L’appello del Papa per l’inclusione e la cura dei malati di lebbra

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Al termine dell’Angelus Francesco, a 60 anni dall’istituzione dell’odierna Giornata mondiale dei malati di lebbra, ricorda il dolore di chi ne soffre e incoraggia gli operatori sanitari nel loro lavoro. Sulla stessa linea le parole del cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, che in un messaggio si appella all’eliminazione dello “stigma sociale” che accompagna questa malattia, per riabilitare la persona in modo totale

Marina Tomarro – Città del Vaticano 

L’opera umanitaria di Raoul Follereau, al fianco dei malati di lebbra, continua ancora oggi nelle tante associazioni a lui ispirate. Francesco si sofferma sull’odierna ricorrenza, la 68.ma Giornata mondiale delle persone affette dal morbo di Hansen, per parlare a quanti patiscono le sofferenze, a chi li cura e a chi dovrebbe garantirne i diritti.

Esprimo la mia vicinanza a quanti soffrono per questa malattia. Incoraggio i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati al loro servizio. La pandemia ha confermato quanto sia necessario tutelare il diritto alla salute per le persone più fragili. Auspico che i responsabili delle Nazioni uniscano gli sforzi per curare i malati del Morbo di Hansen e per la loro inclusione sociale.

La stessa sollecitudine torna nel messaggio dal titolo “Sconfiggere la lebbra” del cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. Un proposito, si legge nel testo, ma anche un fatto concreto, perché il morbo di Hansen è una malattia che si combatte con apposite cure, anche se molto resta da fare sul fronte dello stigma sociale che accompagna i malati.

La cura sanitaria e sociale verso i lebbrosi

“Negli ultimi decenni, – scrive il porporato – i servizi di assistenza sanitaria hanno conosciuto grandi progressi nell’affrontare la lebbra, o morbo di Hansen. La terapia multifarmacologica ha dimostrato una notevole efficacia nel trattare questa malattia suscitando molte speranze”. Turkson si sofferma però sulla necessità di considerare “anche la dimensione sociale e psicologica” del malato e quindi di prevenire, riabilitare ma soprattutto farsi carico del “migliore equilibrio e benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale della persona”.

Lo stigma sociale

Riportando l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della sanità sullo stigma sociale dei pazienti e la conseguente esclusione sociale, la depressione e la perdita di reddito, il cardinale esorta a “promuovere l’inclusione di tutte le persone nella società e assicurarne l’integrazione nella comunità”. “Inoltre, il sostegno finanziario e le opportunità di impegnarsi attivamente nel lavoro e nella vita economica – afferma – sono essenziali per le persone affette da lebbra e per le loro famiglie”. Bisogna dunque lavorare per “la salute integrale”: un benessere fisico e mentale perché “la mancanza di inclusione sociale può avere un impatto profondamente negativo sull’autostima e sulla visione della vita di una persona, rendendola alla fine vulnerabile alla malattia mentale”.

La cultura dell’incontro

“La comunità sanitaria e la società nel suo insieme – continua il porporato – offrono un enorme servizio al bene comune quando aiutano a facilitare questo processo di integrazione personale per coloro che sono stati colpiti dalla lebbra e per le loro famiglie”. La via è quella di una “cultura dell’incontro che porta alla guarigione e al benessere mentale di coloro che sono stati colpiti da questa angosciante malattia”. E il prefetto Turkson, conclude il suo messaggio, esprimendo gratitudine a tutti coloro che si dedicano a “sconfiggere la lebbra” e offrono guarigione e speranza a quanti soffrono del morbo di Hansen. “Essi ci mostrano – sottolinea – in modi molto pratici, che la lebbra è curabile, che l’incontro umano può eliminare lo stigma e che il benessere mentale è parte essenziale della salute integrale”.

L’Oms: 200 mila nuovi malati ogni anno

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la lebbra colpisce oltre 200 mila persone all’anno, e in tutto il mondo sono circa tre milioni i malati di questa patologia. Questa Giornata Mondiale voluta dal 1954 da Raoul Follereau, che ha dedicato la sua vita a curare e a reintegrare nella società i lebbrosi di tutto il mondo, nasce proprio per denunciare l’emarginazione in cui vivevano e vivono ancora le persone colpite da questa malattia.  



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