L’Iraq: l’ombra del terrorismo e l’anelito alla normalità

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Il Papa arriva venerdì prossimo in un Paese ferito per il quale tante volte ha chiesto la pace e l’unità: l’ultima guerra quella dal 2014 al 2017 è stata segnata dalle violenze del sedicente Stato Islamico e dal suo tentativo di creare un nuovo califfato, che vedeva in Mosul la sua roccaforte. Ripercorriamo questa porzione di storia che tanti riflessi ha sulle condizioni attuali del Paese con Laura Quadarella Sanfelice, docente di Politiche di contrasto al terrorismo

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Le ferite del terrorismo jihadista in Iraq sono recenti, dunque ancora aperte. Il 29 giugno 2014 il capo del sedicente Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, proclamò a Mosul la nascita di un califfato nei territori caduti sotto il suo controllo in un’area compresa tra la Siria nord-orientale e l’Iraq occidentale. A quasi sette anni di distanza Papa Francesco, nel corso del suo viaggio apostolico nel Paese, si recherà domenica 7 marzo anche a Mosul, dove pregherà per le vittime delle guerre. L’ultima, in Iraq, è legata proprio al terrorismo jihadista ed è durata tre anni, dal 2014 al 2017.

La fine del XX secolo 

“Per trovare la genesi del terrorismo jihadista in Iraq, non credo si debba guardare agli ultimi due decenni dello scorso secolo”. Lo afferma nell’intervista a Vatican News Laura Quadarella Sanfelice, professore di Politiche di contrasto al terrorismo, autrice del libro ‘Vivere a Mosul con l’Islamic State’, edito da Mursia. “Tutti gli iracheni combatterono uniti contro avversari esterni, il Paese era piuttosto coeso, seppur con problematiche interne dovute alla dittatura. Dopo la Guerra del Golfo la situazione peggiorò, anche da un punto di vista economico, ma non è in quegli anni che troveremo le origini del terrorismo nel Paese”.

La guerra del 2003 

“Il 2003 ha cambiato totalmente la storia dell’Iraq, generando spaccature molto profonde. Parlando con gli iracheni, il loro racconto si incentra su quell’anno, su ciò che è accaduto prima e dopo il 2003. Questo perché – prosegue la docente – vedono quel conflitto come un’invasione. Quando usavano questa parola con me, stentavo a comprenderne subito il significato. Il riferimento è all’invasore straniero, alle truppe di altri Paesi”. Quel conflitto cambiò anche la percezione dei cittadini. “Molti governi successivi, specialmente nel nord del Paese, vennero percepiti come portatori di interessi quasi stranieri. La percezione che ha la popolazione della corruzione è veramente alta, non sappiamo – sottolinea Quadarella Sanfelice – quanto corrisponda alla realtà, ma ha generato divisioni interne”.

Il settarismo

Quel conflitto, dunque, ebbe delle ripercussioni importanti sulla società civile. “I soldati iracheni, sunniti e sciiti, combatterono insieme contro l’Iran. Dal 2003 prevale, invece, la contrapposizione confessionale rispetto a quella etnica e si sviluppa un settarismo militante, armato. Ed è proprio qui – prosegue – che dobbiamo vedere la nascita di quei sentimenti che, degenerando, hanno portato alcuni a costituire gruppi jihadisti che noi oggi ben conosciamo. Il settarismo, affiancato al terrorismo, crebbe con il passare degli anni”.

Ascolta l’intervista a Laura Quadarella Sanfelice

L’escalation

Dunque, la situazione muta con il passare del tempo, fino agli Anni ’10 del nostro secolo. “Al-Qāʿida in Iraq vede un cambiamento fondamentale nel 2013, quando l’allora leader Abu Bakr al-Baghdadi si arrogò il diritto di annettersi Al-Qāʿida in Siria, facendo nascere la sigla di Isis, dunque lo Stato Islamico in Iraq ed in Siria. Nel 2014 – afferma ancora l’esperta – grazie ad una velocissima invasione territoriale, riesce ad acquisire una grande zona e da Mosul proclama la nascita del califfato, perdendo la connotazione geografica e diventando Islamic State tout court”.

La popolazione 

“Purtroppo la popolazione si trova alle prese con un terrorismo ancora attivo, con numerose milizie sciite sul territorio e l’assenza di alcuni servizi. I cittadini stanno cercando di ritornare uniti, le varie confessioni religiose lavorano per una nuova vita, insieme. Tutti – conclude Quadarella Sanfelice – attendono l’arrivo del Papa con una aspettativa enorme, è forte la speranza che porti pace e gioia, la prospettiva di un futuro migliore. Tutti attendono il Papa, non solo i cristiani, che finalmente stanno tornando ad una quotidianità persa durante la dominazione dell’Islamic State”.



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