L’obiettivo di Christian Tasso in viaggio attraverso la diversità

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Nessuno escluso: le disabilità nelle varie parti del mondo in un libro del giovane fotografo, pubblicato da Contrasto. Un viaggio per esaltare la grande ricchezza degli uomini attraverso le loro differenze

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

La domanda alla quale Christian Tasso cercava una risposta è se la bellezza sia da intendersi “come fattore estetico, come rigido costrutto culturale o come esempio di matematica perfezione”. L’intuizione contenuta nel suo libro “Nessuno escluso”, allontana tutte e tre le ipotesi, perché la bellezza che racconta è altra, è quella creata dalla diversità celebrata, sottratta alla visione stereotipata. Tasso ci racconta persone e storie attraverso le foto di un vecchio pescatore cubano, di un masai divenuto leader della sua comunità, di una tribù indiana di incantatori di serpenti, viaggiando dal Kenya all’Irlanda, dalla Cambogia all’Albania, questo giovane fotografo di Macerata, accompagna i lettori attraverso le disabilità e i diversi modi di viverle all’interno delle singole società.

Mumbai, India. Mi piace la stagione delle piogge

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Una lettura per abbattere gli stereotipi

 “Nel 2009 – racconta Tasso – un’organizzazione umanitaria mi mandò a lavorare nei campi profughi saharawi proprio sulla disabilità, alla fine di quel progetto mi misi a fare una ricerca e scoprii che c’erano poche informazioni su come le persone con disabilità vivono nei vari contesti sociali a quel punto scrissi un progetto”. In questo percorso, Christian incontra Nicola Barchett, è il padre di una bimba affetta da Sindrome di Down ed è lui a suggerire al fotografo di uscire da “una visione pietistica del disabile o, al contrario, da una visione da super eroe che nonostante la disabilità sormonta ostacoli che la società non si aspetta possa superare”. Le persone affette da disabilità sono circa il 15% della popolazione mondiale, Christian a quel punto decide di “viaggiare cercando di creare un progetto che potesse offrire una nuova lettura per abbattere gli stereotipi”.

Kampong Cham, Cambogia. Mio figlio crescerà a casa sua, nella sua comunità

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La disabilità, uno degli elementi della persona

Le foto di Christian Tasso sono in bianco e nero, il colore, con la manipolazione digitale, rischia di distrarre, di non far concentrare sullo sguardo dei protagonisti delle immagini, sulla loro posa, da loro stessi scelta. “Ho pensato che fosse importante interpellare i protagonisti delle mie fotografie e far scegliere a loro in che maniera raccontare le loro storie e in che maniera essere fotografati, ognuno ha scelto di essere rappresentato in condizioni di totale ordinarietà, con la famiglia, con gli amici. A quel punto la disabilità diventa una delle caratteristiche della persona, ma non è la più importante, ognuno si è posto in una sua condizione di quotidianità”. La disabilità diventa solo uno dei tanti elementi che costituiscono l’identità della persona.

Ascolta l’intervista con Christian Tasso

Un progetto artistico che parla della quotidianità

Sfogliando il volume ci si interroga, in alcuni casi, su dove sia la disabilità, poiché non è mostrata, non è visibile. Le foto di Tasso spostano l’attenzione sula persona, la disabilità è una caratteristica che può anche restare invisibile. “Nelle mie immagini non ho voluto nascondere, né sottolineare, la disabilità, ho voluto fotografare persone, ho voluto spostare l’attenzione sulla persona”. Il progetto proseguirà con delle mostre, in Italia e, è la speranza, in giro per il mondo, “l’importante – conclude Tasso –  è che si ribadisca che si tratta di un progetto artistico e non di una campagna sociale. Voglio fare sensibilizzazione, ma lo stimolo che voglio dare è anche dal punto di vista intellettuale. Vorrei che le persone che guardano le mie fotografie all’interno di un museo, possano concentrarsi ed osservare i dettagli delle facce, dei vestiti, delle pose, di quello che anche i protagonisti vogliono dire, ci sono anche delle loro frasi, riportate in fondo al libro, che sono lo stesso importanti, perché riguardano la loro ordinarietà. Ognuno di loro non parla della disabilità, ma parla della sua quotidianità, della sua vita”.

 

 

 



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