La libertà di nascere: “Così ho scoperto cos’è la vita”

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Alla vigilia della 43.ma Giornata Nazionale per la Vita, raccontiamo la storia di una famiglia italiana che ha desiderato a lungo un figlio ed è riuscita a realizzare il suo sogno proprio nei minuti in cui Papa Francesco, lo scorso 27 marzo, pregava in una Piazza san Pietro deserta. Oggi il bambino, nato prematuro di 6 settimane, “sta bene ed ha portato la luce – dice la mamma – dove prima c’era il buio”

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Ci sono progetti di vita che immagini per lungo tempo, rincorri, talvolta con affanno. La speranza sa intrecciarsi alla tristezza, lo sconforto a volte soffoca quel desiderio talmente grande da essere difficilmente espresso a parole. La libertà di crederci non viene mai meno, ma sai che la responsabilità di osare è tanta. Poi, quando non te lo aspetti, la luce si accende. All’inizio è piccola, lieve. Con il passare del tempo prende forma, ma nuovamente la vita ti sorprende perché decide di essere lì, sostanza, oltre un mese prima del previsto. Di quanto stabilito. C’è da lottare, ancora. La clessidra però è capovolta: non in ritardo, ma in anticipo. La vita vince, Martino ce l’ha fatta. In un giorno che passerà comunque alla storia.

Cambiamenti

Giuseppe D’Angelo e Valentina Riccobelli hanno deciso di formare una famiglia tanti anni fa. Affidando le loro vite al Signore, il Sacramento del Matrimonio le ha unite per sempre. Desiderano un figlio, ma il loro progetto stenta a realizzarsi. Diverse le difficoltà, infinite le energie profuse. Non mollano mai. Eppure, proprio quando la loro storia vive una delle pagine più tumultuose, ecco la sorpresa più attesa. Si sono da poco trasferiti a Latisana, in provincia di Udine. Lontani da Roma, città dove si sono conosciuti, sposati e nella quale si trovano i loro affetti più cari, dagli amici ai parenti. “Per noi era un periodo di forti cambiamenti, dal lavoro alla residenza”, racconta Valentina a Vatican News. Quello più grande lo avrebbero scoperto in piena estate 2019.

Il piccolo Martino

Il piccolo Martino

L’attesa

“Ogni volta che facevamo il test e scoprivamo che Valentina non era incinta, ci stringevamo forte e ci dicevamo che sarebbe arrivato, con i tempi suoi, il nostro bambino. Questo dialogo continuo tra noi, questa condivisione è stata fondamentale”. Giuseppe nella nostra intervista ricorda così gli innumerevoli tentativi di donare la vita ad una nuova creatura. “Inutile negarlo, lo sconforto c’era, così come era presente la tentazione di arrendersi, ma alla fine ha prevalso l’amore verso chi, oggi, ci riempie il cuore di gioia e – prosegue – posso dirlo senza paura di sbagliare: non c’è niente di più bello che sfiorare le sue manine”. La gravidanza tanto attesa arriva, nei giorni più caldi del 2019. Lo scoprono ad agosto. I controlli, le analisi. Fino a quel 27 marzo. I timori non sono mancati, anche perché Martino è nato con 6 settimane di anticipo rispetto al previsto. “La preoccupazione – ammette Giuseppe – era tanta e lo è ancora, nel senso di responsabilità. Da un giorno all’altro diventi padre. Però tutto è al tempo stesso più soffice, più lieve”.

Ascolta l’intervista a Giuseppe D’Angelo

Ora so cos’è la vita 

“Questo bambino dal primo giorno di gravidanza non ha fatto altro che dimostrarci come nella vita bisogna cogliere ogni occasione, trarre il bello da ogni situazione”. La voce di Valentina non nasconde l’emozione. “Io non sapevo che cosa fosse la vita finché non l’ho visto nascere, libero di combattere ogni ora dentro quell’incubatrice. Ha vinto, perché è un gigante. Era piccolissimo, ma già un gigante”. Martino, che oggi ha 10 mesi, pesava un paio di chili. Sarebbe dovuto nascere a maggio, il mese di Maria, e c’era già chi pronosticava che sarebbe venuto al mondo il giorno del compleanno della mamma. Poi, invece, tutto è successo nel giro di poche ore, quel 27 marzo 2020.

Un parto improvviso

“Quella mattina di fine marzo ero andata a fare delle analisi, da sola, come previsto dalle restrizioni legate all’emergenza sanitaria. Mancava più di un mese al parto. In realtà – ricorda Valentina – dall’ospedale non sarei più uscita”. Al suo fianco non poteva esserci nessuno. “Giuseppe era nel parcheggio, lo chiamavo, mi sentivo sola. Eravamo io e Martino. Anche i medici, a cui va il mio grazie per tutto ciò che hanno fatto, mantenevano una certa distanza da me. Ci trovavamo nel pieno della prima ondata della pandemia. Chiamavo mamma, ma anche lei non poteva esserci. Avevo paura”.

Ascolta l’intervista a Valentina Riccobelli

Paura e preghiere 

“Il Papa quel giorno pregava per tutte le anime che stavano soffrendo. Io all’improvviso ho sentito le sue parole anche come un messaggio forte per chi nasceva, verso una nuova vita”. Giuseppe ricorda bene quel pomeriggio, trascorso nel parcheggio dell’ospedale. “Martino è nato alle 17:13, ma io non potevo entrare. Ero lì, con il telefono in mano e proprio in quei minuti ho ascoltato in diretta la preghiera del Papa in piazza San Pietro, aspettando di poter conoscere mio figlio”. I ricordi sono nitidi. “Ho provato un mix di emozioni, dalla paura del sapere se fosse sano al volerlo conoscere immediatamente. Nell’attesa, ho seguito Papa Francesco ed ho sentito un’emozione straordinaria”.

Ha portato la luce

Come raccontare a Martino, quando sarà più grande, cosa accadde quel giorno di fine marzo? “Semplicemente gli dirò – risponde la mamma – che il mondo era piegato, in ginocchio. Tutti avevamo paura. La sua nascita ha sconfitto ogni timore, da quel giorno conta solo vivere, crescere, studiare. Gli dirò – conclude sorridendo – che lui ha portato la luce dove mancava, affrontando la vita. Uscendo fuori”.



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