La Passione di Cristo nelle meditazioni di Georg Gänswein

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Il segretario personale del Papa emerito Benedetto XVI, firma per le edizioni Ares un volume di meditazioni sulla Passione di Cristo. Una Via Crucis che, Stazione dopo Stazione, ci permette di avvicinarci profondamente al mistero della morte di Cristo e di imparare a ritrovare nella Sua le nostre Croci quotidiane

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

“Sono brevi, ma dense e toccanti le meditazioni di Georg Gänswein sulle singole stazioni della Passione, e permettono di superare i limiti di spazio-temporali in forza della nostra fede, e di incontrare Gesù, il Dio fattosi uomo, morto e risorto per amore”. Così, nella prefazione del Volume intitolato Via Crucis, la filosofa e teologa Nina Sophie Freiin Heereman von Zuydtwyck introduce le meditazioni firmate da monsignor Georg Gänswein, segretario personale di Benedetto XVI e Prefetto della Casa Pontificia, che accompagnano Gesù nel suo ultimo viaggio, il più doloroso, verso il Golgota e, come fece Maria, ci guidano a stargli accanto, ad incontrarlo nel dolore ma anche nella “fiducia incrollabile” della Resurrezione. Queste meditazioni, scrive la studiosa, hanno la forza e l’unicità, di rapire il “fedele verso Gerusalemme, direttamente sul monte Sion e sul Golgota, dove si ritrova in mezzo alla folla dei giudei e di farne un  testimone oculare”. Sono così “vivide” che sembra di essere presenti: “Come per gli spettatori della Passione di Mel Gibson, anche in queste pagine rivivono gli avvenimenti di 2000 anni fa davanti agli occhi di chi prega, a tal punto che questi si sente trasportato nell’anno 33 dopo Cristo e contemplando la sofferenza di Gesù resta profondamente preso dall’amore di Dio”.

Grazie alla possibilità di un simile incontro con l’Amore fattosi uomo, il fedele riceve in modo mirabile la forza di aiutare Gesù a portare la croce riconoscendolo anche nei suoi fratelli e sorelle, di non rinnegarlo quando egli stesso viene perseguitato, deriso e oltraggiato a causa del Suo nome, di accettare la propria croce e così perseverare fedelmente in quell’amore, che davvero è più forte della morte, fino alla fine.

Gesù, l’uomo e il Figlio di Dio

Ogni stazione è racchiusa in poche righe dalla grande potenza evocativa ed è percorsa dalle domande, quelle che ciascun osservatore potrebbe porsi lungo il cammino verso la crocifissione. Perché Gesù cade? Quanto dura lo sguardo con sua madre? Domande che ci fanno vedere la scena ancor più vivida. Seguiamo il Figlio di Dio prima tradito e poi condannato, Lui che vive l’umiliazione dell’Ecce Homo. L’uomo che traballa sotto il peso di una croce enorme, che si mette in fila con due assassini che moriranno al suo fianco. L’uomo tra la folla che lo opprime in una città straripante che ha “sete di esecuzione”. L’uomo che cade più volte.  Gesù che incontra lo sguardo della Madre quando già il suo volto è rigato di sangue; che accoglie Simone il Cireneo e con lui si ritrova piegato sotto il Legno Santo. E ancora, la dolcezza della Veronica in un viaggio che sembra interminabile, e il “pianto acuto” delle donne che sovrasta il rumore della folla: l’aria satura di polvere, i soldati, le ferite, tutto appare così vivido come nelle scene di un film, impossibile non immaginarlo con i propri occhi .

Fino alle ultime scene all’arrivo sul Golgota. Scrive monsignor Gänswein:

Quassù può finalmente togliere la croce dalle spalle. Non è l’unica cosa a essergli presa. Viene derubato delle vesti, così da lasciarlo nudo, flagellato e sanguinante, agli sguardi dei soldati e dalla morbosa curiosità di quanti sono accorsi da Gerusalemme. Da allora nessun pittore osa più dipingerlo in questo modo, solamente il Padre lo «ritrae» così, nel modo in cui più tardi resterà per sempre impresso nel Suo lenzuolo funebre.

Le meditazioni danno vigore straordinario a “Gesù Re”, ridotto in solitudine con la sua corona di spine, un condannato che, scrive monsignor Gänswein, appena la Croce è innalzata ”potrà così spingersi verso l’alto, alla spasmodica ricerca di aria, prima dell’incombente morte per asfissia”. E’ l’uomo, è Dio che “non può più nulla”, e sotto di Lui, “la Madre, nel suo strazio incontenibile, con Lei Giovanni, il discepolo prediletto, e Maria Maddalena, tutti in lacrime”. Sono loro gli ultimi protagonisti della Via Crucis e delle pagine del volume che monsignor Gänswein chiude con la pietra che rotola all’apertura del sepolcro, dove la Madre di Gesù ha deposto il suo Velo più prezioso:

Il Signore è stato ucciso come un malfattore, ma ora riposa come un re nella Sua tomba. Una celestiale fragranza inonda la grotta e vincendo le resistenze della pesante pietra tombale si diffonde nell’aria del giardino sotto la collina del Cranio. Ed ecco che appare nel cielo il primo bagliore di Venere e sembra interminabile il suono dei corni di ariete, che dal Tempio annunciano la liberazione di Israele dalla schiavitù e l’inizio della Pasqua.



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