“L’ACCOGLIENZA: IL DONO CHE DIVENTA CARISMA”

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“L’ACCOGLIENZA: IL DONO CHE DIVENTA CARISMA”.
Due passi, uno dell’Antico Testamento, l’altro del Vangelo di Luca, che, a parer mio, si integrano l’un l’altro, poiché il primo produce guarigione nella Lode, mentre l’altro fa riflettere, appunto, sull’Accoglienza. Ho detto che si integrano, perché sono sempre più convinto che non c’è Lode senza il Dono dell’Accoglienza e non c’è Accoglienza senza il Dono della Lode! Cristo-Luce ci abilita a diventare Figli In Giovanni 1, 9. 11-12 si legge infatti: Veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolta. A quanti però l’hanno accolta, ha dato il potere di diventare Figli di Dio. E’ Cristo, Luce del mondo, che ci abilita, se l’accogliamo, a diventare Figli, coeredi insieme a Lui, del Padre! Se ci pensiamo un istante, c’è da impazzire di gioia: a noi basta davvero poco, un solo gesto di accoglienza e diventiamo, automaticamente, possessori del tutto. Otteniamo non solo la cittadinanza del Regno, ma la certezza a lei collegata: la salvezza delle nostra anima! Collaboratori del Padre Se credo a tale Verità sono figlia/o, non solo quando tutto va bene, ma soprattutto, quando non va tutto bene, quando mi trovo davanti una malattia, un grosso problema finanziario, un fallimento d’amore,… Quando io mi accolgo, come figlia/o accolta/o dal Padre, mi accorgo della sconvolgente bellezza della sua continua Presenza nella mia vita. Gli do carta bianca: Lui traccia un alinea, poi, insieme, costruiamo il percorso, insieme, perché il Padre ci vuole suoi collaboratori, vuole il nostro “Sì”: ci fidiamo di Te, perché sappiamo che per ciascuno di noi svilupperai un progetto solo di bene. Non ci deresponsabilizza il fatto di condividere con Lui il nostro problema, anzi! E’ solo che consapevolizziamo che Lui c’è nella nostra Storia. L’essere figli è prioritario su tutto. Non rallegratevi, perché i demoni si sottomettono a voi, rallegratevi piuttosto, perché i vostri nomi sono scritti nel cielo! Luca 10, 20 Da tale Verità e in forza della sua consapevolezza, noi siamo creature grate in ogni momento della nostra esistenza, capaci di fare del nostro quotidiano un canto di Lode perenne… punto di incontro con l’Amore, che è Dio. Giovanni 12, 48: Chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato. Dopo questa accoglienza, che guarisce il nostro cuore, possiamo, anzi dobbiamo essere accoglienza-culla per gli altri. La Non-Accoglienza: il ricco e il povero Lazzaro, che suscita il primo passo verso l’Accoglienza, è tratto dal Vangelo di Luca 16, 19-30 e cita la Parabola del Ricco e del povero Lazzaro. Si racconta di questo uomo ricco, del quale non si conosce il nome, quindi può essere ciascuno di noi, che si trova nel suo palazzo, davanti a una tavola esageratamente imbandita e gozzoviglia. Dietro la porta, perché il ricco non gli permette di entrare, sta il povero Lazzaro, vestito di stracci, ferito, affamato, circondato dai cani, che gli leccano le ferite. Quando il ricco muore, si ritrova nel fuoco eterno e, vedendo il povero Lazzaro nel seno di Abramo, gli chiede di intercedere, perché anche lui possa salire verso la luce. Abramo, però, gli ricorda che c’è un abisso tra dove sta lui e dove stanno loro e che, a causa del suo errore, non ha alcuna speranza, ormai. Gli rivela anche che tutta la sua famiglia perirà a causa di questa colpa, dato che avrebbe potuto ravvedersi in vita, ma ha scelto di non farlo. Non posso amare il Padre, se prima non amo il fratello Da questo passo possiamo dedurre quali e quanti danni possono derivare dalla Non-Accoglienza. Il Padre non vuole certo spaventarci, ma metterci in guardia. Possiamo essere sordi o ciechi nel cuore, ma