Libano: nuove tensioni dopo l’omicidio dell’attivista Lokman Slim

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Il Paese, che resta in piena crisi politico-economica, teme il ritorno degli omicidi mirati a sfondo etnico-politico. L’intellettuale ucciso era fortemente critico con Hezbollah, ma il movimento sciita libanese condanna l’assassinio e chiede chiarezza. Intanto Francia e Stati Uniti sollecitano un accordo per la formazione di un governo, mentre la popolazione è sempre più stremata dal lookdown, che ha acuito la povertà

Marco Guerra – Città del Vaticano

Un nuovo fatto di sangue scuote il Libano e il suo ricco mosaico di comunità etnico-religiose. Ieri è stato ritrovato in una località a sud della capitale Beirut il corpo senza vita, e con segni di colpi di arma da fuoco, del 58enne Lokman Slim, un noto intellettuale, attivista politico, editore, fondatore e direttore di Umam, una delle più importanti organizzazioni non governative libanesi che ha continuato a lavorare nella periferia di Beirut nonostante Slim e i suoi collaboratori avessero più volte ricevuto pressioni e minacce.

Il dissenso con Hezbollah

Slim da anni era in aperto dissenso con Hezbollah, il partito sciita filo-iraniana, sebbene lui stesso provenisse da una famiglia sciita. Nel dicembre del 2019, durante la prima ondata di proteste anti-governative, Slim aveva ricevuto nuove minacce e aveva pubblicamente indicato come responsabili di qualsiasi cosa potesse succedergli proprio Hezbollah. 

Condanna di Onu e Ue

Ferma condanna è stata espressa dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea così come da diversi esponenti politici e religiosi libanesi. Il presidente della Repubblica, Michel Aoun, e il premier uscente, Hasan Diab, hanno chiesto agli organi competenti di far luce sull’ “odioso crimine”. Nelle ultime ore è arrivata anche la condanna di Hezbollah, che ha invitato “gli organi giudiziari e di sicurezza competenti a lavorare rapidamente per identificare gli autori e punirli”. Hezbollah ha inoltre esortato le autorità libanesi a “contrastare i crimini che avvengono in varie regioni del Libano e che sono usati strumentalmente in maniera politica e mediatica, a scapito della sicurezza e della stabilità interne”.

Timore per nuove tensioni

L’omicidio di Slim rischia di portare ulteriori divisioni e tensioni nel Paese di Cedri ancora piegato dalla grande esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto scorso, per la quale sono morte più di 200 persone e altre 6.500 sono rimaste ferite. Alcune decine di persone si sono riunite ieri a Beirut, di fronte al palazzo di giustizia libanese, e a Sidone. I manifestanti esibivano fotografie dell’intellettuale assassinato. Secondo Georges Nader, generale dell’esercito libanese in pensione e presente al sit-in nella capitale, “l’uccisione di Lokman Slim è un segnale pericoloso”. In molti ora in Libano temono una ripresa degli omicidi politici.

Appelli alla formazione del governo

Proprio ieri Stati Uniti e la Francia hanno rivolto un appello congiunto alle autorità libanesi, affinché si arrivi alla formazione di un “governo credibile ed efficace” di cui c’è “urgente bisogno”. Il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, e il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, hanno parlato di riforme ”fondamentali” per continuare a godere del supporto dei donatori internazionali. I due diplomatici hanno anche detto di aspettarsi ”risultati rapidi” nell’inchiesta in corso per far luce sulle cause dell’esplosione al porto di Beirut.

Lo stallo politico e la crisi economica

Nonostante le pressioni internazionali il Paese resta però impantanato nelle crisi economica e istituzionale. La scorsa settimana a Tripoli, secondo città del Paese, in cui la povertà è stata acuita dalle misure di restrizione per la pandemia, si sono verificate quattro giornate di rivolta, a seguito delle quali è morto un manifestate e sono state ferite 500 persone. I lookdown hanno aggravato il disastro economico che sta vivendo il Libano. Lo scorso marzo il Paese ha dichiarato un default tecnico e in un anno la moneta ha perso l’80 % del suo valore. Intanto la classe politica non riesce a formare un governo: manca l’accordo su un nuovo incarico a Saad Hariri, che negli ultimi mesi ha incontrato il presidente della Repubblica Michel Aoun diverse volte, ma senza che vi fosse una svolta.

Il sostegno della Chiesa

Il Paese dei Cedri resta nel cuore di Papa Francesco che il 4 settembre scorso ha fatto celebrare una Giornata universale di preghiera e digiuno per il Libano. In quella occasione, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, inviato dal Papa,  ha incontrato i leader religiosi nella cattedrale maronita di San Giorgio a Beirut e poi ha presieduto la Messa al Santuario di Harissa, nostra Signora del Libano. Nel frattempo Caritas Internazionalis e Caritas Libano sono sempre rimaste in prima linea negli aiuti alla popolazione colpita dalle esplosioni e dalla pandemia.



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