Lorefice sul naufragio in Libia: si metta fine alla straziante barbarie

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Grave il rimpallo delle responsabilità sull’ultima tragedia del mare nella quale hanno perso la vita 130 persone: così l’arcivescovo di Palermo che invita l’Italia e l’Europa ad agire per evitare tante morti

Alessandra Zaffiro – Palermo

Sono parole ferme quelle dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, in riferimento ai ritardi nei soccorsi del gommone con 130 persone affondato, al largo della Libia. “A ferire la coscienza umana e cristiana – scrive in una nota – non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto” ma anche quella dei principali organi di stampa nazionali che hanno trattato “la tragica fine di queste vite come una notizia di second’ordine o peggio di ordinaria routine”, soprattutto – denuncia – è anche “il grave rimpallo di responsabilità tra la Libia, Malta, l’Italia e l’Unione Europea a cui si assiste nelle ricostruzioni di queste ore”.

“Il lungo temporeggiare sull’obbligo del soccorso e l’accavallarsi confuso delle giustificazioni continuano purtroppo – prosegue il presule – a dimostrarci che non è più possibile che si ritardi nella ricerca di una soluzione politica a livello europeo, una soluzione umanamente sostenibile che ponga fine una volta per tutte a questa straziante barbarie”. 

Urgente cambiare le cose

Nei pensieri di Lorefice ci sono “le sorelle e i fratelli, le donne e gli uomini dell’Africa, vittime, da parte dell’Occidente, di una spoliazione quotidiana e sistematica, che depreda della loro ricchezza e le costringe a cercare vita e fortuna altrove”. Invece di pensare a questo, denuncia l’arcivescovo, “chiudiamo le frontiere del nostro benessere grondante del sangue dei poveri, per impedire ad altri il diritto ad un’esistenza che non sia svuotata della sua stessa dignità”. Un fatto “scandaloso” perché l’Italia e l’Europa non sentono l’urgenza di cambiare le cose.

Sentirsi fratelli

“Il tempo è finito. Svegliamoci! Lo dico – conclude Lorefice –  in nome del Vangelo a tutti i cristiani, a tutte le donne e gli uomini di buona volontà: ripartiamo dall’uomo senza aggettivi e nazionalità, dalla nostra comune umanità e ripensiamo la politica così. Altrimenti non ci sarà futuro per noi e per i nostri figli!”



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