prima o poi Dio usa la sua pazienza e misericordia, per fermarci e parlarci. Sono convinto assolutamente di questo, perché Dio l’ha fatto con me! Non voglio perciò essere pazzo nel non accorgermi, ma pazzo d’Amore per aver capito! Chi accoglie me, accoglie il Padre! Non possiamo dirci in te, Padre, se prima non Ti vediamo nel fratello, che ci fai incontrare. L’errore di quell’uomo ricco è un’eredità negativa anche per la sua famiglia. La Non-Accoglienza è sordità all’Amore, che con il tempo incancrenisce ogni tipo di rapporto, tanto da non poterlo più recuperare. E’ un’occasione persa per Dio, che nel suo Cuore ci vuole tutti salvi, ma pensiamo quanto perdiamo noi! Un comandamento nuovo Il nostro Dio, che prima di tutto è Padre, ci invita ad imparare che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori. Matteo 9, 13 E qui vale la pena approfondire, nel tema Accoglienza, che cosa significhi tale affermazione: Dio non chiama i giusti, cioè coloro che si sentono “a posto” con la loro coscienza, per aver agito, secondo le regole, come gli Scribi e i Farisei, che osservavano con scrupolo la legge e agivano di conseguenza, ciechi però alla vera Legge! Il giusto, secondo Dio, è colui che ascolta e mette in pratica la sua Parola. Sappiamo come Gesù sia venuto a catapultare la legge, sconvolgendo la mentalità ipocrita del suo tempo, a favore di una libertà scremata da ogni regola, una libertà che asseconda solo una legge, l’unica di Dio, quella dell’Amore. Giovanni 15, 12: Vi lascio un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Raab, la meretrice, è ritenuta giusta Il concetto di giusto deve essere riletto secondo il pensiero di Dio. Leggiamo in Giacomo 2, 23-26: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia… perchè l’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede (Abramo offrì Isacco, suo figlio, sull’altare). Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori? Infatti, come il corpo, senza Spirito, è morto, così anche la Fede, senza le opere, è morta. Raab, la prostituta, viene ritenuta giusta, cioè santa, per la sua opera di accoglienza. Ĕ una donna peccatrice, ma il suo peccato non uccide lo Spirito dentro di lei, Spirito, che, alla vista degli esploratori, l’avverte che sono uomini di Dio. Lei acconsente. Si fida, cioè ha Fede in ciò che lo Spirito le suggerisce; agisce e li accoglie. Il suo è un gesto d’Amore gratuito; questa volta, Raab non percepisce alcun compenso “umano” al suo darsi; lo esegue d’istinto, perché dettato dal cuore e lì, in quell’istante, “si riscatta” dal suo peccato. Diventa Figlia! Agli occhi di Dio, nel suo Progetto di salvezza verso il popolo di Israele, Raab è la pedina vincente che, accogliendo gli altri, salva se stessa e tutta la sua famiglia, persino i suoi animali. La sua casa “risparmiata” dall’invasione, diventa Arca dell’Alleanza di Dio con il popolo, che si è scelto. Accoglienza: Amore/azione L’Accoglienza, allora, assume un nuovo, particolare aspetto: non è solo Amore, inteso come concetto astratto. Non si ferma ad un aspetto contemplativo, come un dono che nasce dal cuore e lì resta. E’ Amore rivestito di azione, quindi pratico, fattivo, vivo, perché si completa nel suo agire, nell’operare secondo la Fede. Se Raab si fosse fermata al suo peccato, convinta di non meritarsi altro, perché indegna, non avrebbe certamente accolto il suggerimento dello Spirito. La sua accoglienza, però, diventa liberante per lei, perché Dio, che guarda al cuore e non alla persona, scegliendola per tale compito, l’ha resa capace di smuovere in se stessa energie nuove, capaci di salvezza. Abbiamo visto così con i due esempi tratti dalla Sacra Scrittura, come l’accoglienza porti a salvezza. Due modi di accogliere: Abramo e la donna Sunammita.
