’altra parte, anche dal punto di vista prettamente giuridico, sugli abusi sui minori e sulla tutela penale della sfera sessuale della persona.  Interessantissimo questo aspetto, che non è soltanto tecnicismo normativo, ma soprattutto proprio vuole dire come le norme aiutano a far capire un percorso nuovo che ormai la società ha intrapreso e che bisogna sempre continuare.  Si tratta di elementi necessari per entrare in questo mondo che conosciamo molto poco, si tratta di dare elementi strutturali per intervenire e per avere punti di riferimento a cui poter rivolgersi .

In questo anno segnato dalla pandemia, i bambini, rimanendo molto più in casa, possono essere sembrati più tutelati, è stato così?

R. – No, non è affatto così, per carità, la casa dovrebbe essere il luogo più protettivo nei confronti dei propri figli, e non soltanto dei propri figli ma delle persone che la abitano. Ma è abitata da persone e non solo, oggi nel mondo della nuova tecnologia,  da un mondo che non conosciamo attraverso il cellulare, lo smartphone e attraverso tutte le forme di tecnologia che possiamo utilizzare.  Abbiamo visto in maniera esponenziale l’aumento dell’adescamento, del grooming, ossia tantissimi minori lasciati soli con il proprio cellulare che, non sapendo gestire le relazioni on line, si sono coinvolti in forme di adescamento sessuale, particolarmente sessuale, con il ricatto. Allora, non è vero che la casa può diventare recinto protettivo, perché nel recinto protettivo è necessario che i vigilanti, che sono i genitori o i tutori, in questo caso anche tutti coloro che si occupano dell’infanzia, dovrebbero un pochino alzare il livello della sorveglianza. Meter, nel pieno lockdown, ha ricevuto oltre il 40% in più delle segnalazioni e il materiale prodotto e scambiato da parte dei pedopornografi è veramente inaudito. Nel nostro report del 2020, che presenteremo tra pochissimi mesi, come ogni anno, veramente emerge uno spaccato incredibile.  La questione che non riusciamo a capire è che dobbiamo tener conto del fatto che i minori non possono essere lasciati soli di fronte a un mondo così vasto e così inquietante, sicuramente anche positivo perché la tecnologia non va mai demonizzata, però bisogna saperla utilizzare bene.  



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