La Biblioteca e l’Archivio vaticani, antidoti all’amnesia

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I dicasteri della Santa Sede raccontati dall’interno: storia, obiettivi e “bilancio di missione”, come funzionano le strutture che sostengono il ministero del Papa. Biblioteca apostolica e l’Archivio Apostolico vaticani raccontati dal cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Un silenzio che è memoria, scrigno di sapere, anelito di infinito. E’ quanto si respira nella Biblioteca Apostolica Vaticana e nell’Archivio Apostolico Vaticano, istituzioni che oggi guardano al futuro, si aprono alla tecnologia pur conservando e rispettando testimonianze antiche della tradizione della Chiesa. Nella Biblioteca, ad esempio, “la cattolicità – spiega il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa – non è un’astrazione” perché si tratta di “un abbracciare tutto ciò che è umano”.  Risale al 1600, con Paolo V, la separazione tra la Biblioteca, “istituto di conservazione e ricerca”, e l’Archivio che svolge un’attività di “carità intellettuale” perché condivide il suo patrimonio con studiosi di tutto il mondo.

il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa

il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa

Qual è il contributo specifico che la Biblioteca e l’Archivio hanno offerto nel corso dei secoli e offrono tuttora alla missione della Santa Sede e del successore di Pietro?

Comincio da un’immagine che mi è rimasta impressa accompagnando tante volte, in questi anni, studiosi o visitatori attraverso la Biblioteca o l’Archivio Apostolici. Quando entrano in questi spazi e contemplano l’immensità e la qualità del patrimonio qui conservato, rimangono ammutoliti. Direi che il loro è un silenzio che non è solo silenzio. È qualcosa di simile a quel tremore che Blaise Pascal diceva essere quello provocato dal pensiero dell’infinito. Per capire la vocazione e la missione di queste istituzioni secolari, forse la cosa più corretta da farsi è riportarsi alla centralità della dimensione della memoria nella vita della Chiesa. Questa davvero basa la propria esistenza sulla memoria storica e sacramentale dei gesti e delle parole di Gesù. La Chiesa è tanto più vitale quanto più è cosciente della memoria viva che palpita in sé e le assicura continuità. Una biblioteca e un archivio sono antidoti all’amnesia.

Una delle missioni fondamentali della Biblioteca Apostolica, per esempio, è conservare alcune delle testimonianze più antiche della tradizione manoscritta delle Sacre Scritture. Soltanto questo basterebbe a considerarla come il cuore della Chiesa. Ma, come ha ricordato papa Francesco, nella sua Biblioteca confluiscono «due grandi fiumi, la parola di Dio e la parola degli uomini». Qui, in effetti, si tocca da vicino quel che significa cattolicità. Qui la cattolicità non è un’astrazione. La cattolicità è stata ed è vissuta dai successori di Pietro come un abbracciare tutto ciò che è umano, valorizzando tutte le culture e forme di espressione. Così è andato edificandosi questo monumentale deposito del pensiero umano che si estende su un arco di secoli, dall’antichità fino al presente. È la stessa universalità che troviamo rispecchiata nei documenti dell’Archivio Apostolico, che sono una sorta di prolungamento del libro degli Atti degli Apostoli poiché narrano l’avventura del cristianesimo nel tempo e come lo Spirito Santo conduce la Chiesa. In questo modo è evidente, come ha detto Benedetto XVI, che l’Archivio e la Biblioteca Apostolici sono «parte integrante degli strumenti necessari allo svolgimento del Ministero petrino» e costituiscono irrinunciabili strumenti per il governo della Chiesa.

Un dipendente della Biblioteca Apostolica con un antico volume

Un dipendente della Biblioteca Apostolica con un antico volume

Anche l’attività della Biblioteca e dell’Archivio è oggi fortemente segnata dalla crisi sanitaria mondiale, che ha penalizzato soprattutto il rapporto con gli studiosi e la comunità scientifica. Come fate fronte all’emergenza e che misure avete messo in atto per garantire la sicurezza senza pregiudicare il lavoro di ricerca?

L’Archivio e la Biblioteca Apostolici hanno fatto il possibile per attenuare l’impatto di questa gravissima crisi sanitaria. In verità non abbiamo mai chiuso, anche se per alcuni mesi non abbiamo potuto accogliere in presenza gli studiosi. Il nostro personale ha continuato a lavorare in smart working e il governo, coadiuvato da una piccola équipe, ha continuato a operare in permanenza nelle sue due sedi. Le richieste di tutti coloro che, non potendo venire fisicamente al Cortile del Belvedere (sede storica della Biblioteca e dell’Archivio), ci hanno scritto per informazioni o copie dei materiali, sono state soddisfatte. E, non appena è stato possibile, siamo stati anche tra i primissimi a riaprire gli spazi agli studiosi, grazie anche a una riduzione del tradizionale periodo di chiusura estiva. Naturalmente, al fine di ottemperare scrupolosamente a tutte le regole di protezione sanitaria, possiamo ora accogliere numeri inferiori di ricercatori. In ogni caso, lo sforzo che facciamo è stato ampiamente riconosciuto dagli studiosi, che elogiano il servizio altamente qualificato che la Santa Sede offre alla comunità scientifica internazionale.

Le innovazioni tecnologiche rappresentano una sfida che richiede un aggiornamento continuo per essere al passo coi tempi. Che futuro si può ipotizzare per due istituzioni nate per custodire e preservare le testimonianze del passato?

Come spesso dice papa Francesco, non viviamo solo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca. È vero: siamo dentro a un cambiamento epocale di grande portata che avrà certamente un impatto irreversibile sul mondo delle biblioteche e degli archivi. Una cosa positiva, almeno, già sappiamo: le società del futuro valorizzeranno sempre più la conoscenza. Ciò significa che il patrimonio che noi rappresentiamo è una componente obbligatoria del futuro. Rimangono tuttavia aperte, per il momento, molte questioni, riguardanti sia la preservazione delle nuove modalità di comunicazione umana sia le forme di costruzione della conoscenza stessa. È illusorio credere che il salto dall’analogico al digitale si faccia in un clic. Esige un cammino lungo e collaborativo.

Biblioteca Apostolica, tecnici al lavoro in laboratorio

Biblioteca Apostolica, tecnici al lavoro in laboratorio

Ma stare al passo coi tempi non è un’opzione: è un dovere. La Santa Sede, in effetti, non si è fermata. L’inizio della costruzione della Biblioteca Virtuale data da oltre un decennio, e continua a progredire. Abbiamo attualmente, per così dire, due biblioteche: una fisica e una virtuale. Quest’ultima contiene, in regime di open access, circa il 20 per cento dei manoscritti che la nostra Biblioteca fisica possiede. E l’idea è di andare avanti. Chiaramente, tutto questo rappresenta uno sforzo enorme, che rivela l’amore della Santa Sede per la cultura come strumento per lo sviluppo umano e per la Pace. Ma necessitiamo del sostegno di tutti i cristiani e persone di buona volontà consapevoli della rilevanza della cultura. Lo stesso vale per l’Archivio Apostolico, nel quale si continuano a realizzare importanti progetti di digitalizzazione, tanto dei documenti come degli inventari. Stiamo rispondendo con responsabilità alle sfide del futuro.



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