Analizziamo altri due episodi, che insegnano come l’Accoglienza porti Vita. * Il primo tratta di Abramo: anche lui visse un’accoglienza del tutto speciale: gli si presentano tre persone, la Santissima Trinità o per gli Ebrei, più propensi al mondo angelico, i tre Arcangeli: Gabriele, Raffaele e Michele. E’ l’ora più calda del giorno, primo pomeriggio, e Abramo sta sonnecchiando, quando il Signore gli appare. Impreparato a quella vista, senza sapere chi siano i tre ospiti, accoglie. Li fa sedere, prepara per loro vivande e mangia con loro. Prima che il Signore gli parli, Abramo lo invita a restare sotto la quercia di Mamre, ma non gli permette di entrare nella sua tenda. Lo lascia fuori dal suo “dentro”; così decide per se stesso. Questo suo gesto, comunque, gli porta Vita: i tre Arcangeli gli annunciano che Sara, sua moglie, avrà un figlio, che sarà chiamato Isacco. * Il secondo esempio riguarda un episodio di 2 Re 4, 8 e ss, dove si parla di questa donna Sunammita, che è sterile e accoglie il profeta Eliseo. Anche per lei questo gesto procura Vita; Eliseo, infatti, le preannuncia la maternità e lei lo accoglie non solo alla sua tavola, ma gli prepara una piccola stanza al piano superiore della casa, affinché il profeta possa riposare, pregare, starsene da solo in tutta libertà. Questa donna, anonima, ci insegna che l’Accoglienza è Amore-Rispetto dell’altro e che si realizza nell’assoluta libertà dell’altro. Accolgo, dunque, ma lascio libera la persona, che faccio entrare, che elevo nel mio cuore… e ne ricevo Vita! Qualche riflessione A questo punto, francamente, mi sono chiesto: – E se invece la persona che Dio mi fa incontrare non vuole farmi entrare “nella sua tenda”, solo perché è incapace di farlo? O addirittura, perché si aspetta da me il coraggio di osare, sollevando questo velo?- Solo Dio conosce la Verità; a noi è dato di ricercarla nell’Amore, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo, che non sbaglia mai, fiduciosi che dove ci porta, lì è contemplato nel Cuore del Padre (vedi Raab) Essere al di sopra. Rispettare l’unicità Certo è una bella, anzi meravigliosa, responsabilità l’accogliere tutti, perché Dio è in tutti! Significa, come Gesù, essere al di sopra di ogni giudizio, di ogni limite dell’altro. Rispettarlo, quindi amarlo, al punto da accettarne il mistero che lui è per ciascuno di noi, ma non per Dio. In fondo, riflettendoci, accogliere è proprio questo: cogliere ancora di più, profondamente, la persona, che Dio ci mette accanto. Cogliere, perché è lì che si gusta, come un frutto maturo, l’essere creatura dell’altro e, senza cercare di impaginarlo in uno standard, sapere che ciascuno è uno, ha una sua personalità, che lo rende unico; ha un suo mondo che posso guardare, ma non violare, oppure aiutare lo stesso a scoprirlo insieme. In Matteo 6, 22 si legge: Voi siete la luce del mondo. E in 2 Timoteo 2, 20: Nella casa ci sono tanti vasi, alcuni d’oro, altri d’argento…ma tutti per l’utilità comune. Accogliere l’altro diventa il “tirar fuori” dall’altro la luce nascosta che c’è da sempre, in quanto figli, rispettandone, però la diversità, le caratteristiche dell’altro. E’ semplicemente un’azione gravida d’Amore, che diventa Carisma, edificazione della Comunità, solo dopo aver guarito noi stessi nel nostro cuore. Gesù: un esempio Gesù stesso si è dato senza remore; il suo donarsi è stato totale, assoluto. Non ha lasciato alcuno fuori dal suo cuore. Giovanni 17, 6.11.15: Padre, ho fatto conoscere il tuo Nome a quelli che