La vicinanza del Papa all’India investita dal Covid

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Francesco invia un lungo messaggio al cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente dei vescovi indiani pregando per le vittime, e invocando per malati, familiari, medici e soccorritori “perseveranza, forza e pace”

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Le pire su cui bruciano i cadaveri bruciano anche le lacrime di un Paese che non tiene il ritmo implacabile del virus. Quattromila morti al giorno, 380 mila contagi nelle ultime 24 ore che, a parità di tendenza, significano milioni di casi al mese. L’India che frantuma i terribili record della pandemia sta affrontando una lotta impari contro la diffusione del Covid e una quantità ingente di risorse economiche – quasi 7 miliardi di dollari – sono state stanziate per vaccini e sanità.
 

“La mia sentita solidarietà”

È lo scenario che rimbalza dai media ed è lo stesso scenario che ha spinto il Papa a esprimere per iscritto i suoi sentimenti alla gente del grande Paese asiatico e alla sua Chiesa. “In questo momento in cui tanti in India stanno soffrendo a causa dell’attuale emergenza sanitaria, io scrivo per trasmettere la mia sentita solidarietà e vicinanza spirituale a tutto il popolo”. Destinatario del lungo messaggio è il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente dell’episcopato locale.

Vicino a tutti

Francesco vuole ricordare chiunque abbia visto la sua strada attraversata dal coronavirus. “Il mio pensiero – scrive – va soprattutto ai malati e alle loro famiglie, a coloro che li assistono, e in particolare a coloro che stanno piangendo la perdita dei loro cari. Penso anche ai molti medici, infermieri, operatori ospedalieri, autisti di ambulanze e a coloro che lavorano instancabilmente per rispondere alle emergenze dei loro fratelli e sorelle. Con profonda riconoscenza invoco su tutti loro i doni di Dio di perseveranza, forza e pace.

Chiesa colpita ma in prima linea

Per la comunità cattolica dell’India Francesco ha parole di gratitudine per le opere di carità e di solidarietà “compiute al servizio di tutti”. Penso, sottolinea, “alla generosità dimostrata da tanti giovani impegnati” e conclude raccomandando alla misericordia divina “i fedeli che hanno perso la vita, non ultimo il gran numero di sacerdoti e di religiose e religiosi”. “In questi giorni di immenso dolore – conclude – possiamo tutti essere consolati dalla speranza che nasce dalla Pasqua e dalla nostra fede incrollabile nella promessa di risurrezione e della vita nuova di Cristo”.

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