La Cei all’Italia: ricostruire il tessuto sociale e dare speranza

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Presentato il documento finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani presieduto dal cardinale Gualtiero Bassetti: dai presuli uno sguardo e attento al Paese che richiede – dicono i presuli – “ascolto” e “speranza”

Davide Dionisi – Città del Vaticano

“In questa fase delicata, è emersa l’urgenza di un’opera di riconciliazione che sappia sanare le diverse fratture che la pandemia ha provocato sul territorio nazionale, andando ad aggredire tutte le fasce della popolazione, in particolare i più vulnerabili e gli ultimi.” E’ quanto riporta il documento finale del Consiglio Episcopale Permanente della Cei, che si è svolto in videoconferenza ieri, guidato dal cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente dei vescovi italiani e arcivescovo di Perugia -Città della Pieve. Al centro della riflessione e del confronto, le fratture – sanitaria, sociale, delle nuove povertà, educativa –  causate dall’emergenza Covid in un Paese messo ulteriormente alla prova dall’attuale crisi politica.

Tempo di opportunità

“Sebbene complesso, questo non è un tempo sospeso, ma deve essere colto come un’opportunità” si legge nel documento. Per i vescovi la riconciliazione diventa “lo strumento da utilizzare per ricucire il tessuto sociale lacerato e per dare speranza alle donne e agli uomini di oggi”. Accogliendo l’invito di Papa Francesco rivolto a Firenze, in occasione del V Convegno Ecclesiale Nazionale, quello di “essere una Chiesa con il volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”, i Vescovi hanno ribadito che è necessario “mettere al bando ogni autoreferenzialità ecclesiale che impedisce di guardare l’altro con tratto materno e di lavorare in armonia per realizzare una comunione reale. Solo superando la frammentazione e mettendosi in ascolto attento delle persone” hanno ricordato “sarà possibile offrire una visione comune, radicata nel contesto ma in grado di proiettarsi oltre il contingente in modo progettuale”.

Vaccinarsi, gesto di cura verso gli altri

Nell’esprimere ancora una volta la loro vicinanza agli ammalati, ai familiari e il cordoglio per quanti sono morti a causa del COVID-19, hanno evidenziato la grande opportunità offerta dalla Campagna vaccinale. “Vaccinarsi” hanno convenuto “non è solo un gesto di amore per se stessi, ma di attenzione e di cura verso gli altri, oltre che un atto di fiducia nella ricostruzione del sistema-Paese”. Anche perché, hanno rilevato “la pandemia ha aggredito tutti gli ambiti di vita, andando ad incidere in particolare sulle condizioni dei più vulnerabili, dei poveri, degli anziani, dei disabili e dei giovani, i grandi dimenticati di questa crisi”.

Il ruolo strategico della formazione

I vescovi si sono detti, inoltre, preoccupati per il calo demografico al quale si aggiunge un invecchiamento progressivo della popolazione e la desertificazione di alcuni territori. “Occorre moltiplicare gli sforzi per continuare, nonostante le gravi difficoltà nelle quali le famiglie, gli insegnanti e i catechisti si trovano a operare, l’impegno educativo nei confronti delle nuove generazioni e per ricostruire al più presto condizioni e contesti che permettano esperienze formative integrali. Le nuove tecnologie sono di grande aiuto per tenere i contatti e per svolgere attività” hanno spiegato “ma non possono sostituire la ricchezza dell’incontro personale, della presenza”. Secondo i presuli italiani, infatti i bambini, i ragazzi, i giovani e l’intera comunità hanno bisogno che le scuole, i centri educativi, le parrocchie, gli oratori possano tornare il prima possibile a svolgere la loro funzione di contesti di crescita. “Sta maturando la consapevolezza che i processi educativi sono significativi per le persone quando si basano sulla comunicazione dell’attenzione e della cura, anche quando si è costretti a interagire a distanza” hanno evidenziato, aggiungendo che “è chiaro ormai che le realtà educative, a partire dalle scuole, hanno bisogno di essere sostenute dalla collaborazione di tutti”.

Tendere la mano

Di fronte alle molteplici povertà, “quelle degli ultimi, che la pandemia ha reso in molti casi invisibili, quelle di tanti che sono costretti a bussare alle porte delle Caritas, quelle di un numero sempre crescente di famiglie e imprese strette nella morsa dell’usura a causa del sovraindebitamento e quelle dei migranti”, i vescovi esortano a tendere la mano al prossimo. “La paura non deve infatti farci rinchiudere in noi stessi né impedirci di tendere la mano al prossimo, se si vuole costruire una società più equa e più solidale”.

Prioritaria la dimensione dell’ascolto

“La Chiesa”, conclude lo scritto, “con lo stile dell’ospedale da campo, può e deve dare un contributo fondamentale al protagonismo dell’Italia. Di primaria importanza, in questa fase, resta la dimensione dell’ascolto: ci sono sussurri da intercettare, voci confuse da schiarire eliminando i rumori di fondo, richieste velate da cogliere con prontezza. Ricomporre le fratture, chiariscono “non significa cancellare le ferite né far finta che non ci siano mai state, ma chiede un di più di coraggio e di pazienza per valorizzarle, farle diventare un’opportunità e il segno della rinascita”.

Rito della pace e Gmg diocesana

Tra le comunicazioni finali del Consiglio Permanente, le indicazioni sul Rito della pace nella Messa (può essere sufficiente guardarsi negli occhi e augurarsi il dono della pace, accompagnandolo con un semplice inchino del capo), gli aggiornamenti sulla prossima Assemblea Generale che ruoterà intorno al tema dell’annuncio e il percorso di preparazione della 49aSettimana Sociale dei Cattolici Italiani (Taranto, 21-24 ottobre 2021). E’ stata infine riportata l’indicazione del Papa di trasferire, a partire dal 2021, la celebrazione diocesana della GMG dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Cristo Re. Pertanto la prossima Giornata sarà domenica 21 novembre 2021.



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