mi hai dato…custodiscili nel tuo Nome…perchè non voglio che nessuno si perda…custodiscili dal maligno. Gesù non ha posto limiti alla sua tenda! Gesù è stato così, perché è la porta aperta, dalla quale si entra e si esce. Giovanni 10, 9: Io sono la porta; se uno entra attraverso di me, sarà salvo. Entrerà ed uscirà e troverà pascolo. La Comunità non può fare a meno dell’Accoglienza Non possiamo dirci Comunità, se non ci distingue l’Amore, lo stesso sentimento che è stato di Gesù! Ogni gruppo grande o piccolo che sia non può fare a meno del Ministero dell’Accoglienza. Senza di esso, crescerà ben poco: non basta ricevere il seme della vita nuova nei fratelli che Gesù ci porta di volta in volta. Bisogna accoglierlo e custodirlo e tale dono-servizio accompagna la Vita Spirituale, che sta crescendo. In qualche modo è il biglietto da visita o, meglio ancora, il cuore materno del Gruppo. San Paolo ce lo ricorda nel bellissimo Inno alla Carità: 1 Corinzi 13, 4-6: L’Amore non si vanta, non si gonfia, non cerca il proprio interesse…ma si compiace della verità. Possiamo possedere tutti i Carismi, i Doni dello Spirito Santo, ma se non abbiamo l’Amore, siamo un nulla! Quando si pensa al Ministero dell’Accoglienza, la prima reazione è quella, forse, di relegarlo tra quelli che meno contano, perché poco appariscente o meno gratificante. Niente di più sbagliato! Proprio per la sua non appariscenza, per il servizio umile, questo Ministero riflette l’essenza stessa della Carità, che davvero non si vanta, non cerca il proprio interesse… Aggiungo un’altra cosa importante: tutti possono e devono esercitare il Carisma dell’Accoglienza, perché nel Gruppo il Signore ci accoglie nella misura in cui ci accogliamo l’un l’altro, in nome del suo Amore, che ci unisce , c’è un rischio però che tante volte si corre quello di pensare all’accoglienza come per esempio, accogliere i lontani gli extracomunitari, e non ci accorgiamo che la prima accoglienza, da cu nasce e scaturisce la vera accoglienza, è accogliere chi mi sta accanto, chi fa parte del mio gruppo, per poi aprirsi grazie a queste esperienze anche ai lontani . l’Amore deve nascere e svilupparsi “ad Intra perchè sia autentico ad Exstra”.
In questo Amore e solo in questo modo si crea il clima ideale, perché la preghiera sia realmente carismatica, aperta ai Doni e alle mozioni dello Spirito, tale da permettere l’incontro con il Risorto. Porta aperta sul mondo La Comunità di Gesù non è perciò una Comunità di passaggio! E’, al contrario, una porta aperta sul mondo, per chi viene, cresce e vive il Risorto, poi va ad annunziarlo ad altri. In 1 Corinzi 9, 22 san Paolo dice: Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. 1 Corinzi 9, 20: Mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei. La determinazione di Paolo è frutto di quell’Accoglienza di Cristo, tale da identificarsi con Lui, edificando così la sua Chiesa. San Paolo si mette al passo con gli altri, aspettandoli: 1 Corinzi 11, 33: Quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. Che cosa significa? Tante volte le persone, che Dio ci mette accanto, sono lente nel cammino, sono più fragili oppure hanno bisogno semplicemente di sentirsi amate.
Ascoltando il Vangelo di oggi in Luca ci presenta Simeone che accoglie Gesù nel Tempio, manifesta tutta la sua gioia per quell’incontro, voglio proporvi questa riflessione che ho fatto sull’ACCOGLIENZA.
Buona festa della Candelora.

Don Fernando STEFANELLI

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