La Scuola di Biblioteconomia, che forma futuri bibliotecari: i giovani attratti da questi studi

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L’istituto voluto da Pio XI e collegato alla Biblioteca Apostolica Vaticana proroga le iscrizioni fino al 31 maggio e domani presenterà i corsi in modalità web. Il vicedirettore Antonio Manfredi: l’interesse per il libro è diverso ma non è calato

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

“Iniziare nel modo più largo, nel modo migliore, ad una tenuta, un governo, una cura dei libri che non si arresta ai libri stessi e non ha questi soltanto per oggetto, ma va anche a quello che i libri rappresentano cioè la scienza, il culto della scienza, e della nobile fatica intorno alla scienza”. Con questa missio, Papa Pio XI, ricordando la sua lunga esperienza di bibliotecario prima alla Biblioteca Ambrosiana e poi come prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, volle istituire nel 1934 la Scuola Vaticana di Biblioteconomia. Il primo corso iniziò la mattina del 13 novembre di quell’anno con la prolusione di Eugène Tisserant, allora pro-prefetto della Biblioteca Apostolica e futuro cardinale bibliotecario. Negli anni, la Scuola ha formato centinaia di allievi – laici ed ecclesiastici – provenienti da Paesi dell’Europa continentale e dell’America latina. In tempi recenti sono arrivati alunni anche da Paesi arabi, africani e asiatici.

Al via le iscrizioni per il nuovo anno accademico

Anche quest’anno, nonostante le difficoltà imposte dalla pandemia, la Scuola riapre le iscrizioni, prorogando la data – vista l’attuale situazione sanitaria – al 31 maggio. Domani si terrà, alle 17, un Open Day virtuale con la direzione e i docenti per scoprire questo mondo antico ma proiettato alla modernità. Ne parla Antonio Manfredi, vicedirettore della Scuola.

Ascolta l’intervista ad Antonio Manfredi

R. – La Scuola vaticana di Biblioteconomia nasce come servizio della Biblioteca Vaticana con l’intento di trasmettere le conoscenze e la capacità gestionale della Biblioteca ad allievi e giovani futuri bibliotecari. Naturalmente la scuola degli anni ’30 non è la scuola di adesso: oggi è rimasta un servizio, un master di secondo livello, cioè, una scuola di specializzazione post-laurea per un gruppo piccolo di allievi molto selezionati di tutto il mondo che hanno come interlocutori insegnanti professionisti della biblioteconomia, alcuni dei quali lavorano in Biblioteca. La finalità precisa è quella di far sperimentare, concretamente oltre che teoricamente, le attività, i servizi, gli studi che la Biblioteca Apostolica porta avanti e che può trasmettere a futuri bravi bibliotecari.

Quindi quali opportunità, quali sbocchi offre la Scuola?
R. – Con le legislazioni attuali entra nelle prospettive internazionali di sviluppo di corsi post-laurea. È riconosciuta dallo Stato italiano, sia attraverso il Concordato che in corrispettivo con gli studi post-laurea che normalmente si fanno per poter accedere, ad esempio, ai concorsi nazionali per funzionari per biblioteca. Da noi vengono anche specializzandi e dottorandi di ricerca che vengono inviati dai loro professori per apprendere le discipline biblioteconomiche all’interno dei loro percorsi di studio. La cosa più caratteristica di questa nostra Scuola è l’azione stretta con la Biblioteca vaticana che è un centro di studi per materiali antichi.

Quindi, nel dettaglio, chi può accedere alla Scuola?
R. – Tutti gli studenti che hanno una laurea magistrale o, per gli ecclesiastici, una licenza docendi che sono normalmente selezionati in una trentina per anno. Questi accedono a tutte le materie, non è necessario avere una specializzazione. Certamente nella selezione conta anche il curriculum che il futuro allievo presenta; inoltre è necessario presentare una lettera di una autorità da noi riconosciuta, sia dal punto di vista degli studi che della posizione ecclesiastica. Soprattutto se questi studenti che ci vengono inviati sono religiosi che poi dovranno occuparsi delle biblioteche dei loro ordini o delle loro diocesi.

In quest’epoca, l’approccio delle nuove generazioni al libro è sempre più ridotto. Il libro, cioè, spesso è sostituito dallo smartphone o da altri strumenti elettronici, perché un ragazzo dovrebbe e potrebbe approcciarsi a un corso di studi come il vostro?
R. – In realtà, pur sapendo noi tutti che la tecnologia ha profondamente riformato la vita delle biblioteche e delle raccolte librarie ed archivistiche, i giovani che si accostano al libro e che richiedono questo tipo di studi sono molti. L’interesse per il libro non è calato, è diverso… C’è una relazione differente con il libro di carta, rispetto al telefonino. Certo, non è una scelta di tutti, ma una scelta di chi vuol approfondire un certo tipo di studi. Ma posso garantire – e questo ha sorpreso anche me –che è grande l’interesse per questo ambito. Il libro resta ancora un punto di riferimento per gli studi, chiaramente con un taglio differente ma con una attenzione inaspettata. Quello che tra colleghi ci diciamo è che, probabilmente, nel tempo le formule elettroniche e le formule “ordinarie” convivranno a lungo. Non solo per gli studiosi di cose antiche, ma anche per chi si occupa di modernità.

Domani ci sarà un Open Day virtuale della Scuola vaticana di Biblioteconomia. In cosa consiste e come si svolgerà?
R. – Sarà un incontro di presentazione, breve, circa un’oretta, durante la quale ci sarà l’opportunità di porre delle domande. Tutti i professori presenteranno l’assetto generale della Scuola e le materie insegnate, dall’ordinamento di Biblioteca alle materie più specializzate sul manoscritto e sul libro antico. Inoltre, accetteranno di confrontarsi con tutti coloro che vorranno venire ad incontrarci.
 

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